Nell’attuale contesto di transizione ecologica, di rinnovata scoperta dell’ambiente quale rapporto armonico tra esseri umani e natura, non appare inutile un richiamo alla particolare valenza che potrebbe rivestire la figura professionale del notaio nel disegno dei nuovi paesaggi urbani: un doveroso argine agli abusi edilizi, alle lottizzazioni abusive, alla violazione degli usi civici.
Tanto per parafrasare Massimo d’Azeglio, fatte le leggi (Testo Unico dell’edilizia-D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, Codice dei beni culturali e del paesaggio-D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, Norme in materia di domini collettivi-Legge 20 novembre 2017, n. 168) bisogna fare il paesaggio.
E’ bene rammemorare che è vietato:
edificare e vendere appartamenti per civile abitazione in zona a destinazione turistico-alberghiera;
edificare e vendere box auto in zona su cui grava un vincolo alberghiero, trascritto presso il competente Ufficio dei Registri Immobiliari, in relazione a fondi riconosciuti dall’Unione Europea e riscossi dal proprietario della stessa zona, per lo sviluppo turistico mediante la costruzione di alberghi, costruzione giammai intrapresa; il proprietario non deve intascare quei soldi, improvvisandosi costruttore di box auto di risulta da svendere al peggiore offerente, così … macchiandosi della doppia vergogna dell’appropriazione indebita dei fondi europei e della deturpazione del paesaggio mediante la costruzione di sconci box-loculi;
scavalcare il vincolo paesaggistico imposto dal legislatore sulle terre gravate da usi civici, vincolo che spesso sintetizza tradizioni millenarie (si pensi ai tratturi e alla transumanza).
Il ruolo di argine a siffatti abusi ravviva e modernizza la dignità di una figura professionale antica, che nel basso Medioevo assurse ad un ruolo altamente sapienziale, oggi più che mai da rivalutare.
Antonella Perrini (notaio)

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