
La Turchia ha condannato l’approvazione avvenuta con una votazione preliminare da parte della Knesset di un disegno di legge per applicare la sovranità israeliana sulla Cisgiordania. In un comunicato del Ministero degli Esteri di Ankara si legge: “Il passo compiuto dal Parlamento israeliano verso l’annessione della Cisgiordania occupata, in violazione del diritto internazionale, è nullo e privo di valore.
Questo passo provocatorio, compiuto in un momento in cui sono in corso gli sforzi per stabilire la pace a Gaza, minaccia il già fragile contesto di sicurezza e stabilità nella regione”. La Turchia ha ribadito l’impegno per risolvere la questione Israelo-palestinese attraverso la soluzione dei due Stati, in base ai confini del 1967. Lo stesso ministero di Ankara afferma: “Fatti illeciti compiuti da Israele in Cisgiordania non devono essere permessi”.
Anche il Pakistan e la Spagna hanno contestato il voto della Knesset, denunciando “una flagrante violazione del diritto internazionale”.
Islamabad ha denunciato: “Le misure illegali minano gli sforzi per raggiungere la pace e la stabilità nella regione”.
In una nota del governo di Madrid si legge: “La decisione della Knesset è contraria allo spirito del piano di pace statunitense e ai principi della Dichiarazione di New York sulla soluzione dei due Stati. Esprimiamo profonda preoccupazione per la violenza impune dei coloni, le operazioni militari e la strategia pubblica di espansione degli insediamenti, che sono ostacoli alla pace e alla sicurezza”.
Il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha messo in guardia Israele dall’annessione della Cisgiordania, affermando che le misure adottate dal Parlamento e la violenza dei coloni minacciano l’accordo di pace a Gaza. Il riferimento è alle proposte di legge sull’annessione della Cisgiordania occupata, appena una settimana dopo che il presidente Donald Trump ha approvato un accordo volto a porre fine a un’offensiva israeliana di due anni nella Striscia di Gaza. Rubio ha detto: “Penso che il presidente Trump abbia chiarito che non è qualcosa che possiamo sostenere in questo momento”.
La Knesset ha approvato con una votazione preliminare un disegno di legge per applicare la sovranità israeliana sulla Cisgiordania. La votazione preliminare, che precede le tre votazioni obbligatorie al parlamento prima che la legge diventi legge, è stata approvata con 25 voti favorevoli e 24 contrari. Il disegno di legge è stato proposto dal parlamentare Avi Maoz del partito di estrema destra Noam.
Il vice presidente degli Usa, J.D. Vance, in Israele, ha affermato: “La politica di Trump è che la Cisgiordania non sarà annessa da Israele”. Vance ha affermato di essere rimasto sconcertato dal voto della Knesset per l’annessione della Cisgiordania, definendolo “strano e sciocco”. Il vicepresidente Usa ha dichiarato ai giornalisti a Tel Aviv di “sentirsi piuttosto bene” riguardo al cessate il fuoco a Gaza dopo i colloqui con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Il ministero degli Esteri saudita ha condannato due proposte per applicare la sovranità israeliana sulla Cisgiordania, approvate in lettura preliminare dalla Knesset. In una nota, il ministero ha descritto le leggi come “legittimazioni della sovranità israeliana su un insediamento coloniale illegale” e ha respinto “tutte le violazioni degli insediamenti e dell’espansione perpetrate dalle autorità di occupazione israeliane”. Nella nota si legge anche: “Il Regno ribadisce il suo sostegno al diritto intrinseco e storico del popolo palestinese a stabilire il proprio Stato indipendente sui confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni internazionali”.
Nonostante le proteste e la sentenza della Corte internazionale di giustizia che invita Israele a collaborare con l’agenzia delle Nazioni Unite, un funzionario israeliano ha avvertito: “L’Unrwa non metterà più piede a Gaza”. Il funzionario, che ha parlato in forma anonima all’emittente pubblica Kan, ha affermato che ogni agenzia delle Nazioni Unite che ha operato nella Striscia ha fallito la sua missione o si è lasciata controllare da Hamas. Secondo la fonte, Israele ha trasmesso questo messaggio anche agli Stati Uniti “nella speranza che gli americani concordino con Israele sulla questione”.
