Facciamo ridere i polli col miraggio del fare sistema cambiando i pastori e conservando i cani: cambiando i politici ma conservando i burocrati.
Avevo ancora i pantaloni corti quando la classe politica italiana spacciava il “fare sistema”, come soluzione miracolosa per tutti i problemi passati, presenti e futuri. Ma in sei decenni, una testa d’uovo culturale, politica, economica, giudiziaria, o di qualunque altra marca, capace di fare dell’Italia un sistema decente, ancora la cercano. E per ultimo, anche il Presidente Mattarella, non ha mancato di ricordarci che l’Italia si salva solo facendo sistema.
Così io, a 74 anni, stanco di questo accidente di “fare sistema” diventato il barbiere di Siviglia ultima generazione, che tutti vogliono ma nessuno piglia; sto tentando di capire, sia pure senza titoli e mezzi, perché in Italia questa è una impresa a fallimento garantito.
Ho provato a immaginare chi possa aver pensato per primo un prototipo sia pure cavernicolo, di organizzazione di esseri viventi e liberi che possa dirsi, sia pure alla lontana, “sistema”. E immagino siano stati i pastori, nel tentativo di razionalizzare l’allevamento, il pascolo e lo sfruttamento del bestiame.
Quindi, la domanda da miliardi di miliardi di dollari, è perché il sistema di pascolo degli animali, (che per i sardi è ancora una scienza esatta) arrivato immutato e funzionante fino ad oggi, non è mutuabile nel governo democratico degli umani.
Perché il pastore riesce a trasformare utilmente in gregge governabile e produttivo, un’accozzaglia di pecore stupide e matte di centinaia o migliaia di capi, per portarle al pascolo e ritornarle a l’ovile in ottima salute, cariche di latte; e un amministratore di condominio, che voglia convincere mezza dozzina di famiglie a sotterrare l’ascia di guerra e smettere di fare danni a persone, animali e cose, fallisce miseramente?
Cosa c’è di tanto astruso nel pascolo di un gregge, che ne l’autogoverno degli umani non possa replicarsi con uguale utilità? E alla fine ho capito che il pastore lavora una sola volta a fare del pascolo un sistema intelligente e produttivo, quando sceglie i cani migliori a cui affidare il lavoro sporco e pesante di tenere unito il gregge, proteggerlo dai lupi e riportarlo gonfio di latte a l’ovile. Senza “cani ”, un pastore è impotente e indifeso quanto un Sindaco di Roma, un Premier, un Presidente, uno Statista ultima generazione di quelli che ormai non cavano più manco ragni dal buco.
Ora provate ad immaginarvi un pastore che deve governare cento pecore, ma non ha nemmeno un barboncino da salotto a cui affidarle o di cui fidarsi. A casa torna sfiancato e scimunito con mezzo gregge mangiato dai lupi, scappato, smarrito, ferito, azzannato, e quello sopravvissuto, ha brucato così poca erba, da avere le mammelle che chiedono latte invece di renderlo.
Che poi è la stessa condizione in cui rientra a casa il “pastore politico” di un popolo democratico di nome, ma individualista, presuntuoso, egoista, anarchico, rapace e corruttore di fatto, che ha un “pascolo economico ricco“, ma non ha “cani burocratici” che lo guidino, proteggano e aiutino a produrre in funzione di un sistema sostenibile.
Quindi, capite bene, che il ventre molle di uno Stato democratico non sono soltanto i pastori della politica ormai rincoglioniti dalle critiche, ma l’intero apparato pubblico che in Italia conta almeno cinque milioni di addetti, con la delicata funzione di “cani da pastore”, ma che ahinoi trascurano il gregge, per rincorrere mazzette o pu…ne, lasciando che il popolo italiano degeneri o deperisca per insanabile improduttività e feroce rapina tributaria.
Perciò è stupido cambiare ossessivamente pastore: berlusconi, prodi, monti, letta, renzi, ignaziomarino, (di soli Premier ne abbiamo già fatti fuori inutilmente 26) fingendo di non accorgerci della mutazione genetica dei loro cani burocratici, in lupi famelici, che accudiscono al gregge italiano che hanno in affidamento, divorandosi popolo e Stato, e facendo del “sistema”: cosa loro!!!
Dal Duilio Poggiolini e legittimi eredi e successori, l’Italia è tutta una fioritura di uffici mazzette. E’ giusto pensare che questi cani da pastore, si siano mutati in lupi famelici dovendo ubbidire ai corrotti della politica; o è più giusto classificarli poteri autonomi, capaci di infangare anche il miglior politico e mandare a pu…ne anche il miglior sistema socio economico? Perché se l’ipotesi giusta è la seconda, facciamo ridere i polli col miraggio del fare sistema cambiando i pastori e conservando i cani: cambiando i politici ma conservando i burocrati.
Fra “pastori, cani e pecore” in Italia il sistema lo abbiamo da sette decenni; urge solo ripulire il canile burocratico dai cani mutati in lupi, che anche se non riescono ad infettare il grosso della burocrazia sana e onesta, stanno sfuggendo a qualunque forma di governo politico e giudiziario, e portando popolo e Stato alla totale devastazione.

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