Per far in modo che le cose cambino e che la Tv possa essere un qualcosa di positivo, come lo è stata ai suoi albori, non occorrono delle leggi dello Stato. Basterebbe usare il buon senso da parte di coloro che stilano i famosi palinsesti.

Noi italiani ci scandalizziamo quando vediamo le donne con il burka, ma ci dimentichiamo che in alcune regioni, nei piccoli centri, ci sono ancora donne che escono di casa solo se sono coperte dal velo. Quando si pensa al costume dell’Italia, si fa riferimento alle grandi città.
Ma il nostro Paese è costituito solo in piccola parte dalle città, mentre la stragrande maggioranza della popolazione –per fortuna- vive ancora nei piccoli centri (8000 comuni). La morale corrente non può essere misurata con il termometro di Roma, Milano, Napoli o Palermo, ma con la situazione di fatto in cui si vive nei paesi, dove certi “valori” come il senso del pudore, hanno ancora la loro importanza.
Purtroppo la televisione arriva anche nei piccoli centri, lasciando il compito alle famiglie di tenere i bambini lontani dall’apparecchio che trasmette a tutte le ore scene di pestaggi, di uccisioni cruente e di rapporti sessuali.
Il fenomeno delle trasmissioni dannose per i bambini non riguarda –com’era un tempo- solo le emittenti private che trasmettevano certi programmi in tarda serata. Anche sulla Rai, televisione di Stato, in prima serata vanno in onda programmi a dir poco sconci.
La diffusione d’immagini cruente, di massacri e di uccisioni, con la loro quotidianità, costituiscono un pessimo viatico per i giovani, che finiscono per confondere la finzione cinematografica con la realtà.
E poi questa mania del sesso “in diretta”, che finisce per assumere nella mente dell’adolescente una dimensione assolutamente sproporzionata, rispetto a tutto quanto la nostra vita comporta.
Per far in modo che le cose cambino e che la Tv possa essere un qualcosa di positivo, come lo è stata ai suoi albori, non occorrono delle leggi dello Stato. Basterebbe usare il buon senso da parte di coloro che stilano i famosi palinsesti.
La Tv, quando è arrivata in Italia nel 1954, ha contribuito all’apprendimento della lingua italiana, in una nazione in cui i dialetti sostituivano l’italiano e l’analfabetismo era ancora elevato. La Rai mandava in onda “Il maestro Manzi, l’insegnante per tutti” che ha avuto un ruolo non secondario nell’alfabetizzazione della popolazione rurale. Allo stato attuale, l’unico messaggio che si può dare alle famiglie è di tenere –se possibile- i minori lontani dalla televisione e da Internet, almeno fino all’età in cu si sia formata in loro la capacità di giudizio. E’ difficile indicare un’età, ma un genitore si accorge quando il proprio figlio non è più un bambino. E allora occorre parlare, parlare e riparlare con i ragazzi, per far loro comprendere che la vita non è quella che si vede scorrere sui teleschermi.

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