Finalmente
il problema della trasparenza, in particolare sull’aspetto dei costi, nei
servizi d’investimento sta diventando sempre più un tema dibattuto, sebbene non
ancora a sufficienza da rendere gli investitori effettivamente informati e
consapevoli.
Del tema se ne parlerà anche domani, 23 Ottobre
2019, a Borsa Italiana in occasione di Trading Online Expo. Massimo Scolari,
presidente di Ascofind, terrà una relazione sul tema “La trasparenza dei
costi nella Mifid2 e le commissioni dei Fondi” (1).
Fra le tematiche che verranno affrontate vi sarà
un’interessante comparazione con altre nazioni europee come: Olanda, Regno
Unito, Francia, Germania e Spagna.
Perché la questione dei costi è così
particolarmente rilevante in finanza?
Molti investitori non esperti pensano che i
costi non siano poi un aspetto così centrale: “ciò che conta veramente è il
servizio che si riceve, non quanto costa”.
Questo modo di pensare è apparentemente sensato
e logico, in realtà denota una scarsa conoscenza del mondo degli investimenti
finanziari.
Il vero problema, infatti, è capire cosa si
sta pagando con con quel prezzo.
Mediamente, gli italiani che si affidano al
risparmio gestito pagano circa il 2% di ciò che investono.
Ciò significa che chi ha 100.000 euro investiti
paga, mediamente, due mila euro all’anno.
Qualcuno, ovviamente né pagherà mille, altri ne
pagheranno quattromila.
La domanda è: qual è il servizio che
l’investitore riceve a fronte di questo costo?
La maggioranza degli investitori valuta il
servizio in funzione del rendimento ottenuto. Credono che il compito della
propria banca sia quello di far rendere “il più possibile” il proprio denaro.
In sostanza l’unico servizio vagamente percepito
dai clienti è quello dei money manager.
Ecco il problema! Del costo che gli italiani
pagano, circa un quarto, cioè la metà della metà, va al servizio che gli
italiani percepiscono mentre circa tre quarti va a retribuire la rete
commerciale che vende questi prodotti. Il grosso del costo viene giustificato
da una presunta “consulenza” che in realtà è solo un’azione commerciale.
Per questo la trasparenza nei costi dei nei
servizi d’investimento è così fondamentale. Far conoscere agli italiani quanto
realmente spendono per la gestione dei propri risparmi potrà far emergere
finalmente la qualità del servizio di consulenza che ricevono.
Non è tanto e solo una questione di spendere
meno, quanto quello di pretendere un servizio adeguato rispetto a quanto
effettivamente si spende.
Il primo passo, però, è conoscere effettivamente
quanto si spende.
Dai primi risultati che stiamo ricevendo alla
nostra recente iniziativa in materia, “Test Trasparenza”(2), la quasi totalità
di coloro che rispondono (al netto dei promotori e dipendenti bancari che
compilano incomprensibilmente il test, fra l’altro con il proprio nome), non sa
di aver ricevuto il rendiconto con i costi o dichiara di non essere in grado di
estrapolare il dato del complesso dei costi pagati!
La trasparenza non può che iniziare dalla
conoscenza del costo pagato. Un settore nel quale la grande maggioranza dei
clienti dichiara di non sapere quanto effettivamente ha pagato dimostra di
avere un grado di trasparenza sostanziale gravemente insufficiente.
Visto che le norme, formalmente, esistono è
indispensabile che le autorità di vigilanza prendano tutti i provvedimenti
necessari affinché diventino concretamente efficaci.
1 – https://tolexpo.borsaitaliana.it/trading-online-expo-2019/relatori/SCOLARI
2 – https://analisibanca.trasparenzainvestimenti.it/
Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del
Risparmio

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