
Tre anni di guerra, miliardi di euro spesi, nessun dibattito pubblico reale. In Europa si parla ogni giorno di sostegno all’Ucraina, ma sempre meno dei cittadini europei. È come se nel mezzo di un conflitto devastante il diritto delle persone ad essere informate, consultate e protette fosse diventato un ostacolo alla “grande causa”Eppure la domanda è lecita, urgente: a quale prezzo stiamo sostenendo questa guerra? Le cifre sono imponenti. Tra forniture militari, aiuti diretti, investimenti per la ricostruzione e spese per rafforzare la difesa continentale, si parla ormai di migliaia di miliardi. A beneficiarne, però, sembrano in primo luogo le industrie belliche e i loro azionisti. Mentre le casse pubbliche si svuotano, i sistemi sanitari arrancano, la povertà cresce e il costo della vita, spinto anche dalle sanzioni energetiche, ha colpito duramente milioni di famiglie europee. Non si tratta di mettere in discussione il diritto dell’Ucraina a difendersi, né di negare le responsabilità della Russia di Vladimir Putin, che ha invaso un Paese sovrano. Ma è legittimo interrogarsi sulla risposta europea: disordinata, opaca, a tratti ideologica. E soprattutto lontana dai cittadini. Qualcuno ha chiesto loro se fossero disposti a sostenere economicamente una guerra lunga, costosa, forse infinita? C’è mai stato un confronto aperto su come e quando debba terminare il coinvolgimento europeo? Le istituzioni europee, in teoria fondate su valori democratici, hanno agito spesso per decreto, al riparo da qualunque reale consultazione popolare. Nel frattempo Kiev è diventata una priorità assoluta. Una causa giusta, certo, ma trasformata in una macchina che assorbe risorse illimitate. L’Ucraina è oggi sostenuta con mezzi economici e militari imponenti, mentre gli stessi cittadini europei che finanziano questo sforzo vedono erodere i propri diritti, i propri servizi, la propria sicurezza sociale. Intanto si ipotizza persino un coinvolgimento diretto degli eserciti europei, mentre l’esercito ucraino – con quasi un milione di uomini – dimostra di poter resistere anche da solo. Eppure l’Europa continua a farsi carico di una guerra che sembra non finire mai, nemmeno ora che si intravedono spiragli diplomatici. Anzi, pare che ogni occasione per discutere di pace venga derubricata a “debolezza”. La guerra, insomma, è diventata anche un pretesto. Un’occasione per ridefinire le priorità politiche, consolidare assetti economici e favorire una nuova stagione di investimenti militari. Ma chi ne paga il prezzo? I cittadini. Quelli che non sono stati interpellati. Quelli che pagano la benzina più cara, aspettano mesi per una visita medica e si sentono sempre più distanti dalle decisioni prese a Bruxelles. È tempo di dirlo con chiarezza: sostenere l’Ucraina non può significare abbandonare l’Europa. Difendere un Paese aggredito non può voler dire ignorare chi nella propria casa perde potere d’acquisto, servizi e prospettive. È tempo di riportare i cittadini europei al centro. Con trasparenza, responsabilità ed una visione che vada oltre l’emergenza permanente. Perché senza consenso e senza equità anche le cause più nobili rischiano di perdere legittimità.
Angelo Santoro

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