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UN FORUM PER LA GIUSTIZIA GIUSTA

Gino Di Maro propone, dopo l’assemblea di Firenze, di iniziare subito l’elaborazione di alcune proposte programmatiche, dando vita a due Forum tematici: uno sulla giustizia, l’altro sulla riforma elettorale.

di Gino Di Maro | 23 Giugno 2006

I recenti arresti “alti” e le modalità delle indagini (o almeno di quello che si percepisce) mi inducono a scriverVi sul bisogno GIUSTIZIA da me richiamata tra i bisogni del cittadino nel mio breve intervento di Firenze.
Colgo l’occasione per fare una proposta e, parallelamente, per chiarire agli amici ed ai compagni che hanno aderito a Firenze a quel “soggetto/entità laica, liberale e socialista” la mia idea sull’immediato impegno politico dello stesso “soggetto/entità laica, liberale e socialista” attraverso dei Forum.
Rinnovo la proposta di istituire dei FORUM e ne chiarisco le funzioni: saranno dei gruppi di lavoro su problematiche pregnanti le cui risultanze rappresenteranno terreno di impegno politico per il nuovo soggetto. Propongo e suggerisco che i partecipanti a questi Forum potranno operare (almeno per una certa attività preliminare) lavorando a distanza, dalle rispettive città di residenza, attraverso la posta elettronica così come oggi si lavora proficuamente negli studi professionali o nelle realtà imprenditoriali.
Propongo un forum sulla problematica attualissima e sentita della riforma elettorale ove, come suggeriva il compagno Nicola Cariglia, si studi un referendum che incida nella possibile riforma. Io ci sto già studiando.
Un altro forum sul bisogno, oserei dire “REALE”, è da istituire a breve per una “GIUSTIZIA veramente GIUSTA” nell’ambito del bisogno di “LEGALITA’” troppo spesso disatteso da una classe politica, quella della c.d. seconda repubblica, timida e per alcuni aspetti sfuggente. Vi ripeto che anche i recenti arresti “alti” e le modalità delle indagini rendono questo bisogno attualissimo.
Sia sul tema della riforma elettorale che sulla “GIUSTIZIA veramente GIUSTA” così come su altri temi (lavoro precario e lavoro “a nero” e lavoro degli extracomunitari, riforme istituzionali, “costo della politica”, sicurezza, riforma delle professioni, ecc.) possiamo incidere subito, come laici e socialisti, nell’agone della politica e fare la differenza. Ma reputo che sarebbe un errore rimandare tutto ad ottobre.
Gino Di Maro

Concordo pienamente con Di Maro. La sua proposta di Forum sulla legge elettorale è in linea con quanto scritto dall’on. Lelio Lagorio e sostenuto anche in un articolo di Pensalibero in questa stessa pagina. Quanto alla giustizia, la necessità di una nostra proposta deriva dalla cronaca di tutti i giorni ed è supportata dalle considerazioni di Di Maro in ordine alle inadempienze delle maggioranze che si sono alternate al potere.
Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Gino Di Maro

