
Emanazione del blog di Beppe Grillo www.beppegrillo.it (da anni uno dei più visitati in Italia e, come attestano i dati resi noti dalla rivista americana «Forbes», non solo), la sua attività si svolge prevalentemente in Rete ed emerge a livello nazionale per lo più in occasioni delle consultazioni elettorali, eccezion fatta per qualche periodica esternazione del suo leader.
La lettura dell’art.1 del non statuto del Movimento 5 Stelle (l’ultima versione pubblicata online riporta la data del 10 dicembre 2009, a poca distanza dalla presentazione ufficialesvoltasi a Milano il 4 ottobre dello stesso anno)sembrerebbe non lasciare dubbi sulla forma organizzativa prescelta: «il “Movimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma edun veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nelblog www.beppegrillo.it.La “Sede” del “Movimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it.I contatti con il Movimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronicaall’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it.».
A scanso di equivoci, all’art.3 è ulteriormente precisato che «Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome diBeppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso».
Un non partito, dunque, per di più regolato da un documento denominato letteralmente “non statuto”. Quasi surreale.Resta però il fatto che Grillo, attrae fasce crescenti di elettoriscontenti dei partiti tradizionali, in parte recuperando all’impegno politico gli astensionisti. Un modello di organizzazionedifficilmente classificabile usando le abituali categorie. La stessa etichetta di “partito personale”,infatti, sta stretta ai cosiddetti “grillini” tenuto conto che per la prima volta una formazione politica si rivolge programmaticamente e direttamente al popolo della Rete. Non si vuole infatti internetsoltanto qualeveicolo di comunicazione e diffusione di idee, bensì trasformarlo nella propriacostituency.
«Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro – è chiarito all’art.4 – Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi».
Nato sulla scia del clamoroso successo deiV Day, promossi nel 2007 da Beppe Grillo in diverse piazze italiane, il Movimento 5 Stelle si è dotato di un originale modello di organizzazione politico-partitica.
L’architrave dell’innovativa strutturazione,infatti,è rappresentata dai meetup: unarete virtuale cheha permesso un veloce radicamento sul territorio, con circa 130 eletti in comuni e regioni, pur in assenza di sedi, organismi direttivi e funzionari di partito.
Meetup (o meetup.com) è un social network fondato nel 2001 negli Stati Uniti eimportato in Italia, nel 2005. «Ho pensato come fare per dare a tutti coloro che seguono il mio blog l’opportunità di incontrarsi tra loro, discutere, prendere iniziative, vedersi di persona – scrive Beppe Grillo sul suo sito – Ho deciso di utilizzare Meetup».
(Meetup è un sito con oltre 1.600.000 associati nel mondo che consente di organizzare incontri tra persone interessate a un argomento in ogni parte del mondo).
Chiunque può creare un gruppo. E’ sufficiente,infatti, registrarsi a meetupe visitare la pagina beppe.grillo.meetup.com/create.
Alla data del 31 dicembre 2011 i gruppi attivi (e riconosciuti da Beppe Grillo) sul territorio italiano erano 324 (in 261 città e 9 nazioni) con 68.020 iscritti, a cui si devono inoltre aggiungere 26.342 persone, definite «interessate», in attesa di essere affiliate a un meetup non ancora operante nella loro città di residenza.
Tra i primi dieci gruppi per consistenza, quello con il maggior numero di aderenti è “Amici di Beppe Grillo” di Napoli con 4.139 iscritti, seguito dai gruppi di Bologna (1.811), Roma (1.806), Milano (1.786), Firenze (1.606), Catania (1.349), Torino (1.326), il Meetup 20 Genova (1.303), gli “amici di Beppe Grillo” di Modena e provincia (1.040) e al decimo posto, il gruppo di Udine con 988.
E’ interessate notare come anche i meetup non sia esente da rischi derivantidalla tendenza “italica” all’ipertrofia delle tessere (una “malattia” largamente diffusa nelle regioni meridionali), dal momento che a Napoli,ad esempio, il rapporto tra numero di iscritti e voti alle comunali 2011 è stato del 57,5%, contro i più “fisiologici” 10,2% di Bologna, l’8,7% di Milano e 6,6% di Torino.
