Non capisco perché la “sentenza” di Marchionne, sul domani di Mirafiori e più in generale della Fiat che coinvolge la vita di migliaia di operai, i rapporti sociali e anche politici di questo paese, è stata chiamata “accordo sindacale”. Un accordo, senza trattativa, non è un accordo. Un “accordo” fondato sul dictat, o mangiate questa minestra o vi butto dalla finestra, non è un accordo. Il fatto che CISL e UIL abbiano firmato, non trasforma un dictat in un accordo, semmai rivela una crisi del Sindacato. Non è il fatto che la FIOM-CGIL non abbia firmato che mi fa dire che quella di Mirafiori, come a Pomigliano, non è un accordo. La FIOM in passato non ha firmato contratti che poteva firmare: anche la sua non firma rivela una crisi del Sindacato. Una crisi che si somma a quella delle forze politiche: il governo ha fatto solo da palo e la sinistra non c’è. C’è Marchionne e quelli che lo incensano come demiurgo della modernità. Se il Sindacato non riflette sulle sue sconfitte può aprirsi una stagione nera per tutti. Anche per la democrazia.
Emanuele Macaluso www.leragioni.it

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