La Commissione Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale in questi giorni sta concentrando la discussione sul decreto riguardante le risorse aggiuntive da applicare per interventi speciali da realizzare al fine di rimuovere gli squilibri economici e sociali territoriali a livello nazionale. In realtà però il decreto attuativo di questo principio base del federalismo, si trova a fare i conti con delle differenze evidenti e sostanziali soprattutto per quanto concerne le infrastrutture e la rete ferroviaria presenti nelle regioni più sviluppate (Lazio, Lombardia e Liguria), rispetto a quelle meno sviluppate (Basilicata, Molise e Calabria).
Per capire bene la situazione in cui ci si trova ad operare, basti pensare che un Capoluogo di Provincia come Matera non ha una ferrovia, e che in tutta la Basilicata, ultima regione in una classifica redatta dall’Istituto Tagliacarne, la rete autostradale è di soli 29 Km. Allo scopo di ridimensionare queste evidenti distanze, il decreto legislativo punta sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, impiegando l’85% delle risorse per il Sud, ed il resto da ridistribuire nel Centro-Nord.
Il Sud anche in questo caso rimane fanalino di coda, pur con qualche positiva eccezione, ed il rischio che l’applicazione del federalismo fiscale lo metta ancora più in difficoltà è fortemente presente. Partendo dal presupposto che una perequazione infrastrutturale va dunque assolutamente applicata, non si può prescindere dal fatto che anche le regioni del Centro Italia si trovano in una difficile situazione, e che proprio per questo motivo è stato redatto un documento presentato al ministro Matteoli da parte dei Presidenti di Umbria, Marche, Toscana, Abruzzo e Lazio con al centro le infrastrutture ferroviarie ed il loro potenziamento.
Tutto ciò dimostra come vendere politicamente ai cittadini la riforma federale come un vantaggio non esula dal dover poi far fronte in maniera sostanziosa alle reali difficoltà ed arretratezze in cui parte del Paese ancora vive. Solo nel momento in cui tutte le Regioni si troveranno sullo stesso piano si potrà attuare al 100% e si potranno avere i risultati sperati, altrimenti l’unico obiettivo che si raggiungerà sarà quello di avere un’Italia ulteriormente divisa in due, o addirittura tre parti, cosa che non porterebbe ad un reale avanzamento economico, commerciale ed industriale.
Sfruttare le risorse europee è sicuramente un primo passo verso la giusta direzione, ma applicare la riforma federale senza attendere prima una perequazione concreta e non solo teoria riferibile al lungo periodo, è un rischio che la maggior parte delle Regioni non si possono permettere.
Silvano Rometti (avantidelladomenica.it)

Caro Silvano,
Le disparità spesso sono inventate, anche tu se facevi i compiti a casa, scoprivi che Matera, sarà anche quello che vuoi, ma ha solo 60.000 abitanti, da noi un paesino ne ha 45.000, molte meno infrastrutture e non si monta la testa di essere a capo di niente.
Se consideri abitanti e prodotto lordo locale, vedrai molte disparità non essere dalla parte che tu credevi, magari chiedi aiuto a Tremonti o altri che sappiano ricavare i dati effettivi di abitanti e prodotti, non quelli gerarchici di comodo: Capoluogo del tubo, Provincia del non far niente, Capitale delle ruberie…