
“Una parabola di eroismo” di Massimo Scioscioli, morto quest’anno, è la esauriente biografia di Goffredo Mameli edita nel 2011 dagli Editori Riuniti di Roma, con prefazione di Gianfranco Fini. Ricca la bibliografia e numerose le note a piè di pagina. Mameli nacque nel 1827 a Genova da una nobildonna e da un ufficiale della marina sarda. Fu allievo dei padri Scolopi, allora più culturalmente aperti dei Gesuiti nella istruzione degli allievi. Fu interessato alla lettura delle Sacre Scritture in cui cercava le fonti spirituali di un cristianesimo meno incline alle esigenze temporali della Chiesa del suo tempo. Nel 1847 compose l’Inno Fratelli di Italia, musicato pochi mesi dopo da Michele Novaro .Nel 1848 con un gruppo di volontari si recò a Milano insorta, venendo con loro inquadrato nei Bersaglieri. Deluso dall’esito della I guerra di indipendenza tornò a Genova ove diresse il quotidiano “ Il Diario del Popolo” e raccolse fondi per aiutare Venezia assediata dagli austriaci. Dopo i moti di piazza romani, in cui fu ucciso Pellegrino Rossi, giunse a Roma e collaborò a varie testate giornalistiche alla vigilia delle elezioni della Assemblea Costituente. Proclamata la Repubblica Romana il 9 febbraio 1949, è suo il famoso telegramma a Mazzini:” Roma, Repubblica, Venite!” Quando le truppe francesi di Oudinot attaccarono proditoriamente con un giorno di anticipo sulla tregua concordata, Mameli fu al fianco di Garibaldi ma ottenne di potersi recare in prima linea alla difesa di Villa Corsini. Un proiettile gli trapassò il polpaccio sinistro fratturandogli tibia e perone .La ferita andò in gangrena e, nonostante la amputazione, Mameli morì. I caduti della Repubblica Romana erano visti con sospetto della dinastia sabauda. Fu quindi solo nel 1891 che venne costruito un monumento funebre in suo onore alla presenza di folte rappresentanze di circoli democratico-mazziniani provenienti da tutta Italia. Oratore il repubblicano forlivese Antonio Fratti che ,sei anni dopo, sarebbe caduto a Domokos combattendo per la libertà della Grecia. Mazzini aveva scritto che , se Nino Bixio avrebbe dovuto essere l’organizzatore di un partito mazziniano, Mameli avrebbe dovuto essere la vera guida politica. Se Menandro scrisse “ Muore giovane chi è amato dagli dei” la morte di Mameli ne ha fatto l’esempio di un impegno totalizzante cui guardano ancora oggi sia i bersaglieri che i mazziniani.
Mario Bernabè
Massimo Scioscioli : “ Goffredo Mameli- una vita per l’Italia” Editori Riuniti Roma 2011
Pag.303 euro 18,00

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