
Ancora una volta la RAI ha dimostrato superficialità, nel mandare in onda l’intervento di classe di Drusilla alle 1.30: una decisione strana e incomprensibile se non assurda. Specie dopo alcune esibizioni trasgressive volgari e blasfeme, sul palcoscenico dell’Ariston.
Ma non desidero parlare di Drusilla.
I media ne sono ridondanti. Successo clamoroso per un artista a tutto tondo. Assolutamente meritato.
Conosco Gianluca Gigo Gori da tempo. Da quando abbiamo fatto da cornice canora ad alcuni suoi recital. Con il Coro Accademia del Diletto, nato oltre ventanni fa per volontà della Principessa Giorgiana Corsini promotore e animatrice fino alla sua improvvisa scomparsa che ha lasciato in tutti un vuoto incolmabile. Ma in suo onore e ricordo il coro ha proseguito la sua strada per volere della figlia Sabina e del Principe Filippo. Sotto la guida dei Maestri Ennio Chiari e Loris di Leo nostro pianista,che accompagna spesso Drusilla al pianoforte nelle sue performance canore durante gli spettacoli, come Eleganzissima.
Prima della pandemia lezioni e prove le facevamo nel salotto ai piani alti del Palazzo Corsini al Prato, o sotto la loggia che si affaccia sullo stupendo sofisticato giardino all’italiana. Negli ultimi tempi, a intervalli causa covid, ci ritroviamo nella limonaia in fondo al giardino. Molto ampia per osservare abbondantemente il distanziamento di prammatica e rigorosamente con mascherine. Prima chirurgiche e, da lunedi prossimo, dopo un silenzio di oltre un mese per festività e direttive pandemiche, con le Ffp2. Garantisco che si può cantare anche con la mascherina. Più faticoso per la respirazione, ma possibile. Del resto siamo cantori amatoriali, non professionisti
Ma con Drusilla abbiamo provato l’ebbrezza del palcoscenico.
Così come con altri attori e registi professionisti in quasi tutti i teatri di Firenze, fra i quali Il Comunale La Pergola e il Verdi.
Grazie alla compianta Donna Giorgiana che tutti ricordiamo con grande affetto e davanti alla quale le porte si spalancavano e i sipari si alzavano.
Ma “lavorare” con Gigo è stata esperienza appagante e emozionante.
Una persona deliziosa, educata e gentile, mai supponente, che ci faceva sentire alla sua altezza anche se eravamo distanti come il dito dalla luna. Una persona colta ironica sensibile e brillante. Doti che ha trasferito al personaggio di Drusilla che tutti conosciamo e che all’Ariston ha coperto, facendole sublimare con la sua classe innata, tutte le brutture delle esibizioni oscene e talvolta blasfeme. Salvo le eccezioni dei nostri vecchi amici cantanti, compresa la stupenda Iva, vintage ma simpatica, vibrante e lucidissima. Non ci sono più le ottantenni di una volta.
Chi lo conosce meglio e gli è più vicino sostiene che Gianluca una decina di anni fa si è inventato e ha dato vita a Drusilla, perchè ormai la normalità non fa scalpore. Il pubblico richiede stranezze, insolite. Nonostante ormai siano anche troppo consuete.Tanto che le trasgressioni stanno diventando normalità, purtroppo.
Cè chi lo paragona al Paolo Poli. Grandissimo attore, con atteggiamenti decisamente femminei che Gigo non ha per nulla.
“Gianluca, giustamente, vorrebbe lavorare come uomo. Fosse per lui di Drusilla si sarebbero perse già le tracce da qualche anno. Ma deve lavorare per vivere e Drusilla non deve morire, non ancora. Sarebbe stato davvero dirompente ospitare sul palco Gianluca Gori piuttosto che Drusilla, ma non siamo ancora preparati a tutta questa normalitá”.
Lo spettatore italiano preferisce vibrare “accendendo per una notte i riflettori su un nero, un gay, un portatore di handicap, un clochard, un reietto, uno strano”.
“Tornando a Drusilla. La veritá é che nessuno si é mai interessato di Gianluca. Che è felicemente eterosessuale, che si sappia. E che non vede l’ora di poter essere quello che è senza dover sembrare qualcun altro. Su questo bisognerebbe riflettere”.
Come sostiene a chiare lettere il giornalista editore Pier Paolo Mocci.
Ancora una volta la RAI ha dimostrato superficialità, nel mandare in onda l’intervento di Drusilla alle 1.30: una decisione strana e incomprensibile se non assurda. Specie topo alcune esibizioni molto più trasgressive volgari e blasfeme.
Per i pochi che non avessero avuto l’opportunità di ascoltare il monologo:
“DIVERSI è proprio una parola che non mi piace e una distanza anche non mi convince.
E io quando la dico sento che tradisco quello che penso.
Le parole sono come gli amanti, quando non funzionano più vanno cambiate.
Ho cercato un termine che potesse sostituire una parola così incompleta.
Ne ho trovato uno molto convincente: unicità
Unicità mi piace perché tutti noi siamo capaci di notare l’unicità dell’altro. Per accettarla e capirla bisogna comprendere di cosa siamo fatti: di ambizioni, di valori, di talenti.
[…]
Come si tiene la propria unicità? Si prendono per mano tutte le cose che ci abitano, quelle brutte e si portano in alto. Si sollevano insieme a noi nella purezza dell’aria, nella libertà del vento, in un grande abbraccio innamorato e gridiamo: “Che bellezza tutte queste cose! Sono io!”. Sarò una figata pazzesca e sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità. E a quel punto io credo che sarà più probabile abbracciare l’unicità dell’altro e uscire da questo stato di conflitto che ci è lontana.
Promettetemi che ci doneremo agli altri, che accogliamo il dubbio anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni. Facciamo scorrere i pensieri in libertà e senza pregiudizio e senza vergogna. Facciamo scorrere i sentimenti con libertà e liberiamoci dalla prigionia dell’immobilità. Immaginate se il mondo non ruotasse e fisso stesse, se tutto il buio fosse nero pesto”.
Carla Ceretelli

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