Un film anche se ben fatto, con un bravo regista, con bravi interpreti, non è detto che debba anche essere un film riuscito.
Un uomo e una donna, L’uomo che amava le donne, Amore, Un uomo e due donne, Tre cuori e una capanna. Sono tutti titoli veri o possibili di un film con un marchio: un film francese perché i francesi sanno fare cinema, sono maestri nel fare film che si basano sui sentimenti ma, quando decidono di trasformare un incontro in un melò ce la mettano tutta e spesso riescono a strafare. Tre cuori è proprio uno di questi esempi.
Marc (Benoit Poelvoorde) ama le donne e sa farsi amare da loro, è protagonista assoluto ed è strano in un film di Benoit Jacquot che, conoscitore dell’animo femminile, questa volta cambia campo e esplora con occhio privilegiato l’animo maschile. Accanto a lui tre donne: una madre, così definita nei titoli di testa , Catherine Deneuve, icona del cinema francese, non ha un nome è solo la madre di Silvye (Charlotte Gainsbourg) e di Sophie (Chiara Mastroianni). Una madre che sta sempre in cucina, ( si mangia tanto nel film) ma sa, vede e capisce quello che le figlie non vedono.
A Venezia, dove il film è stato presentato in concorso, fischi molti e pochi timidi applausi dopo la proiezione per la stampa mentre la Deneuve , sul tappeto rosso dominava sulle più giovani e la Gainsbourg nel film è stata sempre una spanna al di sopra della madre e della sorella.
“Tre cuori” è un film dove l’amore e la passione la fanno da padroni, ma ci sono troppe coincidenze, troppi imprevisti, una verità troppo a lungo taciuta. E’ un film sull’amore e sulle sofferenze dell’amore , ma anche un film sullo smarrimento , la mancanza di coraggio, l’incapacità di dire la verità. Per paura di soffrire o di far soffrire? Per paura di dover rinunciare a qualcosa o a qualcuno? Ed è così che Jacquot ci imbandisce una melassa travestita, almeno nelle sue intenzioni, da thriller. Ma lo spettatore non si pone nessuna domanda, forse è uno spettatore cinico, ma non ha un fremito di paura o di apprensione, sa fin dall’inizio come andrà a finire questa storia che è nata da un incontro casuale, si è sviluppata in una notte di parole e potrebbe essere finita alle Tuileries. E’ un melodramma che non convince e non coinvolge anche perché non basta un bravo regista, non bastano bravi interpreti per fare un buon film.
Marc, ispettore delle imposte, deve cercare la verità nelle dichiarazioni degli altri, mentre la sua vita sentimentale è piena di omissioni e false dichiarazioni e quello che è un triangolo amoroso, un susseguirsi di bugie, finirà per portare ad un finale veramente drammatico. Marc, malato di cuore e malato d’amore, ha una donna nel cuore ma si adatta ad una vita ‘normale’ finché Sylvie e Sophie non scopriranno la verità.

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