
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha emesso una nuova licenza generale che proroga la sospensione temporanea delle sanzioni sulle transazioni legate al petrolio russo fino al 16 maggio 2026. Questa mossa arriva in un momento di forte tensione sui mercati energetici globali, segnato dal superamento della soglia dei 100 dollari al barile per il greggio.
La decisione, formalizzata dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC), non è un’abolizione delle restrizioni, ma una deroga tecnica mirata. L’obiettivo principale dell’amministrazione statunitense è stabilizzare l’offerta mondiale di energia a seguito delle gravi interruzioni causate dal conflitto in corso in Iran e dalla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale per il 20% del petrolio mondiale.
La licenza permette l’acquisto, il trasporto e la vendita di greggio e prodotti petroliferi russi che risultavano già caricati su navi cargo entro il 17 aprile 2026.
Le transazioni devono essere completate entro le ore 12:01 ET del 16 maggio 2026.
Si stima che questa finestra temporale permetterà lo sblocco di circa 100-130 milioni di barili di petrolio attualmente “incagliati” in mare sulle cosiddette petroliere della flotta ombra.
Il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha descritto la misura come un intervento “mirato e a breve termine” per alleviare la pressione sui prezzi della benzina, pur ribadendo che non fornirà benefici finanziari strutturali a lungo termine al governo russo. Nonostante ciò, la decisione ha sollevato preoccupazioni tra gli alleati europei, timorosi che un allentamento della pressione possa compromettere la strategia di isolamento di Mosca.
Il mercato attende ora di capire se, dopo il 16 maggio, Washington sceglierà la via di un’ulteriore proroga o se tornerà a una stretta totale, specialmente considerando le dichiarazioni della Russia che sostiene di aver ormai minimizzato l’impatto delle sanzioni occidentali sul proprio sistema estrattivo.
GiuseppeBasilico

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