Interazioni del lettore

Commenti

  1. beppe

    18 Luglio 2006 alle 13:54

    Club L’imprenditore Via voltolina Meio, 30 Brescia
    tel. 030 2421214 e-mail isola@liberidiscegliere.org http://www.liberidiscegliere.org
    Sig. Direttore,
    dopo tante aspettative in merito alle liberalizzazioni, come del prepensionamento dei dipendenti pubblici, liberalizzare la vendita dei farmaci, abolire le tariffe minime dei professionisti, aumentare le licenze dei taxi, abbonire il privilegio delle banche, alla fine e arrivato il decreto, bene, benissimo, ma si poteva fare meglio, non si capisce perchè introdurre nuovi obblighi alle imprese, come l’allegato clienti fornitori che si tradurrà con una nuova spesa per nuovi programmi, o come per i taxisti.
    Per quanto riguarda le nuove licenze dei taxi il modo mette i sindaci delle città nella condizione di essere ricattati da una sparuta minoranza di cittadini. La soluzione più logica era di regalare a tutti i taxista una nuova licenza lasciando ad ognuno la scelta di rivenderla o tenerla dormiente. Risultato raddoppio delle licenze e nessun sciopero. Sono sicuro che sotto le pressioni delle potenti corporazioni ben poco rimarrà di un decreto che finalmente rendeva un po’ di giustizia al cittadino comune.
    Quante volte del resto abbiamo desiderato uno Stato diverso da quello esistente… quante volte abbiamo puntato il dito contro le mille magagne ed i mille disservizi della pachidermica macchina pubblica… quante volte abbiamo sentito la classe politica e le sue beghe come distante dalle nostre esigenze e dalle nostre attese
    Lo Stato – a dire il vero – non ci ha mai entusiasmato. Siamo sempre stati molto riluttanti a riconoscerne la sacralità e la supremazia sulle nostre vite.
    Fin da bambini, certo, hanno provato a convincerci che lo Stato è necessario. Necessario al nostro benessere, alla convivenza civile ed alla nostra stessa sopravvivenza. Ci hanno parlato del Risorgimento e della Resistenza, della “costituzione democratica ed antifascista e delle “magnifiche sorti e progressive” che la macchina pubblica ci riserva.
    I politici, gli intellettuali, i cortigiani del Palazzo hanno da sempre cercato di giustificare con altisonante retorica le pretese dei governanti di controllare i nostri comportamenti privati e di depredare il nostro portafogli. Le prerogative che lo Stato rivendica sarebbero, in altre parole, legittime in quanto primariamente orientate al “nostro bene”.
    Ultimamente peraltro i politici cominciano ad ammettere che in fondo ed in fondo lo Stato non è tutto rose e fiori… che in fondo non sta andando tutto così bene… si lasciano sfuggire che il sistema pensionistico così com’è non regge… che la legislazione del lavoro che abbiamo adesso è insostenibile… Questo avviene perché la classe politica e burocratica ha compreso che gli umori degli elettori stanno cambiando e che è sempre più difficile convincere i contribuenti della bontà dello Stato così come lo conosciamo attualmente. In altre parole se “questo” Stato comincia ad essere un po’ screditato, allora basta prospettare alla gente che “questo” Stato diventi un “altro” Stato ed il gioco è fatto. Così ci viene detto che la situazione è ancora sotto controllo. Che lo Stato ha in sé tutti gli strumenti per riportarsi sul sentiero giusto. Uno Stato “può essere riformato”… attraverso la democrazia… attraverso i partiti… attraverso la politica.
    La parola “riforme” è una delle più ricorrenti sulla bocca dei politici per lo meno dall’inizio degli anni ’90. “La stagione delle riforme è cominciata” – quante volte ci siamo sentiti ripetere questa affermazione! Riforma della istituzioni. Riforma del mercato del lavoro. Riforma del fisco. Riforma della scuola. Riforma della sanità. Riforma delle pensioni.
    Alcune di queste riforme sono finora rimaste solamente degli slogan, buoni per un volantino elettorale o per una tavola rotonda. Altre i politici ci dicono di averle fatte ma francamente ci sembra che per noi non sia cambiato assolutamente nulla.
    Le tasse non sono diminuite. Lo Stato mantiene un potere pressoché totale su tantissimi sfere dell’attività umana e continua a controllare in modo asfissiante le nostre vite “dalla culla alla tomba”. I risultati sono evidenti agli occhi di tutti.
    Naturalmente i politici hanno sempre pronta una giustificazione sul perché le cose non sono andate come avevano promesso. Una volte è colpa della congiuntura economica sfavorevole; un’altra volta invece della necessità di rispettare i parametri per “entrare in Europa”; una volta del lievitare del prezzo del petrolio causato dalla crisi medio-orientale. E quindi ci esortano ad avere pazienza – ad accettare sacrifici “in questo periodo di crisi”. La pazienza dei popoli, tuttavia, troppe volte si è rivelata la mangiatoia dei tiranni. Giuseppe Quarto

