
«Di tutti i titoli medievali nessuno è più magico di quello di imperatore di Trebisonda». Cosí il grande bizantinista Steven Runciman, riassunse il fascino millenario dell’ultimo Impero greco sulle rive del Mar Nero, nato nel 1204 e caduto nel 1461.
Un impero di minuscole proporzioni ma per molti versi mitico, al punto da essere considerato emblema dello splendore dell’Oriente.
Come leggiamo nel recente saggio del Prof. Tommaso Braccini, docente di Filologia classica all’Università di Siena che s’intitola, appunto, Trebisonda, L’impero incantato tra storia e leggenda (Salerno editrice 2024), in due secoli e mezzo Trebisonda divenne crocevia internazionale, favolosamente ricco, al centro di commerci, ambascerie, intrighi, magie.
Marco Polo, Cervantes, Cagliostro, Foscolo, Offenbach, d’Annunzio: tutti, nella realtà o nella fantasia, sono passati dall’antica capitale dei Gran Comneni, la più nobile delle dinastie bizantine, esiliata per sempre da Costantinopoli.
Per i lettori che vogliono sognare i misteri e le glorie di Trebisonda (alle porte della leggendaria Colchide ) e i viaggiatori che intendono esplorare l’attuale Trabzon e i monasteri perduti del Ponto, tra nebbie impenetrabili e foreste fatate, nelle pagine di questo libro rivivono storia e leggenda di un minuscolo impero nella realtà, ma di una superpotenza dell’immaginario medievale e moderno.
Perché per secoli Trebisonda colpì l’immaginario collettivo divenendo icona del regno favoloso?
Una delle ragioni del fascino di Trebisonda fu una straordinaria ambasceria che nel Quattrocento girò l’Europa chiedendo aiuto contro i Turchi ottomani. Il papa Pio II, Veneziani, Fiorentini e vari sovrani accolsero gli inviati che giungevano dall’Oriente, tra cui un discendente di Dante, Michele Alighieri, che si era posto al servizio dell’imperatore di Trebisonda e magnificò ovunque la grandezza e il potere del suo signore, colpendo indelebilmente l’immaginazione di signori e popolani.
Come nacque e perché si autodefinì impero?
Nel 1204, mentre Costantinopoli veniva conquistata dai partecipanti alla IV Crociata, la città di Trebisonda fu occupata da due giovani principi bizantini, Alessio e Davide. Appartenevano alla nobilissima famiglia dei Comneni, brutalmente detronizzata pochi decenni prima, e colsero l’occasione per rivendicare il proprio rango fondando un impero che rivendicava l’eredità di Bisanzio.
Quale la ragione del suo fascino in opere letterarie e spettacoli ?
Trebisonda finì per assumere i tratti di una sorta di “Bisanzio al quadrato”, una capitale orientale corrotta e favolosamente ricca, un crocevia di uomini e merci sede di traffici, congiure, magie. Non stupisce che d’Annunzio, e come lui tanti altri, ne siano rimasti affascinati.
Ma davvero le principesse di Trebisonda erano le donne più belle?
Purtroppo non abbiamo ritratti certi su cui poterci basare, ma all’epoca tutti, occidentali e orientali, dicevano di sì. Ci sono viaggiatori che rimasero letteralmente a bocca aperta, paralizzati, dopo aver visto una delle principesse di Trebisonda, per la cui mano i sovrani dell’epoca erano disposti a fare le concessioni più estreme.
Ma che attinenza ha Trebisonda con Napoleone
Nella realtà, nulla. Ma i suoi cortigiani, per nobilitarne le origini, s’immaginarono che la famiglia Bonaparte discendesse da un ramo della famiglia comnena che dapprima era fuggito in Grecia, poi in Corsica e da lì in Toscana. Un percorso improbabile, ma che testimonia come l’ultimo impero greco continuasse a essere una superpotenza dell’immaginario anche nell’Ottocento.
Termino ricordando il modo di dire che era di uso corrente fino a qualche decina di anni fa. “Perdere la Trebisonda” voleva dire essere disorientati, confusi come riporta il vocabolario Treccani (https://www.treccani.it/vocabolario/trebisonda/).
Questo perché Trebisonda era una sorta di faro per i naviganti quindi era un perdere un punto di riferimento o come si diceva allora con analoga locuzione oggi anch’essa in disuso “perdere la tramontana”.
Umberto Eco aggiunge un’altra possibile accezione…poiché per chi giungeva da occidente Trebisonda era un porto molto importante per andare in Oriente. Per i mercanti, la rotta di Trebisonda significava perdere il denaro investito nel viaggio.
Gabriele Parenti

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