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Un passo di civiltà in Medio Oriente

Il recente voto del Parlamento libanese che ha sancito l’abolizione della pena di morte rappresenta un momento storico non solo per il paese dei cedri, ma per l’intero mondo arabo. Con questa decisione, il Libano si configura come il primo paese a maggioranza araba a compiere un passo così significativo verso l’affermazione dei diritti umani fondamentali, dimostrando che le idee della civiltà e dell’umanità possono trionfare anche in contesti che spesso percepiamo come lontani dalle nostre sensibilità occidentali.

di Redazione Pensalibero.it | 13 Agosto 2026

Piergiorgio Vasi ci ha inviato il seguente articolo che pubblichiamo volentieri

Il recente voto del Parlamento libanese che ha sancito l’abolizione della pena di morte rappresenta un momento storico non solo per il paese dei cedri, ma per l’intero mondo arabo. Con questa decisione, il Libano si configura come il primo paese a maggioranza araba a compiere un passo così significativo verso l’affermazione dei diritti umani fondamentali, dimostrando che le idee della civiltà e dell’umanità possono trionfare anche in contesti che spesso percepiamo come lontani dalle nostre sensibilità occidentali.

Il voto parlamentare che ha messo in minoranza il partito di Hezbollah, sostenuto dall’Iran, non è un dettaglio trascurabile. Esso testimonia come certe idee possano farsi strada attraverso le istituzioni democratiche, superando gli steccati ideologici e religiosi che troppo spesso dividono il paese. La democrazia libanese, nonostante le sue fragilità, ha dimostrato di saper produrre decisioni coraggiose che guardano al futuro piuttosto che ancorarsi a tradizioni punitive del passato.

Non è certamente un caso che proprio il Libano sia stato il primo paese arabo a prendere una tale decisione. Negli anni Sessanta e Settanta, il Libano veniva definito la “Svizzera del Medio Oriente”, un piccolo paradiso dove diverse etnie e religioni avevano trovato un modo di convivere gettando le basi per il benessere dell’intero paese. Armeni, turcomanni, arabi, palestinesi ed ebrei hanno abitato queste terre, così come cristiani, musulmani sciiti e sunniti hanno condiviso spazi e istituzioni, costruendo un modello di pluralismo che rappresentava un’eccezione nella regione.

Con questa decisione, il Libano si avvicina alle idee illuminate lanciate oltre 200 anni fa dall’italiano Cesare Beccaria, che nel suo celebre “Dei delitti e delle pene” sosteneva l’inutilità e l’immoralità della pena di morte. Oggi, quel messaggio di civiltà trova eco a Beirut, in un parlamento che ha scelto di guardare avanti. Il passo successivo, auspicabile, è che a fianco dell’abolizione della pena capitale si possa fare strada anche l’idea di una pena rieducativa, che permetta a chi ha commesso errori di ravvedersi, pentirsi e riconquistare una vita normale.

La strada è difficile, come dimostra la situazione delle carceri in Italia, paese che pure si considera avanzato dal punto di vista della civiltà sociale e che ha un concetto laico dello Stato. Le nostre carceri sono vecchie e incredibilmente sovraffollate, condizioni che certamente non permettono a chi vi entra di intraprendere un serio percorso di rieducazione e riappropriazione della propria vita. I governi di destra e di sinistra hanno troppo spesso ignorato questo problema, ma ora è giunto il momento di affrontarlo con determinazione, prima che diventi terreno di conquista per le frange più estremiste della politica, or

Non sappiamo ancora cosa significhi questo voto per l’intero mondo arabo e musulmano, ma certamente rappresenta uno dei primi importanti segnali su cui riflettere. Sarà opportuno tenere questa evoluzione strettamente sotto osservazione, spingendo con discrezione là dove possibile perché l’idea che l’uomo non può uccidere l’uomo, anche quando questi ha sbagliato, si faccia sempre più strada.

La condanna a morte, oltre ad essere soggetta a errori giudiziari che diventano irrimediabili, non costituisce praticamente alcun tipo di remora nei confronti della criminalità. La storia e i dati lo dimostrano ampiamente: la pena capitale non scoraggia i reati, ma alimenta solo un ciclo di violenza che non appartiene a una società civile e matura.

Il Libano ha compiuto un passo importante. Ora spetta a tutti noi, in Occidente come in Oriente, continuare a percorrere questa strada verso una giustizia che sia davvero umana e rieducativa.

Piergiorgio Vasi

(da La Voce Repubblicana)

Redazione

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

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