Cento giorni di guerra, quella che l’ Europa a parole condanna e mostra i suoi oggettivi limiti di aver cominciato da ‘tetto” e non dal rafforzamento politico e morale, a costruire ciò che non esiste, permettendo alla criminale Russia di seguitare il i suo disegno imperialista con il Dividi et impera.
Il Mito dell’ Europa, quella occidentale,sta fallendo nei suoi principi davanti all’invasione dell’Ucraina.
Non si arresta l’avanzata dei barbari sull’ucraina meridionale. Anche se lentamente l’esercito di Putin muove verso la parte meridionale dello oblast di Luhans’k e accerchia Severodonetsk.
La Russia perde in cento giorni di invasione cinquanta mila uomini, tra morti, feriti, prigionieri, disertori. Perde più di 1300 Tank, duecento aerei, centosettanta elicotteri, più di tremila mezzi e tredici navi per denazificare che cosa? Uno Stato libero e indipendente dove uno su cinque è ebreo e ha già avuto sei presidenti della Repubblica?
Uman è una città ucraina luogo di culto per gli ebrei ortodossi seguaci del rabbino ucraino Nachman di Breslov. Ed ogni anno compreso questo, verrà visitata in pellegrinaggio.
Il nazismo o fascismo, come viene confuso dagli invasori, in Ucraina non ha mai fatto parte se non come ovunque nelle minoranze di estremisti antisemite. Al contrario il partito comunista è stato bandito: è reato di apologia. Settanta anni di occupazione sovietica e sterminio, genocidio, deportazioni nei lager hanno motivato l’Ucraina a bandire il comunismo. Se Uman fu distrutta dai nazisti nel 1941, non meglio si comportò Stalin con gli ebrei. Perfino la moglie di Molotov, ebrea essa stessa, fu deportata tra gli ebrei, che assieme a decine di milioni di sudditi sovietici sparirono negli immensi spazi siberiani.ò
Tutto questo viene dimenticato con una amnesia quasi perfetta da chi vuol credere alla Russia oggi come alla riscossa del fallimento storico senza voler capire le conseguenze criminali e liberticide dell’invasione.
In questa cortina di falsità e ambiguità che è la caratteristica della strategia Moscovita da sempre, l’Europa ha trovato la scusa per non vedere ed oggi deve affrontare una guerra che non ha nessuna giustificazione, ma ampie e gravi conseguenze.
Enrico Martelloni

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