Il buio ha tradizionalmente una valutazione negativa. Il bene simboleggia la conoscenza, il bene, il buio viene evocato quando si parla di ignoranza e di oscurantismo. Ma Francesca Rigotti, autrice del recente libro che s’intitola appunto Buio (Il Mulino 2020) rileva che l’illuminazione eccessiva può ottenere l’effetto contrario e farci perdere ad esempio, la bellezza di un cielo stellato.

In questo saggio si legge che il buio è anche momento di attesa e stimola l’immaginazione Francesca Rigotti, docente nell’Università della Svizzera italiana invita a riscoprirlo come esperienza che ci riconsegna a noi stessi e spiega che se la luce eccita la mente, il buio ci fa entrare in rapporto col nostro centro. Ci offre la possibilità di una visione «interna»., ci serve per pensare.
Abbiamo esaminato in questa intervista con l’autrice alcuni aspetti del libro:
“Il buio ha sempre avuto una valenza negativa -.sottolinea Francesca Rigotti – nelle religioni, nella filosofia, nell’antropologia, nelle favole (l’”uomo nero”), nella psicologia, in morale (un’”anima nera”).Dappertutto il buio ci fa una magra figura, chiamato com’è ad accompagnare situazioni di angoscia o di mancanza, di indegnità morale e di peccato, e via di seguito”.
La Prof. Rigotti osserva anche di avere seguito nel libro una duplice pista: “una “materiale”, quasi “realista” che nota la scomparsa del buio a causa dell’illuminazione artificiale e propone una difesa dall’eccesso di luce o inquinamento luminoso; e una pista immaginaria e metaforica, che rivaluta quello che chiamo “il sapere del buio”. Ne fa parte per esempio il grande tema della cecità come preveggenza, ovvero della visione profetica che gli antichi ritenevano che in qualche modo superasse e compensasse la perdita materiale della vista: vedi Edipo, vedi l’indovino cieco Tiresia”.
Sul fatto che un giudizio negativo accompagni in ogni azione accompagnata dall’oscurità, Francesca Rigotti rileva che nell’oscurità di notti non ancora artificialmente illuminate l’immaginazione colloca il mostro, l’assassino, il criminale che ci minaccia, la creatura di Frankenstein o il vampiro. Il buio ci accompagna in situazioni di vergogna (“vorrei sprofondare”), di inganno (Ulisse e i compagni attendono nel ventre buio del cavallo il momento per compiere la strage notturna), di paura, del peccato (che oscura l’anima e la allontana dallo splendore della sapienza e della grazia divina), infine di ignoranza, per es. nel buio della caverna platonica. “Eppure” – conclude la Prof Rigotti – “è bello, bellissimo, il buio: corrisponde all’interno della coscienza e dell’intimità, è il luogo della meditazione, della riflessione e dell’introspezione. E’ anche il luogo/momento della quiete fisica e della calma interiore, di cui scrive Foscolo, quando il suo spirto guerrier si placa al buio della sera che porta via le preoccupazioni. Ammiratori del buio furono i Romantici e Novalis, ma anche Nietzsche. Basta pensare al Canto notturno dello Zarathustra, che si innalza nella notte romana in cui “parlano le zampillanti fontane. E si potrebbero citare Leopardi, Pascoli, la filosofa Maria Zambrano. Io stessa, si parva licet, sono una ammiratrice del buio e della vista notturna, forse per gli occhi da gatto che mi ritrovo”.
Gabriele Parenti

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