

Come mai tante donne nel Sud Italia, persino in Sicilia o nel Salento, hanno i capelli biondi? Semplice, perché in noi scorre sangue normanno. Come molti sanno, nei primi anni del XI secolo, gruppi di cavalieri normanni cominciarono a scendere nell’Italia meridionale, come mercenari dei signori locali che erano in contrasto con il governo bizantino che controllava il Mezzogiorno. Quale ricompensa dei servizi resi, essi, via via, ottennero la concessione di territori sempre più vasti. Nel 1043, Robertod’Altavilla, detto il Guiscardo, ottenne il feudo di Melfi; poi in pochi anni i normanni conquistaronogran parte dell’Italia meridionale, ponendo fine al dominio secolare dei bizantini nella regione e sconfiggendo anche, nel 1053, l’esercito del Papa. Nel 1059, con gli accordi di Melfi, Roberto il Guiscardo, ottenne dal Papa il titolo di duca di Puglia, Calabria e Sicilia, a fronte della fedeltà e la formale sottomissione della famiglia Altavilla al papato.
In breve, gli Altavilla eliminando gli ultimi residui di dominazione bizantina dalla penisola, unificarono sotto il loro governo tutto il territorio del Mezzogiorno e avviarono, poi, la conquista della Sicilia governata dagli arabi. Approfittando di alcune ribellioni dei signori locali contro l’amministrazione araba, il fratello di Roberto il Guiscardo, Ruggero d’Altavilla sbarcò in Sicilia nel 1061 e in trent’anni riuscì a cacciare i saraceni dall’isola. Infine, nel 1130 Ruggero II, suo figlio, dopo la morte di Roberto, riunificò i territori normanni del Meridione e quelli siciliani, assumendo il titolo di Re di Sicilia e stabilendo la sua corte a Palermo.
La cosa più interessante di queste vicende storiche è che i normanni non furono semplicemente uno dei tanti popoli che fecero del nostro Sud terreno di scorribanda e di conquista. Essi si dimostrarono anche ottimi amministratori e seppero perfettamente integrarsi nelle comunità locali. Facendo leva su un indiscusso potere militare, che avevano dimostrato sul campo, essi crearono, primi in Europa, un regno moderno, fortemente centralizzato, ben diverso da quelli tipicamente medievali, nei quali i singoli feudatari avevano larghissima autonomia. Essi, senza negare le autonomie locali, crearono una articolata organizzazione amministrativa e un efficiente sistema fiscale che assicurava alle casse dello stato entrate certe e consistenti. Divisero il Regno di Sicilia in circoscrizioni, governate da un Giustiziere che amministrava la giustizia (a Trani essi gettarono le fondamenta del Tribunale) e un Camerario che si occupava della riscossione delle tasse. Questo modello rappresentò un inedito nel panorama politico europeo dell’epoca dominato, al contrario, da una moltiplicazione dei centri di potere.
Come contraltare al forte centralismo amministrativo, i normanni, seguendo il modello degli arabi, decisero di adottare una politica di tolleranza nei confronti delle varie culture che convivevano sotto il loro dominio: latini, greci, longobardi, ebrei e arabi poterono infatti conservare i loro costumi, il loro credo religioso e persino, in parte, le proprie regole sociali. Inoltre, i re normanni si circondarono sapientemente degli esponenti più illustri delle varie culture, integrandoli nella gestione del potere. Crearono così un regno multietnico e multiculturale che brillò come modello in Europa e nel Mediterraneo, aree invece caratterizzate, anche allora, da diffusa intolleranza e contrasti etnici e religiosi. Grazie a questa lungimiranza, il Regno normanno (anche grazie alla sua collocazione geografica) diventò centrale negli scambi commerciali e culturali del Mediterraneo, garantendo ai suoi sudditi un florido periodo di crescita e prosperità economica e di pace sociale. Al culmine del suo splendore, infine, come è noto, Costanza d’Altavilla, sorella di Ruggiero II, sposò Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero; unione da cui nacque Federico II di Svevia, detto Stupor Mundi.
C’è stato dunque un momento della storia del nostro Meridione in cui noi eravamo la parte più moderna e più avanzata d’Europa. Secondo molti si è trattato di una grande occasione di svolta e di progresso, andata purtroppo rapidamente persa a causa della debolezza degli eredi di Federico II e della conseguente decadenza del Regno di Sicilia (che portò alle invasioni e ai domini Franco-Angioino e Ispano-Aragonese).
Nella nostra storia, dunque i normanni e, in particolare, il casato degli Altavilla hanno inciso profondamente. Essi sono apparsi improvvisamente dal mare, con le loro agili navi, come conquistatori ma poi si sono distinti come ottimi amministratori integrandosi perfettamente con la popolazione locale, con le sue tradizioni, con le sue leggi. Come è accaduto tanto volte nella storia umana, i conquistatori hanno finito per essere conquistati, culturalmente e socialmente dai popoli sottomessi.
Questa estate mi è capitato, con un gruppo di amici, di visitare la Normandia e non abbiamo voluto perdere l’occasione di visitare la città d’origine degli Altavilla. Abbiamo così fatto una scoperta straordinaria: Roberto e Ruggero d’Altavilla (rispettivamente: il grande condottiero e il grande re) erano figli di un modesto signore, Tancredi, e provenivano dal villaggio di Hauteville la Guichard che esiste ancora e conta appena 459 anime. Nel villaggio, che abbiamo visitato, esiste un piccolo ma ben organizzato museo (vedi foto) dedicato a Tancredi di Hauteville in cui si ricordano le gesta dei suoi figli nel Meridione d’Italia, in particolare nella Puglia e nella Sicilia. Un minuscolo angolo di Francia in cui si parla di noi e il Sud-Italia è riportato in bella evidenza in una cartina ben esposta (vedi Foto). In quel minuscolo villaggio in cui il tempo sembra essersi fermato (vedi le foto) si avverte forte il senso delle nostre radici e di un momento particolare della nostra storia, che, grazie a questi giganti biondi venuti dall’estremo nord d’Europa, poteva rappresentare una vera svolta e fare del Sud Italia il primo dei grandi regni nazionali unitari europei; e che invece ha l’amaro sapore, per noi, di una colossale occasione persa.
Francesco Stolfa

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