Come sempre, quando una bufera si abbatte sulla RAI, e succede ciclicamente, prendono forza due partiti. Da un lato coloro che sostengono la necessità di privatizzare il servizio pubblico, dall’altro i fautori dell’ennesima riforma.
Noi pensiamo che un servizio pubblico radiotelevisivo sia indispensabile al Paese. Pertanto siamo favorevoli ad una seria e radicale riforma.
E la riforma dovrebbe toccare i punti che dovrebbero consentire di preservare e sviluppare l’identità culturale nazionale e le specificità locali.
Ecco dunque, senza avere la pretesa di essere esaustivi, tre punti ineludibili di una riforma. Ci piacerebbe che su di essi si aprisse una discussione e che la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo potesse essere terreno di incontro fra laici liberali e socialisti in vista di una proposta comune.
Punto primo: abolire il finanziamento misto (canone e pubblicità). La rincorsa della pubblicità costringe la RAI alla ricerca esasperata degli ascolti tramite programmi spesso di bassa qualità, talvolta volgari, che niente hanno a vedere con il concetto di servizio pubblico.
Punto secondo: centrale, per il servizio pubblico è l’obbiettivo di preservare e sostenere l’identità culturale del Paese rispettandone le specificità locali che ne costituiscono la più grande ricchezza. Perciò, da un lato la RAI dovrà tornare a produrre al suo interno la maggior parte dei programmi irradiati; dall’altro coinvolgerà le sedi regionali in modo da valorizzare storia, cultura e realtà delle diverse aree geografiche.
Non si tratta, naturalmente, di sollevare improponibili steccati nei confronti di quanto viene prodotto all’estero, ma di garantire sostegno alle espressioni culturali e artistiche del Paese tramite la più grande azienda che opera nel settore.
Punto terzo: fra le più importanti motivazioni che giustificano l’esistenza del servizio pubblico ed il pagamento del canone ci sono l’esigenza di divulgare nel mondo storia, cultura, lingua e realtà italiane ed il bisogno di coesione della nazione, nel rispetto delle diversità e delle peculiarità locali. Pertanto la RAI dovrà potenziare la sua presenza all’estero garantendo la fruizione dei programmi a tutti coloro che sono interessati alla conoscenza della nostra cultura e della nostra lingua, agli italiani residenti all’estero, ed a tutti i connazionali che si recano in ogni parte del mondo per motivi di studio, di lavoro o di turismo.
N.B. Poco prima di pubblicare questo articolo, abbiamo appreso che Mediaset ha acquistato Endemol, la società che produce programmi per moltissime televisioni in ogni parte del mondo. In pratica, ora la RAI trasmette programmi realizzati dal suo principale concorrente privato. Alla base di questa contraddizione c’è l’anomalia di cui abbiamo parlato sopra, cioè il doppio finanziamento (tramite canone e attraverso la pubblicità). Anche per questo la riforma del servizio pubblico radiotelevisivo è indifferibile.

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