    Rispondi
  2. Gino Di Maro

    28 Giugno 2006 alle 21:55

    Caro Franchini,
    la terza forza non deve tradursi in un inesistente terzo isolato polo!
    Reputo che la collocazione dei Socialisti dei laici e dei liberali nelle recenti elezioni politiche non si è riconosciuta né nella casa delle libertà né nella c.d. Unione.
    Chi, come me, ha votato il centrosinistra lo ha fatto con grandi mal di pancia che fanno ancora male; chi come altri, che pure rispetto, ha votato la CDL, perché ha votato radicalmente contro il cattocomunismo, pure ha votato turandosi il naso.
    Oggi, dopo le elezioni, tutto è cambiato ed è in movimento.
    Sarebbe un errore, che non voglio commettere, chiudersi in un elitario intellettuale terzo inesistente polo.
    Le forze laiche, liberali e socialiste hanno, oggi e solo oggi, la possibilità di dare un progetto moderno all’Italia e se tale progetto sarà credibile, saranno le altre forze degli altri poli oggi in decomposizione che rispetto a questo progetto dovranno pronunciarsi.
    Offrire un “PROGETTO “minimale” LIBERAL/SOCIALISTA di una decina di punti” al centrosinistra, a questo centrosinistra, significa fare politica.
    Sarà il centrosinistra che dovrà dire se stare con le forze laiche, liberali e socialiste o stare contro.
    Se sceglie la seconda ipotesi ne viene di conseguenza che lo stesso “PROGETTO “minimale” LIBERAL/SOCIALISTA di una decina di punti” diventerà il collante della nuova opposizione allo stesso centrosinistra.
    Per essere credibile questo “PROGETTO “minimale” LIBERAL/SOCIALISTA di una decina di punti” dovrà essere succinto, ma elaborato coinvolgendo il più possibile forze democratiche. Per questo che non capisco quella che Tu chiami “incerta collocazione partecipativa”, la Tua diffidenza verso chi si siederà intorno a dei tavoli per progettare e dunque per fare politica… sulla Giustizia, sull’immigrazione, sul lavoro precario, sulla legge elettorale… ed altro.
    10 Forum, ovviamente istituiti dagli organi dirigenti del nuovo “soggetto/entità laica, liberale e socialista” (che, lo ribadisco, deve essere un partito), 10 punti e non un libraccio di 280 pagine quasi incomprensibile.
    Saluti affettuosi
    Gino Di Maro