La Corte dell’Aia ha stabilito che Israele è legalmente obbligato a consentire all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi di fornire aiuti umanitari a Gaza, affermando che Israele non ha presentato prove sufficienti delle sue accuse secondo cui l’Unrwa è stata infiltrata da Hamas e quindi non più neutrale.
Come se non bastasse, i carri armati israeliani hanno bombardato nuovamente la zona di Sheikh Nasser, a sud di Khan Yunis, con potenti esplosioni udite in tutta la zona, nonostante il cessate il fuoco in vigore tra Israele e Hamas. Finora, non sono state segnalate vittime in questi attacchi.
La zona di Sheikh Nasser si trova vicino alla nuova “linea gialla”, il punto oltre il quale le truppe israeliane si sono ritirate all’interno di Gaza come parte di questo accordo e al quale è vietato avvicinarsi alla popolazione di Gaza.
Il portavoce dell’Onu Farhan Haq ha ribadito: “Le Nazioni Unite sostengono la soluzione dei due Stati e si oppongono a qualsiasi iniziativa volta a modificare unilateralmente lo status quo”. Il commento del portavoce è arrivato in risposta alla domanda di un giornalista che chiedeva cosa pensasse della decisione della Knesset, il parlamento israeliano, che ha approvato in via preliminare un disegno di legge che stabilisce l’annessione della Cisgiordania.
Il portavoce dell’Onu ha aggiunto: “Questa fa parte del territorio palestinese occupato. Come sapete, spetta a Israele e alla Palestina negoziarne lo status. La Palestina ha un proprio territorio e la sua integrità territoriale deve essere rispettata”. Francesca Albanese, relatrice speciale per i territori palestinesi occupati ha scritto: “Stati Uniti, Germania e Italia sono tra i maggiori fornitori di armi a Israele. Solo pochi Stati occidentali, in particolare Spagna e Slovenia, hanno annullato contratti e imposto embarghi”.
Tra ottobre 2023 e ottobre 2025, 26 Stati hanno inviato almeno 10 spedizioni di armi e munizioni a Israele, tra cui Cina, Taiwan, India, Italia, Austria, Spagna, Repubblica Ceca, Romania e Francia. Francesca Albanese ha aggiunto: “Gli Stati effettuano anche trasferimenti indiretti fornendo componenti per le armi utilizzate da Israele. Il programma di caccia stealth F-35, fondamentale per l’assalto militare israeliano a Gaza, coinvolge 19 Stati: Australia, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Corea del Sud, Romania, Singapore, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Gli Stati hanno continuato a concedere licenze di esportazione di armi a Israele e consentire il trasferimento di armi attraverso i loro porti e aeroporti (ad esempio Italia, Paesi Bassi, Irlanda, Francia, Marocco). L’Italia, il terzo più grande Paese esportatore verso Israele nel 2020-2024, ha sostenuto di rispettare gli obblighi legali di cessare queste esportazioni, pur continuando gli accordi esistenti e adottando un approccio non interventista. Molti Paesi hanno aumentato i loro scambi commerciali con Israele durante il genocidio, tra cui Germania (+836 milioni di dollari), Polonia (+237 milioni di dollari), Grecia (+186 milioni di dollari), Italia (+117 milioni di dollari), Danimarca (+99 milioni di dollari), Francia (+75 milioni di dollari) e Serbia (+56 milioni di dollari), nonché Paesi arabi, tra cui Emirati Arabi Uniti (+237 milioni di dollari), Egitto (+199 milioni di dollari), Giordania (+41 milioni di dollari) e Marocco (+6 milioni di dollari). Ciò ha contrastato il declino commerciale che Israele ha dovuto affrontare (-6%). Il genocidio a Gaza non è stato commesso isolatamente, ma come parte di un sistema di complicità globale. Invece di garantire che Israele rispetti i diritti umani fondamentali e l’autodeterminazione del popolo palestinese, potenti Stati terzi, perpetuando pratiche coloniali che avrebbero dovuto essere da tempo relegate alla storia, hanno permesso che le pratiche violente diventassero una realtà quotidiana”.
Quando ci sono violazioni dei diritti umani non può certo valere la frase latina “pecunia non olet”. Una frase che suona come un archetipo usato nel tempo per giustificare l’ingiustificabile.
Per fortuna, le notizie dell’ultima ora ci lasciano ben sperare dopo la volontà di Israele di ritirare il disegno di legge per l’annessione dei territori palestinesi.
Salvatore Rondello

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