Kaliningrad, come già scritto più volte, è una delle due enclave moscovite inserite come spine nel fianco dell’Europa occidentale. Da sempre, cioè dal dopoguerra in poi, l’ ex Konigsberg, tra Lituania e Polonia, è stata munita di armi puntate sulle capitali del vecchio continente. Ora torna alla ribalta dei media che, come le trombe dell’apocalisse, squillano allarmi. L’Opulenta e corrotta Europa dovrebbe piegarsi a migliori consigli per non incorrere alle minacce russe ove i barbari venissero ostacolati nell’invasione e occupazione dell’Ucraina ormai arrivata ad una perniciosa situazione, ma che è cominciata inaspettata con la rivolta di Maidan nel novembre 2013 e la cacciata del satrapo di Donetsk, Yanukovich, fedele a Putin.
I giovani ucraini in particolare, le nuove generazioni, non ne hanno voluto più sapere di Mosca e dell’arretratezza materiale e morale, riscontrando nel corrotto quanto si vuole ‘occidente, l’ opportunità di crescita e sviluppo altrimenti irraggiungibili.
Il segreto della guerra è qui: secoli di persecuzioni e sterminio, settant’anni di atroce comunismo, segregazione delle risorse e vincoli industriali.
D’altra parte, nessuno va a vivere tra i moscoviti che hanno creato questa guerra, e hanno problemi all’interno delle loro repubbliche, le quali vorrebbero allontanarsi dal Cremlino ma non ne hanno la forza sufficiente per farlo.
E così, la barbarie continua in Ucraina e le recenti posizioni prese dai tre principali Paesi europei ha fatto ancor più minacciosi i figli di Putin.
Le dure dichiarazioni di Lavrov e Medvedev non nascondono nulla della loro brutalità. Ma l’opposizione con la forza alla distruzione dell’Ucraina e l’impegno dell’Europa occidentale e del mondo civile sono fondamentali se ancora pensiamo che si debbano limitare quei difetti umani che vanno oltre la lecita parzialità.
Eppure i moscoviti giocano anche con la Danimarca reclamando l’isola di Bornholm nel mar Baltico di fronte alla Svezia.
Il 4 maggio 1945, il comandante delle unità della Wehrmacht in Danimarca, il generale Georg Lindemann, si era arreso a Bernard Montgomery.
Per Conseguenza, chi si era trovato in quel momento sull’isola capitolò, ma non volevano arrendersi alle forze sovietiche. Pochi giorni dopo gli aerei sovietici bombardarono anche l’isola di Bornholm.
Il 9 maggio 1945, i sovietici vi sbarcarono mentre i tedeschi della Prussia orientale, cioè da Konigsberg, erano fuggiti sull’isola.
Lì, la Wehrmacht si era ufficialmente arresa agli inglesi, rifiutando di incontrare il maggiore Pavel Antonik, che guidava le truppe sovietiche.
In una situazione ibrida dove i sovietici tentarono di appropriarsi di Bornholm la risposta definitiva venne risolta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 10 aprile 1946.
Mosca ha affermato poco prima del 24 febbraio scorso, che l’Armata Rossa era stata ritirata dall’isola a condizione che nessuna truppa straniera vi sarebbe mai stata di stanza.
Copenaghen è un membro della NATO e non si farà intimidire, ha affermato il suo primo ministro.
Kaliningrad, dunque, è quella spina nel fianco occidentale che più della Transnistria in Moldavia, minaccia come una pistola puntata alla tempia della vittima sequestrata di farla saltare se non si accettano le condizioni del rapitore. In realtà è l’azione disperata,di chi è in un cul de sac.
Enrico Martelloni

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