
In questi giorni ha avuto un vasta eco internazionale la notizia che ha suscitato molte polemiche nella stessa Ucraina, delle dimissioni del capo delle forze armate Zalužnyi. Sostituito l’8 febbraio dal generale comandante delle Forze di Terra, Oleksander Syrs’kyi (in grafia italiana Syrsky).
Emergono al momento alcune considerazioni in merito:
Syrsky è l’uomo della resistenza strenua ma fallita delle forze ucraine a Bakhmut, resistenza a oltranza, peraltro, imposta da Zelensky alcuni mesi fa e questo da un lato non rende Syrsky popolare fra le truppe, dall’altro indica che non sempre adotta le decisioni adeguate sul campo. Anche a Avdiika si è verificato un ritiro delle truppe e lo stesso può accadere negli Oblast di Zaporizha e di Kharkiv, a breve.
In precedenza, in una intervista del giugno 2023 a The Economist, proprio Syrsky ha affermato appunto che alcune decisioni vanno adattate giorno per giorno e vanno prese direttamente sul campo e che chiunque sottovaluti la Russia è destinato a andare dritto verso la sconfitta : “ Anyone underestimates Russia has headed for defeat”.
Quale è il profilo di Syrsky e cosa potrebbe ottenere militarmente sul campo al fronte?
L’antagonista, sul fronte militare, di Putin, il generale Syrsky, chiamato a fronteggiare l’espansionismo putiniano, paradossalmente, è un russo (ucrainizzatosi negli anni ’80) nato a Novinky, nell’Oblast di Vladimir, in Russia, si è formato nelle accademie militari Sovietiche a Mosca, alla Moscow Higher Combined Arms Command School, dunque è un russo chiamato a sconfiggere i russi, tra i quali, forse agiscono dei generali suoi colleghi di studi in Russia.
Altro paradosso, pur essendo Syrsky, inizialmente, il superiore gerarchico di Zalužnij, è stato poi superato dal più giovane Zalužnij in grado, e relegato a lungo al ruolo subalterno di Luogotenente generale come “Colonel General“.
Nel curriculum di Syrsky si individua anche la fase di guerra in Donbass del 2014-2015, quando fu protagonista, a inizio del 2015, di due battaglie, aspramente combattute e perse dagli Ucraini nel Donetsk, quelle di Debaltseve (Debal’ceve) e di Lohvynove.
Elemento che invece gioca a favore di Sursky è il successo nella difesa di Kharkiv e nella riconquista del territorio nell’Oblast di Kharkiv quasi per intero, nella prima fase di controffensiva Ucraina, ormai molti mesi fa.
Altro elemento a suo favore è dato dal fatto che non ha ambizioni politiche e non le avrà in futuro, a differenza di Zalužnij .
Syrsky fa parte dunque del cerchio ristretto di fedelissimi di Zelensky, dunque non corre il rischio di rinnovare i dissidi, ormai divenuti di pubblico dominio. fra presidente ucraino e capo delle forze armate, accaduti con Zalužnij
Il suo approccio, come indicato dallo stesso Zelensky e dal consigliere Jermak, è secondo un programma che configura linee di azione realistiche, pragmatiche, probabilmente soltanto difensive, o di contenimento, in prospettiva dell’arrivo delle nuove munizioni e ancora oltre, degli F16.
Syrsky intende gestire il fronte secondo una flessibilità che gli viene dalla sua evoluzione personale, rispetto al metodo e alle prassi strategiche e tattiche tipiche dei generali formati al tempo dell’Urss nelle accademie militari russe. Questo lo avvantaggia nel confronto diretto con i comandanti e generali strateghi russi, nella guerra in corso, rimasti spesso legati a metodi tattici sovietici, dunque datati.
Inoltre (tema non trascurabile nella agenda di Syrsky) circa la flessibilità della linea del fronte (cfr. in merito le mappe on line di Limes, ISW, Osint Deep State Ukraine), va ricordato che l’accordo iniziale per la confederazione provvisoria dei Secessionisti di Donetsk e Luhansk, con la loro linea programmatica del 24 maggio 2014, all’incipit del conflitto, prevedeva la espansione della NovoRossija, progressivamente, sino a includere Kharkhiv ( recentemente rivendicata da Putin come città russa), Odessa, Mikolaïv, Dnipropetrovsk, Zaporizha, cosa che coincide col programma ideologico geopolitico miltare di espansione russa, attuato dal 2014 e ripreso nel 2022. Dunque la recente rivendicazione di Putin di estendere i territori occupati per mettere al sicuro il territorio russo nativo da attacchi ucraini ( si pensi a Belgorod),va unita alle rivendicazioni del progetto di Grande Russia e si pone dichiaratamente ben oltre una Coreizzazione del conflitto.
Lo dimostra la insistenza russa nel bombardare, cannoneggiare e minacciare Kherson, Zaporizha, Mykolaïv, Odessa (in misura minore attualmente ) e Kharkiv.
Entrando nel merito invece della evoluzione politica in Ucraina:
cronologicamente, la voce la voce della sostituzione di Zalužnij, inizialmente, è partita, secondo gli stessi mezzi di informazione ucraini, da una affermazione dell’ex deputato e opinionista Boryslav Bereza.
