
Donald Trump rivendica l’efficacia della campagna militare di Washington a Teheran mettendo a confronto il bilancio delle vittime americane con i passati conflitti storici degli Stati Uniti.
In un post pubblicato sul suo social network Truth, il Presidente statunitense ha delineato la sua personale statistica per dimostrare il minore impatto in termini di vite umane del presente scontro bellico rispetto alle precedenti amministrazioni. “Conflitto militare con l’Iran: 4 mesi, 18 morti”, scrive Trump, accostandolo nettamente ai vent’anni di presenza in Afghanistan costati la vita a circa 2.000 soldati americani.
Nel riepilogo condiviso sulla sua piattaforma, Trump non si limita a citare l’Afghanistan. Il quadro comparativo include i principali teatri di guerra storici degli Stati Uniti, evidenziando durate e decessi: Conflitto militare con l’Iran: 4 mesi, 18 morti. Guerra in Afghanistan: 20 anni, 2.000 morti. Guerra in Iraq: 9 anni, 4.600 morti.
Guerra del Vietnam: 19 anni e 5 mesi, 58.220 morti.
Guerra di Corea: 3 anni e 1 mese, 36.574 morti.
Guerra in Venezuela: 1 giorno, 0 morti.
L’intervento social arriva in un momento di fortissima tensione geopolitica. Il Pentagono ha formalmente richiesto al Congresso altri 80 miliardi di dollari per supportare le operazioni belliche in corso, portando alla luce i timori legati alle risorse finanziarie della Difesa.
Nonostante le crescenti pressioni finanziarie e gli attacchi di Teheran — tra cui il recente raid contro un data center in Bahrain e il ferimento di circa 100 statunitensi in due settimane — Trump mantiene una linea di totale fermezza. Dalla Casa Bianca il Presidente ha chiuso temporaneamente la porta a qualsiasi opzione di dialogo, paventando la possibilità di una “guerra totale”: “In Iran non abbiamo ancora finito. Non hanno ancora visto nulla, finora siamo stati gentili”.
Donald Trump viene criticato per aver gestito le perdite di vite umane in Medio Oriente con un approccio puramente contabile, paragonando le bare a un bilancio aziendale e minimizzando il costo umano rispetto ai conflitti passati. La retorica del “finora siamo stati gentili” unita alle richieste di finanziamento rivela, secondo questa prospettiva, l’arroganza di un Occidente che confonde la potenza militare con la sopravvivenza storica.
Chiedono altri ottanta miliardi, minacciano guerre totali, e intanto dimenticano che la libertà non si compra un quarto d’ora alla volta e la dignità non si misura in ribasso. Se questa è la nostra risposta alla barbarie, se la vita dei nostri figli è ridotta a una nota di merito per dimostrare che “noi” uccidiamo meglio e con meno perdite dei nostri predecessori, allora abbiamo già perso. Perché una civiltà che impara a far di conto sulle proprie tombe ha già smesso di essere una civiltà. Ha solo cominciato a liquidare se stessa.
Giuseppe Basilico

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