Tutti i giorni siamo informati di una buona azione, decisiva per il benessere e la maggior gloria del nostro paese.
Deve essere l’ansia da prestazione ad avere suggerito a Matteo Renzi l’altrimenti inspiegabile idea balzana di mettersi a fianco della signora Merkel per fare la faccia feroce contro il premier greco Tsipras alla vigilia del referendum sulle condizioni poste per il risanamento del debito ellenico.
Ed è, infatti, l’ansia da prestazione una delle sciagure della nostra classe politica, sempre bisognosa di dimostrare a se stessa di essere davvero chiamata a svolgere un ruolo e, soprattutto, di saperlo fare. Questa ansia fa si che ogni politico, di governo o opposizione che sia, si senta in obbligo, tutti i giorni, di informare i cittadini che della sua buona azione quotidiana, decisiva per il benessere e la maggior gloria del nostro paese.
Renzi, che è il primo, ma non l’unico innamorato delle sue frasi, da questo punto di vista è infaticabile, alluvionale, straripante. E accanto alla Merkel, dopo avere informato gli italiani che l’Italia “non è più parte del problema, ma parte della soluzione”, non avendo alcuna base su cui poggiare questo slogan del quale si era probabilmente innamorato, ne ha inventata una seduta stante: ha dato quello che doveva essere il calcio dell’asino a Tsipras e così l’Europa intera, non solo Pontassieve, Rignano e l’Italia si sarebbero resi conto di quanto fosse operoso, accanto alla Merkel, per tenere in piedi il vecchio continente. Avrebbe fatto meglio a tacere, ma alla tentazione non resiste e non perde mai occasione per uno slogan che celebri i suoi successi e le sue qualità: “Attenzione. Decidere non significa non ascoltare nessuno. Al contrario: è importante ascoltare tutti”; “Siamo un gruppo di ragazzi che ha voglia di fare un partito diverso, il Pd-Pd, un partito democratico per davvero”; “La politica deve essere conquista, deve essere senza rete”. Insomma, slogan a raffica. Ed è ormai evidente che solo una lettera dell’alfabeto divide Renzi da Berlusconi. Il quale trovava i voti per governare “sdoganando” i suoi alleati mentre l’attuale presidente del consiglio li ha piuttosto “sloganati”.
Quanto a Berlusconi, non soggiaceva meno di altri a questo bisogno: “stiamo creando un milione di posti di lavoro”, “Abbiamo progettato il ponte sullo stretto”, “stiamo riducendo le tasse”. Anche lui, come poi Renzi, era alluvionale. Tanto che l’ansia da prestazione, ben presto, come raccontano le cronache, ha finito per albergare non solo nella sua attività pubblica ma, assai di più, anche nella vita privata.
Alfano nella sua ansia da prestazione fa addirittura tenerezza: espone le sue prodezze con un ghigno di sfida, anche quando racconta in TV che è stato arrestato un pericoloso borseggiatore. E’ perseguitato dagli infortuni che si attira con la sua impareggiabile imperizia. E fa la faccia feroce sperando di scoraggiare la massa crescente di chi ormai muore solo dalla voglia di ridicolizzarlo.
Sarebbe sommamente ingiusto esaurire l’argomento con i soli Renzi, Berlusconi e Alfano. La verità è che l’ansia ha contagiato tutti. Da chi pro tempore abita il “Colle più alto” a coloro che fanno politica nei sottoscala. Il luogo ideale per sfogare l’ansia da prestazione sono i viaggi all’estero. Quanti ministri vanno a Bruxelles o in qualche alta capitale, incontrano qualche personaggio giusto per una foto, non capiscono una mazza di ciò che si discute, lasciano a sobbarcarsi il lavoro qualche burocrate ministeriale e si precipitano ai microfoni a dichiarare mirabilie: a proposito degli immigrati “finalmente l’Europa ha capito e non siamo più soli”. E su qualsiasi tema in discussione, comunque “abbiamo strappato qualcosa” ed “abbiamo avviato la soluzione del problema”. A livello alto, quando si muove dall’Italia il presidente della Repubblica o il capo del governo, c’è sempre una attenzione mai vista prima nei Paesi meta di queste visite. E tanta, tanta, tantissima simpatia. Perché, in mancanza di meglio, anche un sorriso di Obama, Merkel, Hollande, Putin o Pico Pallino è un successo che appaga l’ansia da prestazione della nostra classe politica.

Nicola, non ti avevo letto, ma questo intervento è davvero lodevole. E ieri l’individuo di Palazzo Chigi ha dato un altro folgorante esempio di ansia da prestazione, la miracolosa riduzione delle tasse. In Italia basta sempre essere bravi buffoni per trovare scena.