Quel Renzi che viene con troppa facilità attribuito alla sinistra è davvero di sinistra?”

Perché non c’è un Renzi a destra? Quella lanciata dal professor Panebianco dalle colonne del Corriere della Sera più che una domanda appare una provocazione. Una sfida. Un pungolo interessante a cui, da destra (come ostinatamente – non senza qualche malizia – si continua ad appellare il mondo moderato italiano), proviamo a rispondere.
Perché allora un Renzi a destra non c’è? Per almeno due motivi.
Prima di tutto perché a destra, ovvero nel centro-destra (è bene ricordare che la stragrande parte del consenso riportato dal PdL anche nell’ultima tornata elettorale ha un cuore forzista ovvero ex-democrstiano ed ex-socialista) c’è Berlusconi: il “creatore” – lo si voglia o no – di un polo moderato maggioritario in Italia. Di un popolo che esiste e resiste. Questo è Berlusconi: il “rottamatore” dell’idea secessionista della Lega e il “democratizzatore” (si è detto lo ‘sdoganatore’) di una destra barricadiera e antisistema.
Questo un primo essenziale punto. Ma non basta; un Renzi a destra non può esistere semplicemente perché c’è già il Sindaco di Firenze: quel Renzi che pur professandosi di centro-sinistra prospetta un programma dal sapore liberista con forti connotazioni proprie del sentimento moderato di destra.
Eccoci al punto. Quel Renzi che viene con troppa facilità attribuito alla sinistra è davvero di sinistra?”
Girando per le case del popolo qualche dubbio viene, eccome.
Del resto le primarie hanno parlato chiaro: solo in Toscana Renzi ha battuto Bersani. Un dato che qualcosa vorrà pur dire (al di là delle beghe, poco edificanti, sulle regole).
In politica un leader non si impone al “suo” popolo ma piuttosto viene riconosciuto da questo. Ciò è accaduto per De Gasperi, per Berlinguer, per Craxi e per Berlusconi.
Se Renzi ha bisogno del sostegno dei cittadini di centro-destra per prevalere alle primarie, credo che qualcosa su cui riflettere ci sia per tutti, anche per il primo cittadino di Firenze.

Un Renzi a destra? Non scherziamo! Lì la leadership non è contendibile.
La contesa Renzi- Bersani è stata vissuta in primo luogo dalla nomenclatura di partito come occasione per rimettere in discussione gli equilibri di potere fra ex Ds ed ex margheritini. La Bindi era la più agguerrita perchè rischiava grosso comunque.
Sul piano dei contenuti, invece, era in discussione se il Pd dovesse essere più vicino ad un centrosinistra alla Milliband o alla Hollande piuttosto che alla Blair o alla Obama – quello che ha fatto Bersani in seguito è tutta un’altra cosa, come è già stato osservato qui, in più di un articolo: gli sarebbe bastato copiare gli olandesi, che non mi sembrano più fessi di noi e così verificava anche se Berlusconi faceva sul serio o recitava-.
Renzi liberista? Aver firmato il referendum sui servizi idrici e poi proporre di vendere le quote comunali del latte per ricomprare quelle dell’acqua, sarebbe da liberisti?
Poi i cittadini non sono nè di centrodestra, nè di centrosinistra, al più lo sono gli iscritti ai partiti (sempre meno, far l’altro, e di certo non per colpa dei cittadini): con questi schemi si va poco lontano. I fatti sono lì a ricordarcelo.
Errata corrige: ha annunciato a parole
Francamente, l’unica riflessione da fare è quella sulla logica: si vince e si governa con i voti di tutti, altrimenti ci si trova nella situazione in cui siamo adesso. Il programma di Renzi è quello di un liberal, quello che la destra ha annunciato a aprile per vent’anni senza mai realizzarlo nonostante abbia avuto maggioranze assolute in Parla,enti, quello che la vetero sinistra italiana rifiuta di riconoscere come proprio per ostinata sordità e cecità, non certo perchè non contenga concetti di sinistra.