Alzi la mano chi conosceva il borgo di Strangolagalli prima dell’uscita del libro di Chiara Moscardelli “Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli”.
E’ una storia giallo ironica, tra abbandoni e ritrovamenti, dove una donna figlia di un luminare psicologicamente ingombrante, ritrova nelle relazioni forti e vere sé stessa, e lancia l’icona di un borgo. Non è solo fantasia, c’è davvero è in provincia di Frosinone col fascino della zona e della parlata. Che ha una un nome curioso e singolare che deriva da un fatto storico a proposito di galli che dovevano dare l’allarme cantando per evitare un’invasione.
Chiara mi ha detto che faranno una presentazione anche lì; che adesso quel borgo sta avendo un successo di visite turistiche proprio perché raccontato in questo romanzo. Chiara è brava e leggendo il libro ti sembra di vivere a Strangolagalli e parlare col sindaco, col macellaio e vedere le strade e incontrare il maresciallo. Chissà se sarà turistico il futuro di Strangolagalli ma certo è una storia tutta italiana che porta ad una verità fattuale: c’è voglia di borgo. E quella del 2018 sarà l’estate della voglia dei borghi italiani, quelli celebrati e quelli sconosciuti quelli della arcinota Toscana, dal Chianti alla Val d’Orcia, e quelli meno noti o più riservati del Veneto o della Calabria, della Ligura e della Lombardia.
Regione che vai borgo da visitare che trovi.
Ci sono associazioni e organizzazioni che raccolgono i borghi più belli d’Italia. Ci sono agenzie turistiche internazionali che stanno basando le loro campagne last minute e quelle a più a lungo termine proprio sui borghi. Agenzie che vendono spiaggia e mare puntando su un vicino borgo da scoprire o da riscoprire. E’ il caso di Gabicce a cavallo tra Romagna e Marche che viene associata dalle promozioni al Borgo di Gradara, classificato come borgo dei borghi 2018, con il suo fascino architettonico e il richiamo storico romantico di Dante essendo questo di Gradara il teatro dell’appassionata storia di Paolo e Francesca, narrata appunto da Dante nella Divina Commedia.
Va così.
Metti insieme una rocca o un castello, una piazza e un campanile un bel panorama magari col mare in fondo e poi un maniero col fantasma oppure la storia maledetta di due innamorati contrastati, aggiungi un piatto tipico e un costume e il gioco è fatto.
I colori e i profumi di Greve in Chianti o Radda in Chianti, Vinci, Rapolano, di Cervia e Cormons, Ceresole Reale, Petralia Sottana, Castellaro Lagusello o Monzambano, Gubbio e Alagna, Anagni e Montecarotto, Verrand e Rio Pusteria. Vai a Gattatico e scopri Praticello, vai a San Candido e scopri Versiaco. E via ricordando nel nostro personale bagagliaio mentale.
Non c’è niente da fare, il borgo richiama emozione e suggestione, commozione e ricordo. Se poi il nome è anche curioso come nel caso di Strangolagalli la notizia è assicurata.
In Italia abbiamo migliaia di borghi da vivere e scoprire, piccoli come un cortile o grandi come una piccola cittadina, abbiamo chiese e castelli, piccole o medie gallerie perché anche nei borghi di provincia il caso ha voluto che venissero accolti e valorizzati anche capolavori dell’arte e della storia tra pale, affreschi, statue monumenti.
Ricordo in una esperienza di trasmissione televisiva la tappa a Mercatello sul Metauro con una bellissimo museo, una chiesa con Piero della Francesca e il piatto tipico del guancialino. Cosa vuoi di più?! Esperienza di testa e di cuore. E se vuoi poi vai ad Urbino.
Ma quanti borghi possiamo scoprire dietro la curva o oltre la valle: dalla Sardegna al Piemonte dalla Sicilia al Friuli. Una tipica quasi unica ricchezza italica, da valorizzare sempre di più e direi da mettere a sistema conoscitivo oltre le guide oltre le mappe. Mi aspetto da un giorno all’altro un Google Borghi. Nulla sarà più come prima.
Fabrizio Binacchi

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