Prima Sibelius. Così inaugura la Stagione musicale la Camerata Pratese. L’incipit dei contrabbassi, e ciò che sorprende in maggiore, la risposta degli archi della terza Sinfonia suggerisce empatia. Webb, direttore della Strumentale, registra la sua bacchetta e si schiude una serata, nel rituale preludio del ritrovo in sala, di conoscenze, di amicizie. Jene Sibelius nacque ad Hameenlinna nel 1865 da una famiglia svedese appartenente a una minoranza che fu fondamentale per lo sviluppo delle istituzioni politiche e sociali della Finlandia. Nella sua lunga vita attraversò un epoca irripetibile a cavallo tra il tardo Romanticismo e il neo classicismo di Stravinskij, fino a Sostakovic, tra gli altri grandi del novecento, contribuendo con uno stile unico, forse raccolto da Vaughan Williams. Celebri restano ai più, Il “ Valzer triste”, “Finlandia”, “ Tapiola” e “ Karelia suite” del 1893, poi testimonianza del sentimento patriottico, che avrà rilevanza nel Mondo nei giorni dell’aggressione Sovietica del 1939. Luminosa, l’ apertura degli ottoni, che rispondono agli archi presentando la Terza Sinfonia in Do maggiore opera 52 ( anno 1904/7). Lo sviluppo, è una delicata e fitta rete di dialogo tra i vari strumenti, con singoli parti protagoniste come al risveglio di una giornata. Il “tutti”, sottolineato da frequenti violini e timpani proseguono lo svolgimento della sinfonia. Merita l’ascolto, vi si ritrovano spunti interessanti. Prevale uno stile di scrittura idilliaco, meno legata alle precedenti esperienze. L’Andantino con moto quasi allegretto, si apre con morbida accortezza, tra il pizzicato e i fiati prendendo ad ogni sezione l’effetto di una elegia sognante. I flauti paiono danzare fino a ritrovare un dialogo con l’oboe, sottolineato dal pizzicato e dai violini. L’ Allegro non tanto, resta contenuto con pochi slanci, descrittivo nelle emozioni, finalmente nel finale si alza ad una gioia contenuta chiusa dagli ottoni. In contrapposizione, nella seconda parte della serata, ecco Brahms nel celebre ed energico concerto in Si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra opera 83. Atteso protagonista, Alessio Bax. Pianista italiano già ospite della Camerata e docente della Meadow School of Arts di Dallas. Nel 2016, aprì la stagione sinfonica pratese, col concerto numero 4 di Beethoven. L’attesa della serata è stata anche per questo speciale, festeggiata per la nuova camera acustica. Di questo grande e celebre concerto per pianoforte, l’interpretazione di Alessio Bax è stato un regalo eccelso che la Camerata tutta ha fatto alla città di Prato e al suo pubblico, nonché a se stessa. Il concerto forse del 1881, apre col corno la sua sicura struttura sinfonica, che con spigliata condotta degli assolo si unisce spontanea nella libertà di stile di Brahms. Alessio Bax , sa interpretarla senza porvi limiti e lo scriba citante, non può che restare attratto senza remore alcuna. Si può solo essere soddisfatti. Al riguardo, l’Allegro appassionato del secondo movimento esalta il sentimento nel dialogo del pianoforte coll’orchestra. Qui è il maturo Brahms , qui il celebre pianista, che trovano spirito e forma di descrizione, delicato connubio con la viola da gamba. Tutto il concerto è pervaso da questo stato d’animo trasmesso nell’ Andante e sottolineato dal libero, per necessità, di spirito dell’allegretto. Dopo si fatta chiusura, l’ultimo impeto consegna al pubblico la brillantezza di una partitura speciale sussurrata dagli oboi. Felice serata trascorsa nel sogno e nell’ascolto.
Enrico Martelloni

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