
Non sono poche le cose
rimproverabili a Giorgio Napolitano. Personalmente trovo assai censurabile la sua debolezza da presidente della Camera nel corso della falsa rivoluzione giudiziaria.
Tuttavia la considero emendata dalla sua prova di Presidente della Repubblica.
Controversa quanto si vuole.
Ma condotta con inflessibile senso dello stato. E della dignità delle istituzioni. Riguadagnò (per quel che vale) la mia stima. Stasera risentivo, su radio radicale, il discorso del suo secondo insediamento.Fa impressione la chiarezza dei suoi messaggi. La lungimiranza delle sue analisi critiche. La lucida veemenza dei suoi rimproveri a un sistema politico decadente. E fanno pena gli applausi scroscianti di un parlamento in piena fatiscenza, che stava per essere terremotato dal grillismo.
Fu uno di quei momenti che, in politica, sono assai rari.
In cui è il senso di verità a informare la prolusione.
Sapere essere stato, sia pure nella seconda vita, un politico che ha voluto parlare (e con quale nitore!) il linguaggio della verità lo consegna al novero delle grandi persone.
Stefano Pillitteri

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