Questa notizia, da subito, celava tuttavia problemi molto più vasti nel sistema politico ucraino: emerge una situazione politica, in Ucraina, di democrazia tecnicamente sospesa, a causa del rinvio delle elezioni presidenziali e, in prospettiva, di quelle politiche del 2024, dilazione congiunta alla prosecuzione a oltranza, rinnovata periodicamente dal parlamento, della legge marziale e dello stato di emergenza e di mobilitazione generale. Anzi in parlamento è in discussione e in seconda lettura, una nuova mobilitazione di massa di cinquecentomila o quattrocentomila ucraini, ponendo il limite di reclutamento, ora da 27 a 25 anni, e addirittura convocando surrettiziamente gli ucraini residenti all’estero, nel mondo a venire a combattere in patria.
La nomina di Syrsky e l’emergere di un nuovo ruolo politico di Zalužnyi potrebbero influire sull’esito delle prossime (nel 2025?) elezioni presidenziali e delle elezioni politiche ucraine ? Come e perché questo potrebbe accadere ?
Circa il clima politico ucraino, come è noto, nonostante le elezioni presidenziali in Ucraina fossero previste per il 2024 ( V. Zelensky è stato eletto il 21 aprile del 2019 ed è entrato in carica il 20 maggio del 2019), tali elezioni sono state rinviate, in funzione della guerra in corso. Situazione paradossale, visto che dall’altra parte della operazione speciale o guerra, nonostante l’autocrazia, in Russia, si voterà per le elezioni presidenziali, dal 15 al 17 marzo prossimi, e si voterà perfino nei territori occupati.
Certo sará un voto ben poco democratico ma comunque un voto.
In Ucraina le elezioni sono ufficialmente rinviate per la guerra ma dietro queste motivazioni si nascondono le divisioni politiche e il sorgere di candidature e proposte alternative a una rielezione di Zelensky.
Di fatto avendo Zelensky scelto la linea della riconquista dei territori occupati senza trattative, anzi vietando per legge delle trattative aperte alla cessione dei territori occupati dai russi, i candidati potenziali alternativi a Zelensky potrebbero proporsi pertanto come aperturisti verso una trattativa e verso una ipotesi, tutta ancora da definire e da costruire, di Road map, verso una pace o almeno verso una tregua.
In questa fase, nonostante l’annullamento delle elezioni presidenziali, sono quindi emerse delle ipotesi di candidature shadow. Tra queste emergono quelle di due personalità che comunque potrebbero candidarsi quando saranno effettivamente svolte le elezioni ed è ipotizzabile, in tal senso, che siano nel 2025.
Ci riferiamo al consigliere politico presidenziale ucraino Andrij Jermak, capo dell”ufficio del presidente della Ucraina e al generale citato Valerij Zalužnyi.
Jermak ha progressivamente assunto un ruolo sempre piu importante, anche per la sua gestione dei rapporti internazionali e sta costruendo una sua rete di oligarchi, alternativa ed emergente. Il tutto dopo la singolare fuga all’estero di parte degli oligarchi ucraini, con il volo aereo predisposto dal magnate Abramovich, nei giorni all’inizio della guerra; dopo gli arresti e la crisi di importanti oligarchi ucraini, come il filorusso Victor Medvedčuk, ex deputato, presidente del partito filorusso antagonista Scelta Ucraina, liberato in uno scambio di prigionieri e protetto, attualmente, in Russia da Putin; e dopo la crisi del maggior fautore della elezione, nel 2019, di Zelensky, il magnate Ihor Kolomojs’kyi, ex governatore di Dnipropetrovsk processato per una frode finanziaria di 247 milioni di dollari.
Kolomoisky aveva anche creato un sistema finanziario di flussi con l’estero, conseguendo ulteriori 700 milioni di dollari. Questo magnate peraltro rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema di corruzione diffusa in Ucraina, a ogni livello, che da un lato ostacola il processo di integrazione in Europa e dall’altro danneggia non solo l’economia Ucraina ma anche la sua difesa.
Sono emersi più volte, infatti, e anche di recente, metodi di corruzione che inquinano molte realtà del paese.
Si è scoperto un sistema di corruzione che si concretizzava nel concedere, diffusamente, mediante tangenti, un esonero dall’arruolamento nella guerra.
È emersa inoltre una deviazione dei fondi destinati alle divise dell’esercito e un’altra, ben più grave, legata alla distorsione dei fondi destinati alle armi per il fronte.
Simultaneamente, è rimasto tuttora attivo, un sistema di corruzione endemica, che rende meno efficienti le funzioni pubbliche e l’economia finanziaria Ucraina, in un periodo in cui sono messe alla prova dalla guerra in corso.
Come detto il secondo competitor in caso di eventuali elezioni, è il generale Zalužnij e, data la sua popolarità diffusa nel paese, sembra l’unico in grado di impensierire, elettoralmente, non solo Zelensky, ma anche lo stesso Jermak.
