L’attuale pandemia ( questa volta ha finalmente un nome ed un cognome) sembra aver distratto i nostri governanti da ogni altro interesse e problema che attanagliano i poveri italiani.
Però queste distrazioni dovrebbero almeno avere, visto che assorbono totalmente le energie dei reggitori dell’italica gente, il contenuto di ragionevole sistematicità; si va avanti invece con provvedimenti contingenti e circostanti che rammentano sempre più le grida manzoniane.
Talvolta, in tanto sistematico caos, si elevano isolate voci, quelle di pochi che hanno idee chiare sul da farsi; mi riferisco ai vari Draghi, Cottarelli; questi, ben rendendosi conto della gravità del momento, non si stancano di ripetere che ben vengano i miliardi dell’Europa; ma aggiungono che, se non vogliamo indebitare l’Italia fino alla settima generazione, è necessario, oltre che emettere provvedimenti assistenziali, nella speranza poi che non diventino rendite parassitarie, rilanciare la crescita.
Invero hanno scoperto l’acqua calda.
E’ fatto notorio che l’economia non va avanti con redditi di cittadinanza o con regalie più o meno giustificate; occorre invece che il mercato produca, che le opere si intreccino nel quadro di un interscambio funzionale; insomma che siano poste in essere iniziative che muovano il lavoro e che dunque facciano circolare la ricchezza.
Questo pensiero è la premessa ad una ulteriore riflessione che riguarda un settore che, opportunamente rilanciato, potrebbe, a mio avviso, incrementare notevolmente l’economia e dunque portare la nazione a quella ambita crescita, necessaria per superare le criticità che ci stanno strangolando.
Questo settore è l’edilizia.
L’on. Fraccaro ha avuto la grande idea di inventare il c.d. 110%. Mi spiego meglio; ormai tutti sanno di cosa si tratti: in sintesi interventi su manufatti edilizi esistenti, per migliorarne il risparmio energetico e per ridurre il rischio sismico, oltre tanti altri.
L’importanza di questo progetto è che si interviene su un patrimonio edilizio esistente; non si tratta dunque di nuove gettate di cemento. Altro aspetto è che potrà essere ottenuto un notevole risparmio di energia in quanto le coibentazioni, in diverso modo realizzate, ridurranno i costi per il benessere termico e ridurranno anche il fenomeno dell’inquinamento.
Non solo: accanto a questi interventi, chiamiamoli trainanti, se ne possono aggiungere altri che attengono agli arredi, agli impianti, alle opere di ristrutturazione in generale.
Senza entrare nello specifico, si può dire che per l’effettuazione di queste opere il cittadino è sollevato in gran parte dai costi in quanto, a diverso titolo e con differenti modalità, se ne fa carico lo Stato.
Dunque la previsione di un notevole numero di cantieri darebbe la stura ad una altrettanto notevole filiera di opere: si pensi ad elettricisti, idraulici, vetrai, falegnami, mobilieri, arredatori e quanto altro. D’altronde è noto che quando la cazzuola si muove l’economia corre.
Per questo penso che l’Italia, malgrado la tragedia in cui si trova, potrebbe approfittare di questa opportunità operativa per ripartire, appunto per iniziare quella crescita che non porterebbe assolutamente al degrado del territorio, anzi ad un notevole miglioramento del patrimonio edilizio esistente.
Ed allora, via avanti per questa strada!
E qui nascono i problemi.
Il primo riguarda il termine di efficacia della legge sul c.d. 110%; la scadenza è prevista per il 31.12.2021.
Chiunque di noi, anche se semplicemente intenzionato a chiudere un balcone, conosce i tempi per ottenere un permesso dal comune; se avesse per caso affrontato una ipotesi di intervento con la legge 110%, sa benissimo quali siano i vincoli burocratici per accedere al beneficio che, si noti, sarà riconosciuto purché i lavori siano conclusi entro la data di efficacia della legge.
Allora domandiamoci quale opera importante, tale da comportare un impegno economico che coinvolga tutta la filiera produttiva conseguente, possa essere non solo iniziata, ma addirittura conclusa entro il 2021? Non dimentichiamoci che la legge di cui si parla è del 17 luglio 2020. Insomma quale temerario può iniziare un’avventura, che certamente non avrebbe affrontato senza la garanzia di copertura dello Stato, non sapendo ancora se la legge avrà una adeguata proroga, tale da consentire non solo l’inizio dell’opera, ma anche la conclusione?
Non vorremmo che anche questa iniziativa legislativa abbia il contenuto simulatorio come tanti provvedimenti emanati “ ex abrupto” negli ultimi tempi.
Il secondo problema che affrontiamo è ancora più tragico; qui si arriva al grottesco delinquenziale.
Esiste una legge, non recentissima, che prevede uno sgravio del 50% per tutte le opere di ristrutturazione edilizia, fino ad una copertura massima di circa € 100.000,00; è ben comprensibile quanto interesse susciti questa norma. Ebbene, sapete quando scade la relativa applicazione? Il 31.12.2020. Si esatto il 31.12.2020, cioè tra quindici giorni.
Si ripete: tutti sanno che l’edilizia è un motore trainante dell’economia e dunque che per una ripresa della crescita sarebbe essenziale dare impulso a questo settore. Allora come è possibile che ad oggi, 16 dicembre 2020, non siano state ancora garantite le proroghe alle normative richiamate? Chi si azzarderebbe ad iniziare un’impresa senza la benché minima certezza del diritto?
Posso anche benevolmente pensare che con la prossima finanziaria l’efficacia di queste leggi sarà prorogata, sempre che non se lo dimentichino; ma anche a voler pensar bene, mettiamoci un attimo nei panni di quell’imprenditore o di quel privato che, pur intenzionati, non possono, nell’incertezza, iniziare attività alcuna; in compenso l’imprenditore metterà in cassa integrazione qualche dipendente; il privato depositerà in banca quei soldi che avrebbe utilizzato per integrare i benefici statali.
E questa si chiama stagnazione, altro che crescita! Anzi stagnazione voluta, non tanto da preordinato disegno, quanto da incompetenza ed incapacità.
Ma quello che appare ancora più grave è che nessuno, a livello parlamentare, abbia presentato una interpellanza, per sollevare la questione; siamo messi proprio bene…
Mi torna in mente un passaggio di Dante: “ o serva Italia di dolore ostello…” con quel che segue.
Carlo Eugenio Casini

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