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Trump o non Trump

Il dibattito italiano sull’operato di Trump si riduce spesso a un sterile dualismo ideologico, trascurando l’analisi delle politiche concrete e delle implicazioni globali. Gli Stati Uniti, sia sotto repubblicani che democratici, agiscono sempre per tutelare i propri interessi nazionali, come dimostrano casi storici quali la Libia e l’Afghanistan. Le decisioni rapide e strategiche di Trump, che spaziano dal dialogo con Cina e Messico al ritiro dall’OMS e alla politica energetica, evidenziano il divario decisionale con un’Europa frammentata. Serve una visione europea autonoma su industria ed energia, mentre emergono nuovi protagonisti come la Polonia accanto all’asse franco-tedesco.

di Raffaele Romano | 22 Gennaio 2025

Questo sembra essere l’unico amletico dilemma italiano. Già dal giorno prima del giuramento in tutti gli studi Tv italici c’erano pletore di giornalisti e opinionisti a prestazione che davano per sicura questa o quella decisione. Nessuno che facesse delle riflessioni o, meglio ancora, ragionamenti su quello che bisognava fare in Europa ed in Italia. Invece il solito tifo di basso livello da stadio parolaio basato su due soli ed inutili tesi: Trump è cattivo o Trump è buono. Dilemma ideologico che non tiene conto dell’aspetto empirico con cui ragionano gli Stati Uniti. Anche fra miei amici e conoscenti, purtroppo, è prevalso la solita bega all’italiana: cattivo o buono?

Trump non è né cattivo e né buono: è americano! E qualsiasi cosa ne dicano le schiere di cronisti e di politici usciti dal disastro del 1992 in Italia gli americani, sia repubblicani che democratici, hanno sempre fatto i loro legittimi interessi cambiando solo la forma ma con identica sostanza. Basterebbe a tutti costoro studiare qualche buon libro di Storia contemporanea per cercare di capire e lasciar perdere le beghe da stadio, basta guardare i titoli dei quotidiani di oggi 22 gennaio: chi spara a pallettoni e chi difende ad oltranza. I giornali degli Agnelli-Elkan, Repubblica e Stampa, oggi sparano a pallettoni ma se il cattivo Trump modifica alcune norme sulle fabbriche di automobili volete vedere che rivedranno la loro posizione? Veniamo ai fatti Trump cercherà di rimettere al centro del mondo la potenza USA che, negli ultimi anni, si era un po’ indebolita per mancanza di capacità decisionali. A dimostrazione dell’unicità della salvaguardia dei propri legittimi interessi nazionali e che dimostra la sostanziale continuità politica fra repubblicani e democratici prendiamo un caso su tanti: la Libia di Gheddafi. Ci provò Reagan nel 1986 ad eliminarlo con l’operazione El Dorado Canyon ma, per l’opposizione di Craxi che avvertì e salvò il colonnello libico, la cosa fallì. Nel 2011 col governo Berlusconi la Hillary Clinton convinse Obama a riprovarci con l’accordo ed in prima fila Francia e Gran Bretagna e questa volta l’operazione riuscì e l’Italia che gestiva storicamente un ruolo primario in Libia ne fu sostanzialmente espropriata.

Prendiamo Biden quando decise di abbandonare improvvisamente l’Afghanistan dopo anni di miliardi di dollari e di militari morti sul campo compresi i nostri senza consultare gli altri Paesi che erano stati coinvolti. Ricordate le migliaia di afgani che volevano scappare temendo le dure leggi dei muezzin aggrappati agli aerei occidentali? Ricordate la grazia elargita al figlio che sarebbe finito in galera perché già condannato? E l’indecisione nel lasciare la gara elettorale per la riconferma, resa solo all’ultimo imponendo la Harris contro la corrente di Obama che voleva la moglie candidata e contro le altre due correnti quella dei Clinton e di Nancy Pelosi?

Il problema non è Trump ma come si risponderà se, senza dirlo, ha già un mezzo accordo con Xi Jinping dimostrato dal fatto che ha riacceso Tik Tok con una proroga per riequilibrare con l’ingresso americano nella società. E Pechino risponde con: un “pronti a dialogare” ed invia il suo vice presidente. Decide di scegliere la via dei fossili naturali, gas e petrolio, in contrasto con la linea dell’elettrico ma lo fa avendo sia le riserve naturali che tecnologiche per le auto elettriche. Ha deciso la sospensione di tutti gli aiuti all’estero, si badi: sospensione e non eliminazione per gestirli in modo più confacente. Trump ha graziato i rivoltosi di Capitol Hill. Ha deciso il ritiro dall’OMS e imporrà dazi del 25% ai vicini di casa Messico e Canada. Ha dichiarato l’interesse strategico USA per Groenlandia e Panama e lo fa per rispondere alla Russia e alla Cina. La cosa che dovrebbe far riflettere è che, al di là se giusti o sbagliati, questi provvedimenti vengono presi in 24 ore mentre la risposta dell’Europa, se ci sarà, dovrà passare attraverso accordi “unanimi” fra 27 Paesi e, nel frattempo, saremo già in campagna elettorale fra quattro anni per il dopo Trump. Nelle analisi da fare, invece, dovrebbe entrare la nomina del nuovo ambasciatore in Messico, Ronald Johnson, un ex ufficiale dei Berretti Verdi, con missioni in Centro America durante gli anni della guerra civile, poi passato nei ranghi della Cia, vasta esperienze su molti fronti. Verosimilmente inizierà una guerra ai narcos messicani in una sorta di lista nera in cui ci potranno essere i cartelli di Sinaloa, con a capo ifigli du El Chapo e quelli di Jalisco, guidati dall’ex poliziotto El Mencho. Senza dimenticare il venezuelano Tren da Aragua, in forte crescita, e quella storica, l’MS13.

In conclusione piuttosto che dissertare sull’inutile dilemma bisognerebbe sapere cosa vuole fare l’Europa in campo industriale e nel campo energetico in special modo e su quello tessere la propria tela. Nel frattempo all’asse franco-tedesco si sta affacciando un nuovo e determinato soggetto: quello polacco.

Raffaele Romano

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, agnelli, anni, berlusconi, campagna elettorale, cina, craxi, dichiarato, europa, figlio, francia, gheddafi, giornali, governo, governo berlusconi, gran bretagna, hillary clinton, italia, libia, missioni, mondo, obama, provvedimenti, repubblica, stati uniti

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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