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Un piano Mattei serviva all’Italia

Solo due giorni fa, Gianantonio Mingozzi, della direzione nazionale del Pri, chiedeva al governo una strategia che consentisse di mettere in produzione nuovi giacimenti in Adriatico, nel rispetto delle distanze di sicurezza e delle autorizzazioni previste. “Cosa aspettiamo a utilizzare il gas che ci appartiene per cominciare almeno a ridurre rincari ormai difficili da sostenere?”

di Riccardo Bruno | 28 Agosto 2026

Solo due giorni fa, Gianantonio Mingozzi, della direzione nazionale del Pri, chiedeva al governo una strategia che consentisse di mettere in produzione nuovi giacimenti in Adriatico, nel rispetto delle distanze di sicurezza e delle autorizzazioni previste. “Cosa aspettiamo a utilizzare il gas che ci appartiene per cominciare almeno a ridurre rincari ormai difficili da sostenere?” Una domanda che il Pri di Ravenna pone da quasi dieci anni.

Non c’era bisogno di aspettare il blocco, non blocco, chissà, di Hormuz per capire che la situazione degli idrocarburi poteva diventare critica. Era sufficiente l’evoluzione della guerra in Ucraina. In quest’ultimo anno sono state bombardate tutte le raffinerie in Russia, nessuna è stata risparmiata e la cosa si capisce dalle code che i russi sono costretti a fare ai benzinai. La benzina manca ai russi perché quella che producono la vendono all’estero per la guerra. La Cina che usufruisce del traffico di Hormuz per il novanta per cento delle esportazioni dallo stretto, non ha nessuna difficoltà. Pechino ha accumulato scorte petrolifere per i prossimi cinque anni. In generale in circolazione c’è più petrolio di quanto serva. Solo la Libia sarebbe in grado con la sua produzione straordinaria del 2025 di inondare il mercato europeo. Possibile che l’Italia non sia in grado di collaborare con la Francia per ottenere il petrolio libico? La guerra del Kippur comportò una vera penuria per l’occidente, perché tutti i paesi arabi produttori chiusero i rubinetti, il fatto che l’Iran allora li tenesse aperti, lo scià voleva regalare il suo petrolio a Nixon, non fu di nessun aiuto.

Quella che abbiamo su Hormuz è una speculazione bella e buona a cui l’Italia non sa rispondere. Invece di preoccuparsi di Schengen, il governo andasse a fare il pieno di benzina in Spagna, per scoprire che costa meno che in Italia. In quattro anni Meloni ha lanciato il piano Mattei per l’Africa che sarebbe servito a noi per distaccarci dal petrolio russo. Possibile che non si sia compreso che per prima cosa serviva aumentare le potenzialità di sviluppo dell’Italia? La polemica sugli extraprofitti insieme a quella sulla proroga del taglio delle accise, mostra come il governo sia costretto ad arrampicarsi sugli specchi. La crisi energetica era ampliamente annunciata dall’invasione all’Ucraina prima che il governo Meloni si insediasse. Cosa ha fatto? Niente. I soldi li hanno spesi in Albania per i gulag. Meloni è riuscita persino a spostare una nave da guerra da Lampedusa a Tirana per una dozzina di immigrati. Altra nafta buttata. Pichetto Fratin ha detto serve il nucleare e lo ha detto dal primo momento. Nessuno se lo è filato, come se fosse ancora un iscritto del Pri di Biella, invece che un ministro della Repubblica.

Di governi incapaci se ne sono visti tanti. Mai nessuno che riuscisse a far perdere un’intera legislatura all’Italia. Finora c’era sempre stato un qualche sussulto nella maggioranza sufficiente a mandare un esecutivo fallito a casa. Giunti a questo punto, con il presidente del Consiglio che, nonostante tutto continua a fare la splendida, c’è di che preoccuparsi seriamente. Altrimenti, a vedere le mise sfoggiate della premier, come la chiamano, sarebbe comico.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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