In definitiva i meetup sono luoghi di discussione e confronto politico dai molti tratti di somiglianza con le sezioni e le cellule di base dei partiti tradizionali, ad eccezione del fatto che essi non mettono (in prima battuta) a disposizione un luogo fisico per gli incontri degli iscritti, ma usano la Rete come una sorta di agorà telematica, sebbene all’organizer( a cui spetta il compito di aprire e far funzionare un meetup) sia affidato un ruolo non troppo differente da quello normalmente assegnato al segretario di sezione o di circolo.
Nel modello organizzativo approntato dauna società esperta in web marketing a cui Beppe Grillo ha dato delega totale sulla comunicazione del suo blog (e secondo alcuni critici maligni,anche sui contenuti politici dei suoi messaggi).
Attraverso lafigura degli organizer, se gli aderenti al meetup lo desiderano, èpossibile passare dal mondo virtuale a quello reale, attraverso l’organizzazionedi riunioni in cui iscritti e simpatizzanti possono finalmente conoscersi di persona. In queste occasioni,infatti, se si verificano le condizioni adatte, si gettano le basi per compiere un salto organizzativo decisivo: la partecipazione attiva alla vita sociale e politica della propria città. Il passaggio successivo può essere creazione di una lista del Movimento 5 Stelle. Per poter usare il simbolo ufficiale – però – è indispensabile ottenere la «certificazione», che viene concessa unicamente da Beppe Grillo, con una procedura molto simile a quelle delle reti commerciali in franchising. I candidati della lista devono dimostrare di possedere una serie di requisiti tra cui quelli di non essere iscritti ad alcun partito o movimento politico, di non aver riportato condanne in sede penale (anche a titolo non definitivo) e di non aver esercitato in precedenza più di un mandato amministrativo.
Il blog www.beppegrillo.it si riserva, infine, l’insindacabilediritto di «revocare la certificazione di un singolo candidato o dell’intera lista e quindi rimuoverne le informazioni dal sito nel caso in cui non sussistessero più le suddette condizioni».
Con una battuta si potrebbe dire che Grillo è andato oltre la querelle che ha visto impegnati per un tempo infinito i fondatori del Partito Democratico, divisi tra i sostenitori della forma “liquida” e i fautori, nel solco della tradizione novecentesca, di una struttura “più solida”: ebbene il comico genovese ha inventato una sorta di non partito gassoso, che all’occorrenza, però, diventa talmente concreto e reale da risultare determinante per la sconfitta del centro-sinistra in alcuni importanti appuntamenti elettorali (le regionali del Piemonte del 2010 e quelle del Molise nel 2011,sono i casi più eclatanti).
In passato vi sono stati altri casi di movimenti scarsamente organizzati sul territorio che sono riusciti ad intercettare una domanda latente dell’opinione pubblica, riuscendo a conquistare quote anche importanti di consensi alle elezioni, ma raramente in grado di esprimere eletti che avessero un forte radicamento territoriale. In altri termini, il voto di opinione difficilmente si trasferisce in consenso personale sui singoli candidati, eccezion fatta per personalità già note e conosciute al grande pubblico, indipendentemente dal loro impegnoin politica.
Nel Movimento 5 Stelle invece, vi sono casi che testimoniano l’esatto contrario, con indici di personalizzazione del voto addirittura superiori a quellidei grandi partiti. Per rimanere alle elezioni regionali piemontesi del 2010, per esempio, nel collegio che comprende l’intera provincia di Torino il capolista del Movimento 5 Stelle, alla sua prima esperienza politica, il trentenne Davide Bono, ha ottenuto 6.271 preferenze su 41.968 voti di lista (pari al 14,94%), mentre i primi eletti del Pd e del Pdl si sono fermati, rispettivamente al 5,9% e al 5,3%.
Risultati analoghi sono osservabili anche a Bologna, dove il Movimento 5 Stelle ha fatto registrare l’8,10% nelle regionali 2010 e il primo degli eletti, Giovanni Favia, ha avuto un rapporto tra preferenze e voti di lista del 34,5%.
