Entrati nell’ultimo trimestre
dell’anno possiamo affermare con sicurezza che la norma sulla trasparenza dei
costi nei servizi d’investimento è stata una vero e proprio flop.
Nell’ultimo trimestre dell’anno 2019 la quasi
totalità degli investitori non conosce il costo effettivo sostenuto nel 2018
per la gestione dei propri risparmi.
Questo è quanto emerge dalle primissime reazioni
degli investitori che hanno compilato il Test Trasparenza (1) che abbiamo
proposto sul nostro nuovo sito (https://trasparenzainvestimenti.it/) che abbiamo dedicato al tema
della Trasparenza negli Investimenti finanziari.
Ricordiamo brevissimamente cosa prevede la
norma.
Tutti gli intermediari finanziari devono inviare
una comunicazione nella quale indicano ai clienti i costi complessivi
effettivamente applicati nell’anno precedente e l’incidenza che questi hanno
avuto nel rendimento complessivo.
La stessa norma prevede anche la facoltà per il
cliente di richiedere la specifica analitica dei costi.
Nel 2019 gli intermediari finanziari si sono
comportati in modo inqualificabile, perché nella grande maggioranza hanno
inviato i rendiconti del 2018 in gravissimo ritardo, spesso durante le vacanze
estive, e lo hanno fatto, in genere, con documenti illeggibili. Sia perché
lunghissimi, sia perché pieni di informazioni irrilevanti oltreché intestati in
modo ambiguo.
In pratica un cliente che non sia già informato
che quel documento contiene una informazione così rilevante, non ha praticamente
speranza di riuscire a leggerla.
Ci sono casi particolarmente gravi, come quello
di Mediolanum o di UBS.
Mediolanum ha inviato un rendiconto che non
contiene il dato essenziale: il costo complessivo e l’incidenza dello stesso
sul rendimento. A nostro avviso questo viola espressamente la lettera della
norma, per questo abbiamo inviato una lettera aperta chiedendo ai vertici
di Mediolanum di inviare una integrazione. Per il momento non ci hanno ancora
risposto.
UBS, a tutt’oggi non ci risulta abbia ancora
inviato il rendiconto! Chissà se vorrà farlo come regalo di Natale ai propri
clienti…
Che cosa non ha funzionato?
Il principio della norma è sicuramente
sacrosanto, far conoscere ai clienti quanto effettivamente hanno speso. Perché
il risultato non è stato raggiunto e la norma ha fatto un flop così clamoroso?
Vediamo i tre principali limiti.
1) La norma non specifica una data entro la
quale il rendiconto deve essere ricevuto dal cliente. E’ evidente che il
buonsenso direbbe che un rendiconto relativo al 2018 debba essere inviato al
massimo, entro il primo trimestre dell’anno successivo. Non specificando
niente, le banche italiane hanno pensato bene di fare strage del buonsenso ed
hanno preferito inviare i rendiconti nel periodo in cui sapevano benissimo che
i clienti erano meno propensi a leggere la corrispondenza postale inviata.
2) La norma consente che questo dato
fondamentale possa essere comunicato insieme ad altre comunicazioni. Anche
qui, se vi fosse buona fede da parte delle banche, la previsione normativa
potrebbe essere ragionevole. Purtroppo è stato fatto un abuso di questa
ragionevolezza. Alcuni rendiconto contengono, contemporaneamente, ritagli di
giornali, pubblicità di iniziative di beneficenza, immagini pubblicitarie
varie, commenti sull’andamento dei mercati nel 2018, informazioni su vari
aggiornamenti normativi.
3) Mentre è prevista una precisa tabella che
indica quali costi vadano sommati per determinare il costo
complessivo, non è previsto nessun formato standard di
presentazione di questo dato. Alcune banche, sempre in evidente malafede,
hanno affogato questo dato in mezzo ad una noiosissima pagina. Banche più
corrette lo hanno presentato in forma tabellare, molto più leggibile. La
leggibilità e confrontabilità del dato è fondamentale.
Cosa fare?
Le autorità di vigilanza dovrebbero prevedere
tre semplici miglioramenti alla norma:
• Prevedere una data di scadenza entro il quale
il cliente deve ricevere l’informazione sul totale dei costi effettivamente
sostenuti e l’incidenza degli stessi sul rendimento. Una data ragionevole
potrebbe essere il 31 gennaio dell’anno successivo. Ma anche il 31 marzo
potrebbe ancora essere accettabile.
• Non solo la comunicazione non dovrebbe essere
abbinata a nessun altra informazione, ma l’informazione dovrebbe essere
ripetuta in tutti gli estratti conto relativi agli investimenti dell’anno.
• Così come è previsto una schema standard di
presentazione delle informazioni chiave per i prodotti finanziari, la
comunicazione sui costi ex-post dovrebbe essere fornita seguendo un preciso
schema definito dalle autorità di vigilanza.
1 – https://analisibanca.trasparenzainvestimenti.it/modulo/
2 – https://trasparenzainvestimenti.it/2019/10/11/investimenti-e-rendiconto-spese-banca-mediolanum-viola-le-norme-lettera-aperta-di-aduc-ad-ennio-e-massimo-doris/
Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la
Tutela del Risparmio

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