Quando si parla di una persona che ha operato per conto dell’apparato pubblico, bisognerebbe dire che ha “servito i cittadini”.
Ho sentito ripetere fino alla noia da politici e boiardi l’espressione “era/è un servitore dello Stato”; è una locuzione impropria. In occasione di commemorazioni di politici e funzionari pubblici, l’espressione “era un servitore dello Stato” non manca mai. L’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, quando pronunciava la parola Stato se ne riempiva la bocca. Faceva a dir poco rabbia, quando si ergeva a difensore del potere pubblico. Certamente, per lui, da magistrato prestato alla politica era facile fare demagogia; non aveva mai avuto bisogno di difendersi dalla mano armata di un burocrate dello Stato. Quando si parla di una persona che ha operato per conto dell’apparato pubblico, bisognerebbe dire che ha “servito i cittadini”. Lo Stato ha una personalità astratta, anche se a volte questa entità si materializza e ci perseguita per mano della burocrazia. La costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo, ai cittadini, a tutti noi. E’ un concetto ignobile quello di coloro che pensano al popolo come suddito. Chi percepisce uno stipendio come impiegato pubblico, da semplice impiegato o prefetto che sia, dovrebbe essere un “servitore dei cittadini”. Ma non è così! Il cittadino si trova di fronte, il più delle volte, impiegati arroganti, spocchiosi e maleducati. Nessuno dei nostri governanti ha mai pensato di attuare un corso di pubbliche relazioni (di buona creanza) prima di mettere gli impiegati a contatto con il pubblico. Il concetto che bisognerebbe inculcare a chiunque ha a che fare con il pubblico e che è “servitore dei cittadini”. Perché l’espressione “servitore dello Stato” è sbagliata. Una vera democrazia si realizza quando il cittadino si sente egli stesso lo Stato ed entra in un ufficio pubblico o tribunale, che sia, senza timori reverenziali o di subire ingiustizie. Forse ci vorrà ancora molto tempo, prima che possa cambiare la mentalità all’interno dell’apparato pubblico e nell’ambito della politica. Ma è una battaglia sacrosanta per la democrazia, che bisogna portare avanti. I nostri deputati e senatori (le buone eccezioni ci sono sempre) sono per lo più dei Masaniello, che una volta eletti, subiscono il fascino del palazzo, si fanno fagocitare dai burocrati e dimenticano il popolo che li ha designati. Proprio come accadde al popolano eroe napoletano che, smesso l’abito del rivoluzionario, si trasferì nel palazzo dei Borboni.

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