
In Toscana il centrosinistra vince, tocca il 54% con la destra appena sotto il 41%.
Se lo stesso tipo di alleanza fosse stato costruito per le politiche del 2022, la Toscana avrebbe fatto cappotto vincendo tutti i seggi uninominali contro il centrodestra unito e la gran parte dei proporzionali.
Questo per dire dell’errore enorme di valutazione politica fatto dal segretario Letta nel 2022, che ancora oggi commettono tanti dirigenti riformisti del PD che vorrebbero tornare a dividere lo schieramento e così farci di nuovo perdere.
Allo stesso tempo, il risultato della Toscana fa rimarcare la positività delle politiche caparbiamente unitarie di Elly Schlein, la quale veniva data già per morta e invece oggi si riconferma come la segretaria PD adeguata e attuale rispetto ai tempi.
Avevamo scritto domenica scorsa un’analisi delle elezioni in Toscana. Ad essa, ad urne chiuse, ci vogliamo attenere per commentare i risultati.
Avevamo affermato che al campo largo progressista, dopo i colpi subiti nelle Marche e in Liguria, non sarebbe bastato vincere ma che occorreva ottenesse un margine chiaro di distacco sulla destra. E così è avvenuto con una differenza di ben 13 punti.
Il PD resta abbondantemente il primo partito con oltre il 34% ottenendo una percentuale assai alta che ne fa l’asse portante dello schieramento.
C’è da segnalare tuttavia che il numero assoluto dei voti si riduce a causa dell’astensionismo, superiore alla metà dei votanti aventi diritto: il PD ottenne 495.529 voti alle politiche del 2022, 527.729 alle europee del 2024 e 437.313 a queste regionali .
È un dato che deve far riflettere e che riguarda quasi tutti i partiti.
A cominciare da Fratelli d’Italia che mantiene la sua percentuale sfiorando il 27% dei voti ma, in termini assoluti, perdendone ben 113726, passando dai 453928 delle europee dell’anno scorso ai 340.202 del 2025.
Giani vince due volte, prima come presidente e poi come lista Casa Riformista, costruita insieme a Renzi, che ottiene ben 112.564 voti, l’8,86 %, e si afferma come seconda lista dello schieramento raggiungendo l’obiettivo dichiarato.
Alleanza Verdi e Sinistra prende 89.064 voti, il
7,01%, confermando sostanzialmente il risultato delle europee 2024 e perdendo anch’essa in termini percentuali. Tuttavia considerando che questa volta non votavano gli universitari fuori sede si tratta di un risultato più che buono.
Il M5stelle non raggiunge il 5% e ottiene assai meno della metà dei voti rispetto al 2024. Un dato che conferma che si tratta di una forza che funziona bene solo alle elezioni nazionali. In ogni caso, il movimento di Conte contribuisce a far superare la soglia del 50% allo schieramento progressista in Toscana, alla faccia dei tanti che anche nel PD osteggiavano questo accordo.
La Toscana conferma con questo voto il suo carattere di regione di sinistra e antifascista procurando una serie di notevoli dispiaceri ai dirigenti della destra al governo.
Questi, a cominciare da Meloni, avrebbero fatto meglio a non scendere in forze a Firenze per le ultime battute della campagna elettorale, e soprattutto avrebbero dovuto evitare di spararle grosse e senza ritegno contro lo schieramento progressista.
Il primato dell’indecenza spetta alla presidente del consiglio che ha avuto l’ardire di accusare la sinistra di essere peggiore di Hamas.
Una cosa francamente intollerabile detta da chi oggi ricopre il più alto ruolo di governo del Paese dopo una gioventù politica nel MSI, che è stata una forza neofascista con contiguità ambientali e culturali con il terrorismo nero stragista.
Una considerazione specifica merita il risultato di Casa Riformista di cui Renzi in queste ore va tanto orgoglioso. In una regione come la Toscana dove il “renzismo” è profondamente insediato e con l’aiuto determinante del presidente Giani quel quasi 9 per cento non era impossibile da raggiungere.
Ma ora la sfida per Renzi si sposta a livello nazionale: dimostri lì di essere in grado di costruire una forza di centro che guarda a sinistra e che contribuisce in modo determinante alla vittoria del centrosinistra.
Questa, a mio avviso, è la missione che a lui politicamente ben si attaglia e qui si parrà la sua nobilitate. Inoltre, questo progetto potrebbe attrarre anche forze riformiste moderate che stanno ancora nel PD, producendo indirettamente e senza traumi benefici di un chiarimento anche all’interno di questa forza politica.
Restano da fare due battute finali.
Il generale Vannacci riuscendo a portare la Lega al 4% si è dimostrato il più “coglione” della contesa elettorale toscana, per usare una colorita espressione del lungimirante Bersani che un GIP di un Tribunale ha ritenuto rientrare nella “critica politica”.
Invece, dispiace che non sia stato premiato il coraggio di Antonella Bundu, la quale non entra in consiglio nonostante lei abbia superato il 5% e sia andata anche oltre la sua lista, Toscana Rossa.
Anche questa è una forza di sinistra, seppure estrema.
Se sommate il suo risultato, circa il 5%, a quello del centrosinistra la Toscana progressista democratica e antifascista si aggira intorno al 60% dei votanti.
Non poco di questi tempi.
PS. Il dato più preoccupante è il calo della partecipazione. Esso merita un ragionamento molto approfondito perché senza una partecipazione ampia al voto perde valore anche la democrazia e la stessa valutazione dei risultati elettorali.
Faremo al momento giusto un’analisi adeguata.
Intanto mi limito a dire che la scelta del governo di evitare di fare l’election day è stata semplicemente aberrante.
Per evitare che le consultazioni assumessero un valore nazionale e mettessero in pericolo il governo Meloni ha scelto di lasciare che la tornata regionale avvenisse alla spicciolata facendo spendere di più e aumentando l’astensionismo.
Ma anche questo nessuno lo dice.
Enrico Rossi

il dato più rilevante, a mio avviso, è un astensionismo record di oltre la metà dei toscani. che evidentemente non si riconosce in due contenitori di destra entrambi.
Governare senza il popolo diventerà sempre più difficile. anche perché il popolo non è più fesso.