    Rispondi
  3. franchini

    28 Giugno 2006 alle 20:54

    Per il Compagno Di Maro e, naturalmente, per i cortesi lettori.
    Ti ringrazio per l’attenzione che hai rivolto a quanto ho creduto rilevare si evidenziasse dalle tue proposte.
    Debbo qui osservare che ho difetto di chiarezza espositiva, giacchè emerge nel tuo scritto l’accentuazione di differenze tra le tue proposizioni e le mie note.
    In effetti è uno scontro inesistente, uno “pseudo scontro” in quanto il senso del mio scritto si rivolgeva solo ad una possibile interpretazione di quanto mi appariva tu volessi raggiungere attraverso l’attivazione dei “forum”. E, mi sembra, di aver ampiamente, espansivamente, sostenuto le tue ragioni e motivazioni.
    Forse, esprimendo il mio vizio di organizzazione. Finalizzato alla concretizzazione politica dell’insieme. Tanto da rammaricarmi che la mancanza di un esecutivo non facoltasse la nomina di responsabili di settori di elborazione. Proponendoti (a chi?) quale responsabile del dipartimento giustizia, per la tua disponibilità al fare.
    Questione italiana serissima, la giustizia, la cui condizione di degrado (ho da dirti che mia moglie, tra i primi aderenti alla proposta dell’assemblea di Firenze, è avvocato; quindi, andando con lo zoppo, un po ho imparato a zoppicare) investe ambiti di rito e di ordinamento più ampi e nascosti di quelli onorati dall’interesse dei media e, se mi è permesso, oltre i rimedi di urgenza e di raddrizzamento momentaneo richiede, soprattutto, una riscoperta dell’etica della Giustizia.
    Consentimi una breve nota sul “non più partito, non già movimento” (qui auspicando che questo nostro dibattere coinvolga, sul tema, una ampia platea).
    Preliminarmente osservo che la mia età –non conosco la tua- mi riconduce alle sezioni laddove l’apprendistato, per aspirare ad essere leader, obbligava alla pulizia degli igienici; laddove le “seggiate” erano il condimento di interminabili discussioni che si proseguivano a gruppetti di confuse maggioranze e minoranze, al banco del cafè. E’ in me vivo l’insegnamento umano, finanche crudele –tralascio opportunistico, ma anche questa è vita- del partito.
    Il problema che ho posto, che pongo –e al quale tu mi sembra abbia dato una traccia di risposta, anche se nel tuo riscontro la disconosci- è quello di individuare una struttura organizzativa e operativa, al nuovo soggetto politico, confacente ai fini che si propone nell’alveo storico in cui li propone.
    Certamente non si combatte, oggi, una guerra con una carica di cavalleria. Nè ci si può modellare con le fiorentine arti o corporazioni.
    Voglio dire che le sezioni –se vi saranno- non potranno essere le sezioni delle “seggiate”, che i giovani hanno le pretese della vecchiaia senza averne la prudenza (nel suo pieno significato), che i modi della comunicazione e dei coinvolgimenti commotivi sono mutati, che le problematiche ideali sono in divenire e rapportate in modo esponenziale all’evento demografico, che nessun “partito” può essere oggi partito o movimento, giacchè la società pratica, nel suo farsi, nel ciclo del suo farsi, li priva di quelle coordinate necessarie ad essere partito o movimento. Insomma, bisogna fare i conti con quella che noi vorremmo sia la storia, non subirla. E lo dico da socialista.
    Io non ho la risposta. Forse, insieme potremo trovarla. Ma, nuovamente ma, di nuovo ma, occorre un principio.
    E questo principio non potrà affermarsi se l’ “insieme” non focalizzerà il proprio impianto ideologico. Avvertendo il ribellismo che preme d’intorno.
    Se ne assisteremo, imbelli, al suo farsi, ogni discorso muterà.
    Vaga un diffuso senso di incerta collocazione partecipativa. Che non si rivolge ai partiti. Che si confonde nell’illusione del movimentismo. A tutto ciò io gradirei si desse risposta. Una risposta consona. Pensiamoci.
    Caro Compagno, per questo non ufficializzo le esigenze di costituzione di “forum” sugli argomenti che reputo essenziali alla definizione di una piattaforma di progetto.
    Uno solo il dibattito. Una la scelta. Una la linea politica.
    Sacrificando, per così dire, anche la presenza di mia moglie -che si interessa di proprietà intellettuale (a mio avviso una dei temi essenziali alla elaborazione dell’ideologia Socialista contemporanea)-.
    Concludo nel condividere, ma mi sembra di averlo testimoniato nel complessivo della nota, quanto sostieni sulla identificazione di posizione univoca dell’insieme, sui temi della giustizia.
    Ti ringrazio per la lettura che vorrai dedicarmi, ancora sperando che questo nostro discorrere trovi interesse e sostegno in altri.
    fraternamente
    franchini

    ps
    Dopo aver steso queste note vengo a leggere, in altro tuo intervento,: “Un PROGETTO “minimale” LIBERAL/SOCIALISTA di una decina di punti frutto del lavoro della massima unità possibile delle forze dell’area laica, liberale e socialista dovrà essere “offerto” preliminarmente al centrosinistra come condizione inderogabile per innestare il ramo laico, liberale e socialista in un nuovo centrosinistra costituendo.”
    Su questa ipotesi tendente a “innestare il ramo laico, liberale e socialista in un nuovo centrosinistra costituendo.” esprimo il mio pieno e radicale dissenso, giacchè, a mio avviso, mina i presupposti di quella “rivoluzione in cammino” o “riformismo rivoluzionario” (a dirla con un Compagno, nel ricordo di Lombardi) di cui, come Socialista, mi sento erede e protagonista negli ideali e nel quotidiano e che potrebbe e dovrebbe essere il cardine di riflessione per una “terza forza”.
    Una cosa è creare una aggregazione politica “nuova”, a labari abbassati, una cosa è costruire una formazione politica che abbia in se il destino di inserirsi nel contesto piccolo-borghese e tenutario delle lobbies, che stritolano le libertà economiche e ricacciano i lavoratori nel ghetto dell’indigenze.
    Il tuo pensiero è lecito. Ma, è il tuo pensiero.
    Conferma le mie perplessità e la richiesta, inascoltata –so che resterà inascoltata- di formulare ed esprimere una ideologia politica sul cui riferimento poggiare le proprie azioni parziali, anche teoriche. Nè una ideologia la si raccatta tra discorsi a due, anche intensi; come quello che noi andiamo svolgendo.

