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Una telefonata e scattò Rigoletto Tv

Quella volta cominciò con una telefonata geografica e un po’ curiosa, tipo interrogazione, cadenza romanesca: “Ascolta Fabrì, dovemo da fa uno spettacolone su Rigoletto dalle tue parti, me serve sapè quanto dista sto Sparafucile dal Castello, dall’inizio del centro. Te sei originario di quelle parti ho pensato di sentire te.”

di Fabrizio Binacchi | 20 Agosto 2026

Quella volta cominciò con una telefonata geografica e un po’ curiosa, tipo interrogazione, cadenza romanesca: “Ascolta Fabrì, dovemo da fa uno spettacolone su Rigoletto dalle tue parti, me serve sapè quanto dista sto Sparafucile dal Castello, dall’inizio del centro. Te sei originario di quelle parti ho pensato di sentire te.” Erano, se non ricordo male, i primi mesi del 2010, io ero serenamente alla direzione della Sede di Bologna e al telefono per quella domanda si appalesava il mio amico e grande dirigente Rai Alessandro Bernardi capo dei Grandi Eventi dell’azienda, originario lui di Porto San Giorgio, così si spiega un po’ la simpatica parlata anche telefonica, lui che proprio a Bologna negli anni precedenti era stato capo della Produzione durante la mia prima direzione regionale. Gli rispondo senza pensarci troppo: “Il luogo di Sparafucile è appena dopo il lago, poco oltre il ponte di San Giorgio. A naso sarà, azzardai, poco più di un chilometro. Ma che dovete fa?”

Il dottor Bernardi mi annunciò in anteprima la grande impresa: una prima serata su Rigoletto con attoroni e grandi scene a Mantova, tipo la Traviata e Tosca che ebbero un gran successo. Accipicchia, pensai. Non chiesi per prudenza organizzativa a cosa servisse davvero il dato di distanza tra Sparafucile e il Castello di San Giorgio per le riprese delle scene ma immaginai che il capo del maxi progetto dovesse presentare una piantina con tutti i punti di ripresa e i possibili collegamenti. Perché sembra una cosa scontata ma è anche molto complicata la tivù è tutto un… collegamento. Mi fece piacere quella telefonata di Alessandro Bernardi perché ci univa una grande collaborazione su programmi fatti insieme alla sede di Bologna e in parte anche a Milano.

A Bologna avevamo organizzato e prodotto due o tre serie di Topo Gigio e l’arte, mica poco, ma anche un eventone in diretta mondiale con Papa Giovanni Paolo II e Bob Dylan alla chiusura del XXIII Congresso Eucaristico Nazionale, era settembre 1997, quando sul grande piazzalone del Centro agroalimentare di Bologna arrivarono quattrocento mila giovani, ad ascoltare il Papa, il cardinale Giacomo Biffi, il cardinale Camillo Ruini e ovviamente Bob Dylan che cantò brani stra-iconici come “Knocking on Heaven’s Door” e “Forever Young”.

Che serata gigantesca quel sabato con il Papa che partecipava, batteva le mani e cantava in quella veglia notturna che portò a Bologna centinaia di migliaia di persone e quasi tutta l’Italia istituzionale. Dietro quell’evento c’era l’attività del nostro Alessandro quindi quando seppi dell’incarico su Rigoletto gli dissi: che vuoi che sia, dopo Bob Dylan e il Papa!!!

La produzione di Rigoletto Mantova fu davvero straordinaria per luoghi e tempi. Il programma andò poi in onda ovviamente in prima serata su Rai1 al sabato e poi di pomeriggio e a tarda sera la domenica per rispettare le ore e i tempi del libretto. Non facile. Immaginate cos’è una diretta con tutte queste componenti variabili? Qui ci sta: mica poco. Marco Bellocchio alla regia e Placido Domingo per la prima volta nel ruolo del protagonista, luoghi e tempi da studiare, presidiare e mettere in sicurezza operativa per la televisione, come era stato fatto per le altre magiche produzioni “Tosca nei luoghi di Tosca e le “Traviata a Paris”, termini di paragone da far tremare i polsi.

Dopo i Promessi Sposi, dopo Delitto di Stato e dopo altri sceneggiati quest’opera portò il nome e la storia di Mantova in giro per tutto il mondo: 138 Paesi. Quando si dice: mondovisione! Ne scrissero tutti i giornali e ne parlarono tutte le tv e le radio, grande eco anche sul web di allora che non è quello di adesso dove ho trovato un entusiastico articolo di Famiglia Cristiana: “Di grande impatto emotivo le ambientazioni scelte: le sontuose sale di Palazzo Te, la celebre villa destinata alle feste, ai ricevimenti e agli “ozi” del duca di Mantova, costruita tra il 1525 e il 1535 dall’architetto e pittore Giulio Romano per volere di Federico II Gonzaga; Palazzo Ducale, la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città di Mantova e la Rocca di Sparafucile, denominata anche la Rocca del Rigoletto, un antico presidio militare dei Gonzaga situato all’ingresso della città di Mantova proprio davanti al ponte di San Giorgio. Rivivono, quindi, gli sfarzi della corte, frequentata da dame e signori blasonati, ma anche quelle atmosfere più misere e povere che si respiravano ai margini della città, nelle strade buie e malfamate frequentate da assassini e malviventi di ogni genere”.

Rigoletto fu anche una grande prova tecnologica. Questo film in diretta venne ripreso in Alta definizione attraverso un avanzato e sofisticatissimo impianto tecnologico messo a disposizione dalla Rai, i set allestiti in vari punti della città di Mantova, erano collegati tra loro e con l’orchestra diretta dal Maestro Zubin Mehta che, dal Teatro Scientifico Bibiena, che eseguiva le musiche di Verdi. Da qui la grande importanza dei collegamenti e della verifica delle distanze e quella telefonata su “Quando dista Sparafucile?”

I film in diretta tv come modello di spettacolo-evento lungo denominata “La Via delle Musica” fu un grande successo e un grande salto di qualità. Progetto ideato e prodotto internazionalmente da Andrea Andermann vide in casa Rai il grande saggio sostegno del direttore di Rai1 poi direttore generale Agostino Saccà che ci spiegava: “Facciamo opera di spettacolo, divulgazione e di cultura, facendo divertire”. Esattamente con i linguaggi propri della televisione e cioè la diretta, i colori, il movimento, la profondità.

Le suggestioni di grandi capolavori espressione del genio musicale italiano, come la “Tosca” di Puccini e “La Traviata” di Verdi. Il ”Rigoletto a Mantova” unisce la regia di Marco Bellocchio, la voce di Placido Domingo, per la prima volta nel ruolo del protagonista, la fotografia del premio Oscar Vittorio Storaro e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta dal Maestro Zubin Mehta.

Fa pensare e un po’ mi fa sorridere a distanza di tanto tempo che tutto partì per quanto riguarda l’aspetto organizzativo ad quella telefonata improvvisa e fiduciosa: “A Fabrì quando dista Sparafucile? Te sei originario di quelle parti”. A volte è bello sentirsi un po’ mappa.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : Blog, CornerBlog, Editoriale

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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