
Adesso, a a quasi cinquant’anni di distanza, con il suo nuovo libro Tralummescuro . Ballata per un paese al tramonto (Giunti Editore) il celebre cantautore-scrittore torna a riferirsi a Pàvana, e alla simbologia del tramonto visto come un’ora che è di tutti, un’ora che è pace e presagi.
“Noi da queste parti abbiamo un nome per quest’ora”, – scrive Guccini – .”la chiamiamo tralummescuro: tra la luce e la notte. Lungo la montagna vedi la linea d’ombra che sale lenta lenta, e poi vien buio”.
E spiega che in passato ti sedevi fuori dalla porta di casa nel tepore della giornata estiva che scivolava nella sera con in mano o il «Corrierino», o «Il Vittorioso», o «Tex», o «Sciuscià» o «Il Piccolo Sceriffo» o qualunque altro fumetto o libro su cui eri riuscito a mettere le mani.
A quel tempo, (come nel leopardiano Sabato del villaggio ) si potevano sentire “gli ultimi paesani di ritorno dai campetti che si motteggiavano con tuo zio Nerìco che, la zappa in mano, rincalzava i fagioli nell’orto della Gigia”.
“Poi, -aggiunge l’autore di questo libro – piano, calava il buio, ma lento, che quasi non te ne accorgevi”.
Le radici sono un fil rouge nella poetica di Guccini e sono state definite il cuore della sua ispirazione artistica. E le radici sono Pàvana dove sorge il mulino di famiglia, ma sono anche le radici linguistiche attraverso etimologie che fanno rivivere l’espressività e la pregnanza del dialetto.
Ma insieme alla nostalgia, in questo libro c’è anche un’analisi lucida e amara. Oggi Pàvana è ormai quasi disabitata, i tetti delle case non fumano più.
Proprio in questo silenzio Guccini evoca immagini e suoni di un tempo lontano, quando la montagna era luogo laborioso e vivo, terra dura ma accogliente per chi la sapeva rispettare.
E dalla narrazione riprendono vita personaggi, mestieri, emozioni : gli artigiani all’opera in paese o lungo il fiume, i primi sguardi scambiati con le ragazze in vacanza, i giochi, gli animali e i frutti della terra.
Questo libro si autodefinisce ballata . perché è percorso da una continua ricerca delle parole giuste per trovare ricordi, cose e persone del tempo perduto; la malinconia è sempre temperata dalla capacità di sorridere delle umane cose e dalla precisione con cui vengono rievocati gesti, atmosfere, vite non illustri eppure piene di significato.
Francesco Guccini narratore al pari del Guccini cantautore leva una voce alta, robusta piena di vitalità e di poesia, tra la malinconia del tramonto e l’attesa di una nuova aurora.
E merita ricordare che a poca distanza di tempo da questo libro è uscito il primo capitolo di ‘Note di viaggio’, il progetto discografico dedicato alle canzoni di Francesco Guccini, con l’arrangiamento e coordinamento di Mauro Pagani e cantate giovani, affermati interpreti come, Manuel Agnelli, Malika Ayane, Samuele Bersani, Brunori Sas, Luca Carboni, Carmen Consoli, Elisa, Francesco Gabbani, Ligabue, Giuliano Sangiorgi , Margherita Vicario, Nina Zilli .
In questo album troviamo anche Natale a Pavana nata da una poesia scritta nel dialetto locale. e cantata dallo stesso Guccini con musica di Mauro Pagani. Anche in questo progetto musicale, come nel libro, troviamo un ideale passaggio del testimone. Non a caso la copertina ci mostra Guccini, Pagani e tutti gli altri interpreti su una barca ….un traghetto appunto, verso nuove mete.
Gabriele Parenti

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