Questo spiegherebbe non solo la rimozione, improvvisa, di Zalužnij, dal grado di capo delle forze armate, ma anche una ipotesi di amoveatur ut promoveatur ( Infatti ha accettato di rimanere nello staff dei consiglieri presidenziali sulla guerra).
Infatti il generale potrebbe poi passare dal ruolo di Consigliere militare presidenziale a quello, politico, di candidato e agevolmente scendere in campo, se si votasse nel 2025, o oltre, per le elezioni presidenziali.
Inoltre sia Jermak che Zalužnij potrebbero, se eletti alla carica presidenziale, proporsi come elementi disponibili a una trattativa diplomatica, per la risoluzione pacifica della controversia fra Ucraina e Russia, per definire una exit strategy ragionevole e razionale, da una situazione di guerra che appare, altrimenti, interminabile. Entrambi potrebbero costruire formazioni politiche e coalizioni alternative, sostenute dalle oligarchie finanziarie e militari del paese. Entrambi potrebbero proporsi agli alleati occidentali, sia nel ruolo di mediatori, verso una tregua o una pace, sia nel ruolo di prosecutori della guerra, ma su una linea meno oltranzista. Terza ma non escludibile ipotesi, potrebbero anche proporsi come protagonisti di una vittoria militare ucraina, se del caso. Del resto la situazione così incerta in Ucraina non può che produrre uomini utili per tutte le stagioni, cioè in ogni scenario emerga nel prosieguo della crisi.
A lato di queste candidature rimane in scena, plausibile, anche una ulteriore candidatura di Petro Porošenko, ex presidente ucraino, politico, tuttora molto popolare tra gli ucraini, e figura, oggettivamente, unificante, proprio nei mesi precedenti la guerra, Porošenko stava rilanciando la sua azione politica, per tornare a candidarsi a capo dello stato, con una linea politica forse più realistica, anche se più se più centrata sulla politica interna.
Come è noto, Poroshenko è dal 2014 il leader del partito Solidarietà Europea, dal nome simile al movimento storico Solidarnosç polacco antirusso di Lech Wałęsa.
Il Partija Jevrojs’ka Solidarnist di Poroshenko era il partito di maggioranza nelle elezioni ucraine del 2014 per la Verchovna Rada ove ha ottenuto, all’epoca, 132 seggi su 450, ridotti a soli 25, pari a l’8 %, nelle elezioni del 2019. Attualmente però i suoi parlamentari sono propensi a sostenere una eventuale candidatura Zalužnij.
Nel 2019 le più recenti, in ordine di tempo, elezioni ucraine hanno visto il successo del nuovo movimento politico moderato Servitore del Popolo, di Volodomyr Zelensky.
Il parlamento ucraino, guidato dal 2021 da Ruslan Stefančuk, già vice presidente del parlamento, al tempo di Dmytro Razumkov, ha svolto e svolge un ruolo essenziale e cruciale di bastione della democrazia, nell’Ucraina in guerra, nonostante la corruzione diffusa anche nella politica, nonostante che molti partiti e in pratica tutti quelli piú diffusi nella zona orientale Ucraina, siano stati proibiti e messi fuori legge, non solo e non tanto per l’orientamento di sinistra, quanto per i pregressi postcomunisti e per la vicinanza e talora la sintonia con Mosca e con le posizioni filorusse. Un parlamento dunque dimezzato e che non ha una opposizione, essendo di fatto coalizzate le forze presenti in parlamento nella lotta antirussa.
Dunque, al netto di questa complessa dinamica politica, interna all’establishment di Kiev, la guerra di indipendenza Ucraina si combatte dunque anche all’interno, ed è una guerra di lotta contro la corruzione.
In defintiva, l’altra guerra, quella militare, proseguirá a lungo, perché, come afferma ora Michail Borisovič Chodorkovskji, oligarca e leader di Open Russia: “ Putin è abituato a conservare il suo potere iniziando ogni volta una nuova guerra”, ma quests volta, “la guerra bussa alle porte dell’Europa” e del mondo occidentale e proprio negli anni del tramonto del potere globale occidentalizzato. E la prossima potenziale guerra putiniana non potrà non coinvolgere l’Europa, direttamente, piaccia o non piaccia.
Intanto una strana orda neobarbarica si sta allestendo, di fatto, nel fronte ucraino, dunque alle porte d’Europa: se infatti, dal lato ucraino un’alleanza di 50 paesi, promossa dall’America di Biden, sostiene militarmente, con armi e munizioni, l’Ucraina, dal lato russo si è formata una vasta legione, con migliaia di stranieri: da Nepal, Congo, Kazhakistan, Cuba, Corea del Nord, Paesi ex Sovietici caucasici, India, Egitto, Eritrea, Siria, Sierra Leone e dai paesi SubSaheliani: il mondo multipolare guidato dalla coalizione militare fra Russia, Iran, Corea del Nord e con il convitato cinese immanente, pronto a scendere in campo nella contesa per Taiwan.
Mala tempora currunt, quindi, se il mondo, per diventare multipolare, si trasforma mediante la guerra , rinunciando a utilizzare lo strumento della diplomazia.
Leonardo Dini

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