    Rispondi
  4. Gino Di Maro

    26 Giugno 2006 alle 20:22

    Rispondo a Franchini.
    I Forum che chiedo non devono essere una “… selezione di partecipazione strutturale al nuovo soggetto. Un qualche esame di volontà. Prima che di capacità….”
    I Forum che chiedo devono essere, semplicemente, seriamente, come ho specificato, dei luoghi di lavoro dove fare politica o riniziare a fare politica.
    E’ quella che manca ed è su quella che si misurerà la differenza, già dalle prossime settimane, sia con il centrodestra che con il centrosinistra.
    La stagione elettorale ieri si è conclusa con l’ultimo appuntamento referendario.
    Occorre ora una fase di riflessione e di contestuale rilancio.
    Per non restare nell’improvvisazione, per non imitare il centrodestra che dice no a tutto, per non imitare il centrosinistra che elabora un programma di circa trecento pagine che spinge al mero rifiuto della lettura dello stesso, propongo che una forza politica, né del centrodestra né del centrosinistra, laica liberale e socialista, incalzi su una decina di punti che, secondo il mio parere, devono essere individuati con proposte politiche precise da gruppi di lavoro che io chiamo “FORUM”.
    Sono stufo di sentire parlare meramente di “unità Socialista” senza contenuti e a patto che chi deve dirigerla è, guarda caso, chi la propone contro chi propone, più o meno, la stessa cosa. Chiedo 10 punti per un nuovo soggetto laico liberale e socialista, dalla riforma elettorale ad una GIUSTIZIA veramente GIUSTA e questi 10 punti non devono essere buttati lì nell’approssimazione!
    Quanto alla “… forza politica, non più partito, non già movimento” che Franchini definisce l’entità/soggetto laico liberale e socialista nato a Firenze cui aderisco, è e deve essere una partito politico senza “se” e senza “ma”. Su questo resto un conservatore e sfido chiunque su questo terreno. Saluti Gino Di Maro
    .

