Il Paese non ha saputo cambiare, né accettare le novità che lo pongono in concorrenza col resto del mondo, secondo il principio dei vasi comunicanti della ricchezza, della convenienza.

Non solo l’Inquisizione, si deve aggiungere, ma due secoli e mezzo di depressione economica e finanziaria coinvolse la penisola depauperata dalla dominazione Spagnola e dal papato; dalla Pace di Cateau-Canbrésis (1559 ) al Risorgimento. L’Italia risorgerà come nazione nel 1861, ma dopo i primi vagiti di democrazia la crescita si fermò al 1914. Il ventennio e la repubblica, nata sotto lo scudo di Yalta, non permetteranno di creare una coscienza democratica d’ampio respiro, fermando l’emancipazione democratica a cento anni fa. La conseguenza in un mondo apertamente competitivo, è evidente.
Zingales accenna ai paesi anglosassoni che hanno da molto tempo intrapreso attraverso il principio di tolleranza, la strada della democrazia, trovandola più utile, feconda ed efficiente, correggendola anche con fatica attraverso i mutamenti sociali ed economici del panorama mondiale.
Il nostro Paese, dunque, allontanandosi dall’Europa, sostenendo vizi oggi non accettabili, sta ritornando al tempo non dell’Inquisizione, ma quella Riforma, che ne condizionò assieme al dominio della Spagna di Filippo II, la crescita economica e democratica facendone un paese di servi e non di cittadini. L’osservazione di Zingales nel finale del suo articolo è di difficile soluzione perché l’analisi permette di considerare il fenomeno nel lungo periodo e la soluzione, riposta nelle generazioni future. Per l’immediato non c’è molto di buono d’attendere. La decadenza socio economica, con sussulti di piccolissime riprese, alle condizioni date non permetterà miglioramenti sostanziali ai pannicelli caldi.
Un Europa a più velocità, ancora non unita, il resto del mondo che conta emancipato e l’Italia in declino. Apocalittica visione? La Storia non si ripete uguale, ma ci va molto vicina se le condizioni di base si assomigliano.

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