
Gianluca Vialli se ne è andato, come avevamo compreso e temuto dalle ultime notizie.
Lo ricordo così, con un breve scritto del 2021 in una pagina del mio libro “ Controvento. Il coraggio della pecora nera “.
Perché aveva tanto coraggio e tanta determinazione. Perché non era un mediocre.
E perché sia di esempio a tanti giovani .
“Sono ormai anni che non seguo più il calcio, lo sport che ancora oggi amo più di ogni altro.
Troppi soldi, troppi interessi, troppi lutti dovuti ad un fanatismo spesso indotto e talvolta incoraggiato.
Non è moralismo il mio, tutt’altro.
Non giudico assolutamente chi ne trae beneficio, così come chi lo segue proprio come facevo io una volta.
E non è a causa della pandemia che ho assunto questo atteggiamento.
Solo che non ritengo più accettabile tutto questo giro di miliardi quando poi non si affronta con la necessaria energia e determinazione tutta un’altra serie di questioni più importanti come “sistema Paese”, ad iniziare dallo sviluppo economico e dal lavoro che riusciamo ad offrire, per non parlare delle condizioni dei lavoratori.
C’è però nella recente vittoria degli azzurri agli Europei un segnale forte che va al di là dello sport e che insegna più di tante prediche.
Un esempio allo stesso tempo di amicizia vera e di caparbietà,
di speranza e di stimolo a non arrendersi mai, nello sport ma soprattutto nella vita.
Ciò che ha detto Gianluca Vialli (citando Franklin Delano Roosevelt) negli spogliatoi prima della partita finale contro i sudditi di sua maestà la Regina di Inghilterra, insieme a quell’ emozionante abbraccio con l’amico di una vita Roberto Mancini al fischio finale, rappresenta la vittoria della speranza sulla rassegnazione, la forza di volontà che ognuno di noi deve tirar fuori per andare avanti.
Con la schiena ben dritta, sapendo che non esiste mai sconfitta nel cuore di chi lotta.
“Non è colui che critica a contare, né colui che indica quando gli altri inciampano o che commenta come una certa azione si sarebbe dovuta compiere meglio. L’onore spetta all’uomo nell’arena. L’uomo il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue. L’uomo che lotta con coraggio, che sbaglia ripetutamente, sapendo che non c’è impresa degna di questo nome che sia priva di errori e mancanze. L’uomo che dedica tutto se stesso al raggiungimento di un obiettivo, che sa entusiasmarsi e impegnarsi fino in fondo e che si spende per una causa giusta.
L’uomo che, quando le cose vanno bene, conosce finalmente il trionfo delle grandi conquiste e che, quando le cose vanno male, cade sapendo di aver osato. Quest’uomo non avrà mai un posto accanto a quelle anime mediocri che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta”.”
Francesco Carbini

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