    Rispondi
  5. franchini

    25 Giugno 2006 alle 13:34

    Chi è assente ha sempre torto. E, a Firenze, ero assente.
    Ma in un mio commento (quindi con forma di forum, senza, peraltro, interlcutori) esprimevo le mie perplessità sulla indecisione organizzativa che poteva derivare da un’assemblea delle “buone intenzioni”, non costitutiva, di quella che ho definito possibile come “una forza politica, non più partito, non già movimento”.
    L’esito. La formazione di un “comitato provvisorio con il compito di curare gli adempimenti organizzativi, di radicare la rete sul territorio e di intraprendere altresì iniziative politiche che coinvolgano anche le forze laiche e socialiste” -nella lettura della vaghezza politico/gestionale cui si offre- ha radicato, ulteriormente, le mie perplessità.
    Questo antefatto è necessario al ragionamento che sollecita –che merita, se mi è consentito- l’intervento del Compagno Di Maro.
    E, allora: il Compagno Di Maro con grande lucidità di connessione delle varie esperienze dialettiche, politiche e tecnologiche –quindi intercomunicative- propone, tacitamente e inplicitamente, con la costituzione di “forum”, quel “non più partito, non già movimento” che auspicavo.
    Dagli spunti che si leggono si può ricavare l’ipotesi di virtualizzare le sedi nazionali e territoriali –necessarie ad una struttura unitaria-.
    Con la possibilità di riunioni in videoconferenze, velocizzando l’insieme delle informazioni e delle decisioni, anche riconducendole alla videoscrittura e conseguentemente alla sintesi, obbligata, degli interventi. Internazionalizzando, finanche, la proposta politica. Riducendo i costi di organizzazione e gestione nella fase antecedente l’intervento operativo –ove necessario- sul territorio. Democraticizzando il rapporto tra gli aderenti, con dinamiche di antagonismo nuove, nel loro farsi.
    Una struttura dinamica e telematica. Forse già vista. Ma adattabile e flessibile agli scopi teorici e adesivi. Potrei dire: ottimale e funzionale.
    Ma –e non è un ma ostativo, bensì integrativo- i “forum” come oggi Di Maro ne sollecita l’apertura non possono essere individuati e proposti all’impronta; secondo una vaga esigenza, ovvero secondo una personale capacità ed esperienza e saggezza di proposta, ovvero per sostenere l’autorevolezza del proponente.
    Nulla mi costerebbe, su tali presupposti, lanciare l’idea di un “forum” per la riforma del sistema fiscale basata sulla tassazione dell’accumulo e non sul reddito (tema politico ma soprattutto “pratico”, di certo interesse generale e, quindi, di coinvolgimento e di possibile adesione).
    Di Maro afferma: “saranno dei gruppi di lavoro su problematiche pregnanti le cui risultanze rappresenteranno terreno di impegno politico per il nuovo soggetto”. Quasi auspicando una possibile –ma, eventuale- selezione di partecipazione strutturale al nuovo soggetto. Un qualche esame di volontà. Prima che di capacità. Nell’evenienza di saggio della “materia prima umana” su cui fondare.
    Per certi versi condivisibile tale attesa, a mio avviso i “forum” hanno, comunque, un senso operativo, di coagulo e di riferimento se inseriti in un consapevole e condiviso progetto organizzativo. Affidarsi alla casualità degli interventi, senza che gli interventori abbiano chiari i riferimenti politici –anche nominali- può facilitare la dispersione, in uno sterile gioco di supponenza.
    Torno, allora, all’antefatto. Occorreva a Firenze non fomentare una nebulosa indistinta -affidata nel suo consolidamento alla improvvisazione e non al “caos”- bensì dettagliare uno schema, anche transitorio, di dirigenza e di responsabilità. Quale che fosse.
    Una segreteria esecutiva, una direzione, con assegnazione di compiti precipui. Capace di individuare scelte strategiche e di affidarne la rappresentanza verso l’esterno.
    Usufruendo –ritorno in riferimento a Di Maro- della multimedialità per il dibattito e il voto sui documenti. Con sito autonomo, ovvero collegato con link a “pensalibero”. Con quelle risorse di accesso e di funzioni che un webmaster ben può strutturare, secondo le esigenze.
    Che il Compagno Di Maro, quindi, non sia l’iniziatore di un “forum” in cui, forse, i possibili interventori siano dei transitori lettori –mi auguro, comunque il contrario- bensì il riferimento -responsabile coordinatore- di un settore “giustizia” organizzando e strutturando tale settore, ma soprattutto, avocando interventi di partecipazione in gruppi di opinione e lavoro. Nelle forme di comunicazione e di collegamento idonee tra i membri, anche con interventi separati di simpatizzanti, sui documenti dei gruppi, in “forum”. Così come altri siano investiti di pari responsabilità per individuati settori. Nell’ambito di una linea politica dell’odierno raggruppamento, elaborata, approvata da un organismo esecutivo con autentici poteri di rappresentanza del raggruppamento. Senza diluire i tempi. Senza attendere “ottobre” per eleggere un comitato centrale derivato da iniziative scollegate, quindi destinato a procastinare nel tempo l’ipotesi costitutiva di una forza politica teorico/prassistica.
    Altrimenti sopravviverebbero le mie perplessità. Delle due, l’una: o si procederebbe verso una sorta di “girotondismo” –sterile- o verso un tentativo –ignoto- di ingabbiamento delle risorse umane e politiche espresse dagli aderenti.
    Auguro al Compagno Di Maro, così intenso di proposte, comunque, ogni successo alle iniziative che si prefigge.
    franchini

    Rispondi

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