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Trieste

di Giacomo Properzj | 18 Maggio 2014

Trieste imbandierata e percorsa da bande musicali nel 1918 accoglieva i soldati italiani: era l’ultima volta che poteva far festa. Da quel momento si apriva una voragine di decadenza economica e commerciale a cui lo stesso governo fascista non riuscì a far argine.

triesteSono appena tornato da Trieste dove ho presentato il mio libro sulla Grande Guerra. Non l’avessi mai fatto. Le ferite di quella guerra ormai di cento anni fa sono a Trieste ancora sanguinanti e il breve dibattito che è seguito alla mia presentazione si è subito animato al limite della rissa verbale tra i sostenitori dell’antico impero e della internazionalità di Trieste da un lato e gli “Italiani”.

Potrebbe sembrare la risacca di altri tempi, la fissazione di vecchi signori (età media dei cittadini triestini è vicina ai Sessanta anni) ma non è così: Trieste è stata la città d’Europa che ha avuto il massimo danno dai risultati della Guerra del ’14 – ’18 e dal crollo dell’Impero Asburgico. Trieste era la capitale finanziaria e commerciale dell’Impero, la sua borsa era la più importante di quel grande stato di cui era uno degli elementi di unità. Come si sa l’Austria del ’14 si sorreggeva unitariamente attraverso l’imperatore, il ministro degli esteri, l’esercito, l’organizzazione amministrativa, la finanza e la comunità ebraica per dire quella parte della popolazione che non faceva prevalente riferimento alle idee nazionali diverse e contrapposte che si sviluppavano sul grande territorio mitteleuropeo. Di lì a poco, parlo del ’14, queste “tendenze nazionali” si sarebbero disaggregate autonomamente e dato vita a piccoli stati fino ad oggi ancora poco significativi.

Trieste imbandierata e percorsa da bande musicali nel 1918 accoglieva i soldati italiani: era l’ultima volta che poteva far festa. Da quel momento si apriva una voragine di decadenza economica e commerciale a cui lo stesso governo fascista non riuscì a far argine. Anche dopo la II Guerra Mondiale e malgrado il breve periodo di autonomia sotto il controllo degli alleati, la decadenza triestina continuò e sempre più i giovani e gli intellettuali lasciarono quella città.

Ma oggi potrebbe essere tutto diverso e proprio l’euro, contro cui molti triestini voteranno, è l’elemento che per lo meno può riportare unità finanziaria nei piccoli stati dell’Est Europeo. Trieste, se per esempio gli si desse un’ autonomia fiscale per le attività finanziarie, potrebbe ridiventare il punto di riferimento non più solo sui commerci tradizionali quanto sui commerci intellettuali per esempio i centri di studio e la ricerca scientifica. Animata fiscalmente l’attività finanziaria, oggi enorme in tutto il mondo, potrebbe essere il polmone che come nel ‘700 permise a Trieste di diventare quello che fu e ancora oggi riprendere la china di un progresso per cui la città, civilissima e dal punto di vista culturale, pronta. Delle grandi compagine di assicurazioni le Generali sono ancora formalmente a Trieste. L’Adriatica è stata venduta ai tedeschi dell’Allianz ma possono ritornare altre compagnie. Le attrezzature mastodontiche, vedi Palazzo Mezzanotte, che permisero a Milano di travolgere sul piano finanziario Trieste e Genova non sono più necessarie, tutto si svolge via internet e non c’è più bisogno di grandi sale di negoziazione. Il mondo è cambiato così tanto che Trieste, che è cambiata così poco può incontrarlo con maggior facilità di un tempo.

Quasi tutti i triestini di una certa condizione culturale conoscono l’inglese molti il tedesco. Continueranno a parlare triestino e a leggere la letteratura italiana, se ce ne sarà ancora. Impareranno subito le tecniche della nuova finanza e gli imbrogli che vi sono connessi, ma la fiscalità privilegiata porterà a Trieste da tutti i paesi gente ben preparata su questi argomenti.

Può succedere questo? Potrebbe ma ahimè guidati dalla convenzionalità del Piccolo e dalla rabbia di Grillo molti triestini voteranno contro l’Europa e contro l’euro firmando ancora una volta una condanna alla loro città. Per noi, che ci andiamo saltuariamente sarà meglio che resti così un po’ demodé, un po’ decadente al punto giusto, mare e d’aria pulita, risse verbali ai caffè tra chi è per l’imperatore Francesco Giuseppe e per chi l’Italia adorata di Dante e Giuseppe Verdi.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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