Caro direttore,
ho trovato su una bancarella, qualche settimana fa, un volumetto Mondadori su
LA GRANDE GUERRA. edito per il cinquantenario,nel 1968, con un racconto storico dell’Italia dall’Unità al 1915, una rievocazione documentata del ’15-’18, una cronologia e una “piccola antologia” di scritti, canti, lettere in grigioverde.
All’inizio , il testo integrale del messaggio agli Italiani del Presidente della Repubblica, allora Giuseppe Saragat, “in apertura delle celebrazioni del cinquantenario di Vittorio Veneto”, accompagnato dalla riproduzione del Bollettino della Vittoria, firmato Diaz.
Si rivolge agli “Italiani”, Saragat, sottolineando subito che il 4 novembre del 1918 si concludeva la guerra “con la vittoria sul nemico e la conseguente completa unificazione del territorio nazionale e del popolo italiano”.
Continua , l’allora nostro Presidente, dichiarando che “la pace non può essere garantita che dal rispetto della libertà e indipendenza di tutti i popoli”; e perciò collega coerentemente l’articolo 11 della Costituzione ( l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa…) all’articolo 52: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino ” .
Ricorda ancora, l’allora nostro Presidente, “il popolo italiano, uscito dalla bufera della prima guerra mondiale a testa alta, vittorioso e, quel che più conta, con nobiltà e fierezza”; ed interpreta “le successive lotte di liberazione” sentendole “collegate idealmente con quelle del Risorgimento, con quelle che portarono alla liberazione di Gorizia, di Trento, di Trieste….”
Saragat – il messaggio è del 1968 ! – invita a non dimenticare che “l’affievolirsi dei valori civici allontana dalla fraternità internazionale; al contrario un più alto patriottismo, una accresciuta vitalità morale, sociale ed economica del Paese fanno sentire in modo più possente i vincoli di solidarietà umana con tutti i popoli della terra”.
“La giornata di Vittorio Veneto – dichiara l’allora nostro Presidente – presuppone e riassume la coscienza della perennità degli ideali del Risorgimento. Sia la coscienza che, nella intransigente difesa dell’indipendenza e della libertà della Patria, la via dell’Itlia è quella della pace e della collaborazone internazionale….
Saragat conclude il suo messaggio rivolgendo un pensiero speciale “ai soldati che diedero prova di eroismo in battaglie durissime su tutti i fronti” e, “con animo commosso, a quelli che fra loro offersero alla Patria le loro giovani vite”.
Mi sono permesso di sintetizzare, caro direttore. Con rispetto , credimi. E con affetto per la nostra storia; quella che il presidente Giuseppe Saragat volle e seppe , cinquanta anni fa, riconoscere, onorare, valorizzare. La storia della Grande Guerra, che , insieme a quella del Risorgimento, resta,come insegnava il grande storico – meridionale – Rosario Romeo, uno dei periodi di radicale importanza della storia nazionale italiana.
Adalberto Scarlino

Francamente, se non ricordo male, il 1968 fu proprio il primo anno in cui il 4 novembre venne espunto dalle feste nazionali. Poi mezzo secolo di buio in cui non è stato possibile distinguere tra forze armate, volontariato, cattocarabinieri, missionari tour operator e italica infermeria. Ora si cerca di recuperare un po’ di grinta, perciò siamo ancor più ridicoli, al livello di chi s’infratta nei giochi di guerra.