• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Una Democrazia al di là del Démos

L’Europa è in subbuglio. In Romania, Polonia, Olanda si sono mobilitatati centinaia di migliaia di agricoltori e trasportatori, in Germania, da due giorni, Berlino è paralizzata da migliaia di mezzi agricoli, da lunedì 22 la mobilitazione partirà anche in Italia. La protesta, essenzialmente, è rivolta verso l’Unione europea e la sua politica green, incauta e scriteriata tesa all’immiserimento dell’agricoltura europea. Non esultino gli europeisti, se l’agonia dell’Impero romano d’Occidente è durata all’incirca 250 anni, possiamo attendere anche qualche quinquennio.

di Vincenzo Olita | 17 Gennaio 2024

Tra le varie connotazioni attribuibili al concetto di democrazia, una centralità assume sicuramente la partecipazione, ritenuta un diritto semplice da esercitare, ma in effetti complesso sin dalla sua interpretazione. Giovanni Sartori precisava essere cosa diversa dalla mobilitazione intesa semplicemente come un far parte e Giorgio Gaber, nel suo toccante canto, concludeva che la libertà non è uno spazio libero ma partecipazione.

E già, se non si vuole essere solo mobilitati o essere numero, inteso come quantità, di una partecipazione non partecipata, occorre essere informati anche da canali mediaticiin cui regni deontologia e qualità professionale, libertà e volontà di essere soggetto di pluralità, capacità di distinguere opinioni personali da faziosità, settarismo, partigianeria e indipendenza dalle volontà politiche.

Ecco, raffigurato il quadro, si sarebbe detto, del sol dell’avvenire, cichiediamo in che tipo di democrazia viviamo. Certamente plurale per dialettica e lotta ai fini dell’incremento del consenso e quindi del comando, poi monolitica, compatta di un robusto spessore, al fine della salvaguardia dello status quo di un sistema, di fatto non riconosciuto da una parte di popolo che si esprime non partecipando al voto.

In queste ore siamo stati spettatori di un monolitismo di sistema che, forse, non avevamo avvertito negli ultimi decenni.

L’Europa è in subbuglio. In Romania, Polonia, Olanda si sono mobilitatati centinaia di migliaia di agricoltori e trasportatori, in Germania, da due giorni, Berlino è paralizzata da migliaia di mezzi agricoli, da lunedì 22 la mobilitazione partirà anche in Italia.

La protesta, essenzialmente, è rivolta verso l’Unione europea e la sua politica green, incauta e scriteriata tesa all’immiserimento dell’agricoltura europea. Ma dopo abitazioni, automobili, lombrichi e vermi da degustare, il tutto in ossequio alla filosofia di Davos, questa volta gli uomini di Bruxelles hanno errato. L’Unione europea ne esce tramortita, in linea con il cammino del tramonto che da anni, segnaliamo, essere in atto.

Non esultino gli europeisti, se l’agonia dell’Impero romano d’Occidente è durata all’incirca 250 anni, possiamo attendere anche qualche quinquennio.

Ma questa è un’altra storia.

Vogliamo ragionare sul comportamento della nostra informazione, che definirla indecente sarebbe il nulla.

Come è stato possibile che una mobilitazione europea di tali proporzioni sia passata in silenzio sulle nostre televisioni e sui nostri giornali?

Ad eccezione di una trasmissione su Rere4 che ha mandato qualche minuto di panoramica sulla Porta di Brandeburgo, e avrebbe fatto meglio a non farlo, considerando che il suo modesto inviato non ha spiegato nulla in un pezzo di colore in cui abbiamo appreso dove avevano passato la notte una coppia di agricoltori.

Siamo al Minculpopdella democrazia, non sarebbe stato possibile per i direttori di tutte le testate decidere e organizzare una simile censura. No, Destra e Sinistra, Fascisti e Antifascisti, Conservatori e Progressisti, Paternalisti e Femministe, e potremmo continuare tanto su queste desuete dicotomie, si sono trovati accomunati nel preservare l’immagine edulcorata di un europeismo di scarsa credibilità.

Crediamo di mostrarci comprensivi per un sistema informativo che in questo periodo è incappato in un‘altra delicata criticità.

Anche grazie all’opera del Cardinale Fernàndez, definito esperto di porno-teologia, Francesco si è ritrovato una bufera nella Chiesa.

Si pensi al rifiuto di applicare le indicazioni vaticane da parte dell’Episcopato africano, alle posizioni di molti cardinali, di vescovi francesi e nordamericani, a proposito della benedizione delle coppie omosessuali di cui il Cardinale ha stilato vari documenti che, in ultima analisi, sono apparsi come canovacci per comiche. Così come l’intervista televisiva di Francesco, che con alcune risposte, da un punto di vista teologico allarmanti, quale l’Inferno deserto, ha rasentato tratti di comicità.

Del rifiuto d’obbedienza ad un Papa, delle pungenti osservazioni sul suo operato dello Stesso Segretario di Stato, non vi è stata traccia nella nostra informazione.

Anche qui bisogna preservare una decadente immagine e non occuparsi della crisi del Cristianesimo in Occidente.

Insomma, è preferibile che il popolo non sappia, che non comprenda i rivolgimenti planetari, il futuro dell’Umanità, il lavorio di Davos.

Si occupi delle schermaglie della politica. Dell’Europa, si occupi delle prossime elezioni, del prossimo confronto delle nostre due leader politiche, di chi prenderà più voti per fare, fondamentalmente, la stessa politica.

Da qualche versante si è accarezzata l’ipotesi di appellarsi alla Commissione parlamentare di vigilanza per i sevizi radiotelevisivi. Ingenuità, come chiedere all’oste la bontà del suo vino.

Sarebbe utile, forse, un qualche segnale rivolto al Presidente della Repubblica sullo stato del sistema informativo rispetto alle esigenze di una democrazia compiuta a cui tanto si richiama.

Noi con Einaudi continueremo a credere che occorra Conoscere per Deliberare e continueremo a voler comprendere per scegliere e operare.

Vincenzo Olita
direttore Società Libera         

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bruxelles, censura, chiesa, commissione, consenso, crisi, democrazia, elezioni, fini, futuro, germania, giornali, informazione, italia, olanda, presidente della repubblica, punto di vista, repubblica

Info Vincenzo Olita

Laureato in sociologia, si è occupato di sociologia del lavoro e di gestione delle risorse umane in aziende di grandi dimensioni. Dirigente del Partito Repubblicano, è stato Consigliere regionale in Lombardia. Negli anni ‘90 ha fondato il mensile Nuove Direzioni e dato vita alla casa editrice di matrice liberale Società Aperta. Interessato alla sociologia politica, nel 1997 è tra i fondatori dell’Associazione culturale Società Libera, di cui diventa presidente nel 2016, un esempio di istituzione privata che si occupa di cultura politica senza essere parte politica. Dal 1998 ad oggi è Direttore di Società Libera

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti