
“Presidente Donald Trump, qui non si fa che parlare di pace ma sembra che nessuno la voglia veramente. Quanto durerà dunque questa soluzione diplomatica con l’Iran?”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno avuto un’accesa telefonata giovedì sulla questione Iran. Lo riferisce l’emittente israeliana, Channel 12, contraddicendo le precedenti affermazioni secondo cui i due avevano raggiunto una posizione unitaria sull’impedire a Teheran di acquisire un’arma nucleare. Secondo il rapporto, la conversazione e’ stata segnata da aspri disaccordi, con Trump che avrebbe detto a Netanyahu: “Voglio una soluzione diplomatica con gli iraniani. Credo nella mia capacità di fare un buon affare”. Secondo quanto riferito, ha anche evidenziato il suo interesse per un accordo che servirebbe gli interessi di entrambe le parti. Il tono della conversazione sembra essere in conflitto con le precedenti affermazioni che suggerivano che i due leader avessero concluso la loro chiamata con una comprensione reciproca. L’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ha smentito le indiscrezioni secondo cui Hamas avrebbe accettato una proposta di cessate il fuoco a Gaza che, secondo quanto riferito, vedrebbe in anticipo la liberazione di 10 ostaggi in due lotti e una tregua di 70 giorni. Dopo aver fatto infuriare le famiglie degli ostaggi promettendo un annuncio sulla vicenda “futuro prossimo”, e aver poi tentato di ritrattare, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto di nuovo un’osservazione simile durante la cerimonia di stato del Jerusalem Day, tenutasi nell’Ammunition Hill (Collina delle Munizioni) della città. Con lo scoppio delle ostilità tra Israele e Giordania. Alla controversa Marcia della Bandiera attraverso il quartiere musulmano nella Città Vecchia di Gerusalemme, il gruppo israeliano di estrema destra Im Tirzu ha esposto uno striscione con la scritta “Nessuna vittoria senza Nakba” (L’esodo palestinese forzato del 1948. Nome con cui si indica, nella storiografia araba contemporanea, l’esodo forzato di ca. 700.000 arabi palestinesi dai territori occupati da Israele nel corso della prima guerra arabo-israeliana del 1948 e della guerra civile che la precedette. La catastrofe). Oltre a questo, riferisce Haaretz, ce n’è un altro che dice “1967 – Gerusalemme nelle nostre mani, 2025 – Gaza nelle nostre mani”, invocando la conquista di Gaza. Dopo che il primo ministro, Benyamin Netanyahu, ha dichiarato che oggi o domani avrebbe potuto esserci un annuncio per quanto riguarda gli ostaggi, il suo ufficio si è affrettato a chiarire che “oggi o domani” è un’espressione retorica. “Netanyahu intendeva dire che si sta lavorando intensamente e che, anche se non ci sarà un accordo oggi, non ci arrenderemo”, la spiegazione fornita. “Stiamo facendo pressione su Hamas, anche tramite Witkoff, e speriamo in sviluppi positivi”. Tensione ieri a Gerusalemme in occasione della Marcia delle Bandiere nella giornata che celebra il 58° anno dalla conquista di Gerusalemme Est da parte di Israele. Decine di migliaia di partecipanti hanno attraversato la Porta di Damasco e il quartiere musulmano. Già prima dell’inizio della marcia si sono verificati episodi di incitamento alla violenza contro i residenti arabi. I rappresentanti di Hamas e l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff hanno raggiunto a Doha, in Qatar, un accordo preliminare per un cessate il fuoco a Gaza. Lo riporta Al-Jazeera, citando fonti informate, secondo cui la bozza dell’accordo prevede una tregua di 60 giorni e il rilascio in 2 fasi di 10 ostaggi vivi, insieme ai corpi di diversi altri ostaggi, in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi. Al-Jazeera riferisce che Witkoff ha inviato la bozza al governo israeliano e sta aspettando una risposta. Il governo libanese “non resterà in silenzio di fronte alla presenza di armi al di fuori del controllo dello Stato”. Lo ha detto il primo ministro libanese, Nawaf Salam, in un’intervista a Sky News Arabia, affermando che “la regione si è stancata della repulsione Iran-Stati Uniti”. Il partito armato sciita libanese Hezbollah e il suo alleato Amal hanno ottenuto una “vittoria schiacciante” nei distretti del sud del Libano alle elezioni municipali svoltesi sabato scorso ma i cui risultati vengono diffusi in queste ore. Lo riferiscono media di Beirut, secondo cui l’affluenza alle urne è stata però più bassa dell’11% rispetto alle ultime elezioni amministrative del 2016. La minore affluenza “potrebbe anche essere spiegata dal fatto che più di un terzo delle liste era già stato eletto automaticamente” prima dell’apertura dei seggi. L’arte del pensiero politico “Machiavellico”.
Giuseppe Basilico

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