Sta accadendo qualcosa di nuovo nella politica italiana? All’orizzonte troveremo un uomo nuovo, come sta accadendo in Inghilterra e da altre parti del mondo? Finalmente. Dall’antica e riscoperta stazione Leopolda partirà, tra pochi giorni, il treno del pragmatismo anglosassone, refrattario per lo più ai politici italiani? Le premesse ci sono. La battaglia che Matteo Renzi dovrà affrontare, in seno al suo partito, sarà dura. Il nostro è un paese di vecchi. Anagraficamente. Politicamente. Il sindaco fiorentino ha già precisato, però, la sua posizione: non è una rivendicazione generazionale, anagrafica, riguarda in primo luogo il concetto di democrazia. Mancano all’Italia i “Maestri”, non i politici di oggi per far crescere la nostra società. Le candidature non devono essere imposte dalla segreteria di partito. Il candidato vincente, governa. L’altro torna al suo lavoro, col quale si è guadagnato da vivere. Questo è il significato della rottamazione che preoccupa la nomenclatura politica abituata a rigenerarsi nel palazzo. Non è un problema di età, né di agilità mentale, che fa essere vecchio un giovane, o giovane un vecchio. Renzi non inventa nulla. Dopo due legislature, due volte sindaco, un bel “grazie” e addio. Spadolini diceva: “Vado in parlamento con la valigia pronta per tornare a casa.”. La rottamazione di Renzi suscita scalpore ad una nomenclatura ingessata come quell’italiana, e l’idea di essere mandata via non garba. Fare spazio, lasciare quel posto, anche se piccino, è inconcepibile. L’esempio varrà anche per tutta la politica nostrana al momento, se avverrà, del successo di Renzi. Sarebbe una rivoluzione copernicana. Costringerebbe tutti a rivedere il modo di fare politica. Molta gente deve affrontare problemi nuovi, complessivi. Vuole risposte adeguate ai tempi. Renzi, forse non lo sa, ma sta riscoprendo una vecchia ricetta, quella repubblicana, nata a Roma prima di Cesare, ancor prima ad Atene. L’esempio di Cincinnato che torna al suo lavoro d’agricoltore dopo aver ricoperto la carica di console, è una virtù in disuso in Italia. Sarebbe un segnale corretto, necessario non solo per il bene di Firenze e della sinistra. Fin ora nel nostro paese la politica ha fatto l’imprenditore, specie in Toscana; un ruolo non suo. Non si è limitata a creare le condizioni per aiutare la crescita e lo sviluppo del paese. Si è messa in concorrenza con la libertà d’impresa, condizionandola, se necessario, preferendo il monopolio, schiacciando idee ed azioni che non fossero in accordo con l’ideologia e il desiderio politico di creare clientelismo nelle grandi città come nei piccoli borghi. La conseguenza, è sotto gli occhi di tutti: la democrazia è ostaggio della politica e dei partiti. L’Italia scivola, con questo suo modo poco elastico e corporativo, sempre più indietro per civiltà e qualità della vita. Con Renzi, un sindaco quasi all’inglese, forse, qualcosa potrebbe cambiare se i cittadini lo sostenessero con la stessa convinzione ed entusiasmo che ha lui di riuscire. L’egocentrismo può non essere un male in politica, ma il rischio del giovane sindaco è quello di isolarsi e di essere fatto fuori all’interno del suo partito. Deve conquistare la città, prima, con scelte importanti per trovare aiuti e consensi, dopo, esterni al suo partito che lo rafforzerà, quello della gente che non va più a votare. Potrebbe essere la chiave giusta, proporre un dialogo alle molte persone ed organizzazioni che vedono in lui un minimo di cambiamento nel panorama politico del nostro paese.
Enrico Martelloni

…….il problema non sono i “Maestri” che, in Italia, se guardiamo la nostra storia, certo non mancano. Per quelli eventualmente viventi, si sa ….. nemo profeta in patria…..soprattutto in Italia.
Il vero problema sono gli “Allievi”, cioè noi. Finché gli italiani non capiranno che al rispetto degli altri e alla responsabilità personale non c’è alternativa, il “nostro” Paese (che tutti i politici chiamano con spocchia e distacco “questo Paese”) non avrà futuro. E’ vero che le categorie “rispetto” e “responsabilità” non sono univocamente declinate e, questo, impone la presenza di un “catalizzatore”: il “disinteresse” o l’interesse “legittimo” nella cosa pubblica.
In quanto al “nostro” Sindaco Renzi, non c’è dubbio che vada appoggiato. Non fosse altro che per le cose che ha cominciato a fare e che interessano i cittadini i quali, finalmente, iniziano a non sentirsi più sudditi. Il fatto che abbia ambizioni politiche non confligge necessariamente con i valori e i principi che spero lo guidino.
Spero, inoltre, che l’entusiasmo e la “grinta”, mostrati fin’ora da Matteo Renzi, non rischino di soccombere di fronte al muro di gomma di quei poteri che direttamente o indirettamente può insidiare, per fare (udite, udite) gli interessi dei cittadini!…….
Certo. L’amara considerazione è che ci troviamo in un paese dove ci meravigliamo quando un politico agisce nell’interesse di quelli che amministra! …….. Questo la dice lunga su che tipo di “Allievi” siamo!