
Non c’è dubbio che queste siano le settimane della paura, i giorni dei timori profondi. E la paura, pur coniugata con la responsabilità e la consapevolezza, ci fa cambiare abitudini, modificare pratiche. Cambiare le presenze in assenze, la partecipazione incondizionata a qualsiasi evento in scelte ponderate tra quel che è indispensabile e quello che è voluttuario. Tra quel che si deve fare e quel che è, alla fine, inutile fare. Il virus ci cambia, ci ha cambiati, ci cambierà ancora. In meglio o in peggio è da vedere e da decidere a seconda dei punti di vista e delle classificazioni iniziali.
Quel che è evidente è che ci divide tra chi sta attento e chi meno attento o chi addirittura fa lo spavaldo. Gli ultimi numeri e gli ultimi andamenti dovrebbero farci propendere per una attenzione massima e una più oculata selezione tra le cose indispensabili e quelle meno importanti, non decisive. La paura aiuta a non cadere più in basso, i timori ci fanno trattenere dal compiere gesti che potrebbero peggiorare la nostra condizione. Diciamo che la paura aiuta a vivere. O a sopravvivere.
Poi c’è il problema sociale. La paura ci pone in una condizione spesso diffusa di ritiro sociale di chiusura in casa e di questi tempi è giusto e opportuno e salutare stare chiusi in casa. Fuori la paura fa il deserto. Il deserto blocca i commerci, il blocco fa povertà e crisi, da qui lamentele e proteste, alcune anche molto fragorose come quelle dell’altra notte a Napoli dove c’è stata, purtroppo, anche violenza. Le proteste violenti vanno sempre condannate e isolate. Un virus doppio.
Una ricerca ci ha detto che la rabbia è ai massimi e la speranza è ai minimi. Chi deve e può decidere, deve fare presto e bene.
Sono giorni di paura e preoccupazione. L’altro giorno un titolare di ristornate di Peschiera del Garda mi ha detto. Mai visto un deserto così, anche in ottobre qualche turista c’era e qualcuno si sedeva a mangiare. Oggi son passate 4 persone. La paura fa novanta e fa deserto. Come si fa a mettere insieme la sicurezza, la salute e la tenuta economica e sociale? Bel problema. Ci stiamo dentro da otto mesi, ci staremo dentro ancora parecchio tempo, almeno parecchi mesi ci dicono gli esperti. Come contenere i contagi e come non far morire un minimo di economia, di scambi di consumi? È il problema dei problemi. Come il vaccino.
Ci vorrà un vaccino efficace per il virus, per disarcionare questa carica virale, debellare questa pallina infernale che ci ha cambiato la vita. E ci vorrà una vaccinazione economica di grande impatto per debellare il virus della caduta dei consumi e della fiducia nei mercati.
Il Lago di Garda è una grande attrazione turistica. Un mese fa, solo un mese fa, le strade del centro di Peschiera erano animate e tutti i negozi aperti facevano una corona di vitalità al flusso turistico. L’altro giorno, al netto del mese di ottobre che sicuramente è bassa stagione rispetto a settembre, la scena cittadina sembrava un palco di un teatro improvvisamente abbandonato.
Negozi chiusi, ristoranti deserti, sedie vuote, marciapiedi desolati: in realtà un ristorante con posti a sedere all’aperto e al sole aveva una ventina di clienti, nel rispetto delle norme anti covid, nel resto del borgo chiusure e vuoti. Il traghetto attraccato alla banchina vuoto, i parcheggi con molti posti vuoti, i bar con due persone che stanno per andarsene. La paura fa deserto.
Va così, non può che andare così in questi momenti di numeri altissimi e di curve pericolose, di ricoveri che crescono e terapie intensive sempre più piene. Speriamo in tempi migliori dice una commerciante di abiti, un po’ delusa e un po’ combattiva, un po’ sconsolata e un po’ reattiva: una volta andavamo in Cambogia quest’anno non siamo riusciti ad andare nemmeno a Matera.
Speriamo in tempi migliori. Intanto là in fondo, il lago di Garda, il placido mare dei tedeschi e danesi, degli austriaci e degli olandesi sta aspettando anche lui i tempi migliori. E con i tempi migliori una nuova normalità e i turisti del futuro.
Fabrizio Binacchi

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