In altri termini, Beppe Grillo grazie alla sua popolarità e straordinaria capacità di coinvolgimento parrebbe essere solo la punta di un iceberg, che poggia sulla Rete, assolutamente originale per consistenza e strutturazione organizzativa; un approccio innovativo fino poco indagatonon ancora sia dai commentatori giornalistici sia dai ricercatori. Eppure tutti gli ultimisondaggi più recenti sono concordi nell’indicare, da mesi, un trend costante di crescita e un livello di consensi stimabile tra il 4 e il 5%. Un risultato che alle prossime elezioni politiche potrebbe (il sistema elettorale non è ovviamente una variabile indipendente) portare per la prima volta un manipolo di esponenti “grillini” in Parlamento, oltre a renderli potenzialmente determinanti per la sconfitta di uno dei maggiori schieramentiin una competizione a turno unico.
La scadenza elettorale,però, sta iniziando a provocare i primi scossoni all’interno del Movimento, con una messa in discussione della sostanziale assenza di democrazia interna.
La risposta di Beppe Grillo alle critiche e ai dubbi che iniziavano a circolare sui blog dei militanti, non si è fatta attendere. Il 2 marzo scorso, in risposta all’annuncio di un incontro auto-convocato da alcuni dirigenti e militanti a Rimini, ha pubblicato un durissimo post dall’eloquente titolo: «IlM5S è morto, viva il M5S».
“Il M5S è nato per far partecipare alla vita pubblica i cittadini – scrive il comico genovese – Non è un partito, non vuole esserlo. Non ha sedi, non ha soldi, né li vuole. Ha un programma, un Non Statuto. Chi li condivide può usare il suo simbolo per la creazione e avere il mio supporto nelle piazze e attraverso il blog. Chi non li condivide non capisce per quale motivo voglia far parte del M5S. Nessuno lo obbliga”.
“Il M5S è un virus, non una poltrona – prosegue Grillo – Ribadisco ancora questi punti perché alcuni che si sono avvicinati al M5S lo hanno scambiato per un partito e,ovviamente, si sentono a disagio”.
Nella presentazione ufficiale del Movimento 5 Stelle,peraltro,si ribadisce ilcarattere di libera associazione di idee, senza lamediazione di organismi direttivi locali e nazionali: «Non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee».
A scanso di equivoci e pur richiamandosi esplicitamente al “Non Statuto”, Grillo ha comunicato sul suo sito, il 10 marzo scorso, l’espulsione di Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara, reo di aver partecipato e lodato l’iniziativa degli autoconvocati romagnoli: «è per me da oggi fuori dal M5S con la sua lista “Progetto per Ferrara. Chi vuole lo segua».
Il mix tra spontaneismo assembleare e gestione verticistica,dunque,è stato indubbiamenteuno dei fattori di successo della rapida crescita del movimento di Grillo, ma come spesso accade nelle fasi di consolidamento dei movimenti, stanno emergendo dubbi e riserve sulla conclamata assenza di processi democratici sia per l’elaborazione della piattaforma programmatica sia per i processi di selezione delle leadership locali (tutti delegati dal leader-guru).
Una questione, quella della individuazione delle candidature, che assume,perciò, un rilievo non marginale nella prospettiva della presentazione (per la prima volta) di liste del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche.
Anticipando i tempi, alcuni mesi orsono il blog www.beppegrillo.it aveva lanciato l’idea delle primarie online, riservate ai soli iscritti al portale internet, per la composizione delle liste dei candidati. Il nodo della possibilità di presentarsi alla competizione interna da parte degli eletti in comuni e regioni (alle provinciali coerentemente alla propria posizione abolizionista il Movimento 5 Stelle non presenta liste), però, sembrerebbe ancora da sciogliere definitivamente, nonostante Grillo abbia già preso posizione a favore della tesi di candidare unicamente nomi nuovi e riconfermato il vincolo inderogabile di un massimo di due mandati per gli eletti a tutti i livelli.

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