Altro che governabilità; il nuovo sistema, frutto dell’accordo B-R (acronimo, storicamente, non proprio rassicurante), ridisegna i contorni del concetto di democrazia, di rappresentanza e di rappresentatività.

In ciò il nuovo sistema elettorale, sempre che trovi accoglienza presso le Camere -passaggio per niente semplice, né scontato-, è assai più “cinico” e “prepotente” del famigerato porcellum.
Il nuovo sistema – al di là dei tecnicismi, degli sbarramenti, dei salva questo o quello – consegna il Parlamento, non nelle mani dei segretari nell’accezione plurale del termine (cosa già di per sé discutibile), ma bensì nelle mani del leader o del plenipotenziario di destra e sinistra. Uno per parte e Dio per tutti!
Altro che governabilità; il nuovo sistema, frutto dell’accordo B-R (acronimo, storicamente, non proprio rassicurante), ridisegna i contorni del concetto di democrazia, di rappresentanza e di rappresentatività.
Il combinato disposto delle piccole liste bloccate (per le quali, in tutte le circoscrizioni, i capilista delle due coalizioni – ovvero i fedelissimi dei due “capi”- entrano sicuramente in Parlamento), delle alte soglie di sbarramento per i partiti coalizzati e per le coalizioni (con l’imposizione –di fatto- del bipartitismo) genera una distorsione unica: concluso il deposito delle liste si può – con buona approssimazione e fatti salvo i seggi assegnati con il premio di maggioranza – disegnare gran parte del nuovo Parlamento.
L’Italicum non solo permetterà di sapere la sera delle elezioni chi ha vinto e ha perso (obiettivo condivisibile), ma – cosa più unica che rara – permetterà di sapere, trenta giorni prima del giorno delle elezioni, la formazione di gran parte della rappresentanza parlamentare.
Un’aberrazione bell’e buona che getta un’ombra sinistra sulla reale ragion d’essere della competizione elettorale: momento cruciale del confronto democratico.
Di fronte a tutto ciò il balletto-farsa sulle preferenze, sulla rappresentanza di genere o sulla candidatura in più collegi, assume un sapore di retroguardia. Un gusto di vuoto che lascia smarriti.
L’Italia ha certamente bisogno di cambiare verso. Ma non certo per tornare indietro.

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