
Le risorse nella sanità pubblica, dopo l’approvazione della Nadef 2023, tra i temi affrontati ieri dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Torino per il Festival delle Regioni. “Il governo sta lavorando per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini: su questo siamo aperti e pronti a qualsiasi tavolo di confronto per studiare quali siano, nella condizione a cui siamo chiamati ad operare, le modalità per raggiungere questo obiettivo. Io credo che l’obiettivo principale sia la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, consapevoli che ci muoviamo in contesto molto complesso che è caratterizzato da elementi che rendono la materia sempre più difficile da affrontare”, dice la premier. Queste sono le parole. Poi ci sono i fatti. E questi parlano di tagli. Non è passato molto tempo infatti da quando il ministro della salute Schillaci batteva i pugni sul tavolo per richiedere aumento della disponibilità per la sanità ancora sotto schiaffo dal peso lasciato dal covid. Si parlava di quattro miliardi in più assicurando che la sanità sarebbe stata una delle priorità nella prossima manovra di bilancio. Quei quattro miliardi si sono man mano ridotti. Prima dimezzati, poi azzerati e infine trasformati in tagli. Ebbene sì, il Governo davanti alle difficoltà nel mettere mano alla manovra, stretto tra tagli e improbabili promesse elettorali, da qui al 2024, definanzierà la sanità pubblica per quasi due miliardi di euro. Da 134,7 miliardi di quest’anno si passerà a 132,9 l’anno prossimo. Sono i numeri che escono dalla Nota di aggiornamento al Def, approvata dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana.
La Nadef in questo senso parla chiaro: l’incidenza della spesa per la sanità sul Pil cala in 5 anni, tra il 2020 e il 2025, dal 7,4% al 6,2%, cioè 1,2 punti in meno. La tabella della Nota di aggiornamento al Def che riporta questo dato dice anche che nel medio periodo, al 2036, presupponendo una crescita media annua del Pil di circa l’1%, la spesa pensionistica è stimata in aumento di 1,9 punti (al 17,3%) rispetto al 2024, a fronte di un aumento di 0,4 punti per la sanità e di un calo di 0,3 punti della spesa per l’istruzione.
Negli stessi giorni il presidente della Repubblica parla del sistema sanitario come “patrimonio prezioso da difendere e adeguare”. Il taglio alla sanità viene messo nel mirino da tutte le opposizioni.
Ginevra Matiz

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