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Ulysses Grant: ottimo generale pessimo presidente

di Mauro Della Porta Raffo | 26 Aprile 2015

Dei venticinque ministri che lo affiancarono negli otto anni di presidenza, molti erano veri furfanti e parecchi degli emeriti somari.

Le elezioni del 1868 videro l’uno di fronte all’altro il repubblicano Ulysses Grant (Lincoln, dopo averlo visto all’opera durante la Guerra di Secessione al comando di un reparto di volontari dell’Illinois, lo aveva voluto maggior generale malgrado gli Stati Maggiori lo ritenessero un ubriacone e un mangiatore di sigari: “Non mi importa se Grant beve, ditemi quale whisky tracanna e mandatenequalche cassa agli altri generali”, ebbe a dire) e il democratico Horatio Seymour, governatore dello Stato di New York durante il conflitto civile.

Benché Grant, ovviamente, godesse di larghissima fama (la campagna GOP puntava quasi esclusivamente sulla cosiddetta ‘giubba insanguinata’ propria dell’eroico generale che aveva guidato sui campi di battaglia il Nord alla vittoria), la sua nomina fu contrastata.

E’ vero, vinse in ventisei Stati su trentaquattro, ma con un margine, in termini di voto popolare, risicato, ed è certo che se non avessero potuto esprimersi a suo favore i settecentomila neri degli Stati del Sud da poco riammessi nell’Unione sarebbe stato un presidente minoritario.

Insediatosi alla Casa Bianca, l’ex generale dimostrò tutta la propria inadeguatezza.

Era totalmente ignaro di politica e di pubblica amministrazione, non conosceva le norme federali, non comprendeva il sistema politico e, soprattutto, nella scelta dei collaboratori (cosa che mise in forte imbarazzo i maggiorenti repubblicani che avevano sperato di poterlo controllare), agiva esclusivamente in base alla simpatia che l’uno o l’altro personaggio sapeva ispirargli.

Dei venticinque ministri che lo affiancarono negli otto anni di presidenza, molti erano veri furfanti e parecchi degli emeriti somari.

Già nel corso del primo mandato diversi, clamorosi scandali lo coinvolsero sia pure marginalmente.

Per fare solo un esempio, arrivò ad accettare regali e prestiti da persone che gli chiedevano favori.

Fortuna (per lui) volle che, in vista della tornata elettorale del 1872, i democratici, anch’essi in crisi profonda, decidessero di opporgli un personaggio altrettanto se non più discutibile, il direttore del New York Tribune Horace Greeley .

Grant fu così confermato e fino alle fine la sua amministrazione continuò ad essere pessima e sconvolta dal malaffare.

Molti ministri tra i più importanti furono obbligati alle dimissioni perché scoperti con le mani nel sacco.

Altri si salvarono per il rotto della cuffia.

Il suo abbandono della politica (definitivo, per quanto nel 1880 qualcuno nel suo partito proponesse invano una sua terza candidatura) al termine del secondo quadriennio fu accolto con gioia dalla parte più sana del Paese

Perso in speculazioni sbagliate tutto il patrimonio, Grant visse gli ultimi anni nell’indigenza e solo la pubblicazione nel 1885 delle sue ‘Memorie’ salvò la famiglia dalla povertà!

(Per inciso, Grant, da ex presidente, fu ospite dell’Italia e in particolare di Varese. Nella ‘città giardino’, precisamente nell’allora accogliente Hotel Excelsior, soggiornò in vacanza frequentando il vicino ippodromo).

Pubblicato in : Primo piano

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