Nasce sulle colline della Versilia nella sua Villa di Chiatri tra il giugno del 1898 e la fine di settembre del 1899 una delle più rappresentative opere di Giacomo Puccini, Tosca.
In realtà il giovane compositore lucchese se n’era innamorato già nel 1889 quando a Milano ebbe modo di assistere al dramma omonimo di Victorien Sardou recitato in francese e con la grande attrice Sarah Bernhardt: i biografi sottolineano come, pur non avendone capito una parola, aveva immediatamente percepito la veemente teatralità. Ma per un compositore con alle spalle solo due opere come Le Villi ed Edgard forse quest’opera era ancora troppo impegnativa e venne ceduta da Ricordi ad Alberto Franchetti il quale se la vide sottrarre allor quando il maestro lucchese, forte dei successi di Manon Lescaut e di Bohème, tornò alla carica per musicarla.
Adesso Puccini si sentiva pronto per affrontare quel “dramma in un giorno” nel quale un’eroica donna per amore e per rispetto di sé si fa assassina. Modernissimo modello di donna, la cantante-artista Floria Tosca è stata “adottata” da Stefania Sandrelli al suo debutto nella regia di un’opera, per farne un’icona della lotta contro la violenza alle donne.
Una lettura che, nell’insieme, nulla toglie allo sviluppo della storia mantenuto mediamente fedele all’originale: il colore fucsia sempre presente in scena (il costume di Tosca, la colorazione del Tevere nella grande mappa della città del secondo atto, la fascia appesa al collo dell’Angelo del Castello nel terzo) e, proprio in quest’ultimo atto, la presenza delle scarpe rosse che è stato il simbolo dei femminicidi che hanno ferito e offeso il nostro Paese anche in questi mesi, non hanno a mio avviso disturbato l’opera considerando l’intento dichiarato dalla regista di dedicare a questo tema di così grande e tragica attualità il suo impegno.
Stefania Sandrelli, al pari di Tosca, è una donna indipendente, che ha fatto dell’arte la sua vita, e per l’arte ha dato se stessa. La sua regia vuol essere un omaggio alla donna ma anche all’arte e ai suoi rappresentanti. Non è un caso che Tosca sia una cantante e Cavaradossi un pittore: rappresentanti di un’umanità diversa, portatori di una sensibilità altra, che costa talvolta la condanna all’emarginazione e alla violenza. Un’arte, quella di Puccini, che contiene tanti spunti cari al dibattito contemporaneo capace, al pari del teatro classico, di parlare al presente e di attualizzarsi senza snaturarsi e senza tradire la sua appartenenza ad altre coordinate storiche e culturali.
Apprezzabile il lavoro fatto dalla Sandrelli sui cantanti divenuti nelle sue mani buoni attori oltre che performer: lo scavo emotivo delle personalità di tutti i protagonisti della vicenda, non solo dei protagonisti, ha fatto sì che in alcuni momenti abbiamo avuto la sensazione di condividere un film anziché una rappresentazione lirica e se anche talvolta ci è sembrata eccessiva in questa esternazione dei sentimenti, le siamo davvero grati per averci regalato molti momenti di grande teatro.
Al suo fianco Andrea Tocchio, autore delle scene ma anche regista assistente, ha fatto sì che gli elementi visivi si caricassero di significato, diventando protagonisti dell’interpretazione registica. Scene essenziali, pertinenti, “scolpite” intorno a quel dramma unicamente per contestualizzarlo, quindi discrete ma efficaci.
Meno convincenti alcune scelte legate ai costumi: quando mai il sacrestano di una chiesa importante come Sant’Andrea della Valle veste i panni di un eremita o di un pellegrino? E cosa ci voleva indicare con quelle guardie incappucciate più adatte ad un episodio della saga di Guerre Stellari che ad una storia dell’Ottocento? Ovviamente si tratta di scelte e avranno anche una loro logica, ma in questo caso non ci è arrivata e siamo rimasti nella nostra perplessità.
Un dettaglio al contrario che abbiamo apprezzato tantissimo è l’arrivo in chiesa della cantoria in abiti civili: finalmente è stato dato un senso alla frase del sacrestano “Presto” “Dove?” “In sacrestia” visto che normalmente adulti e bambini giungono in chiesa già vestiti.
Misurata, emozionante, puntuale la direzione del M° Alberto Veronesi che ha scelto di cogliere della partitura la componente romantica e passionale più che quella drammatica e cruenta pur considerando Tosca “Un’opera fatta di estremi in cui si rintracciano esasperazione, conflitto, ipocrisia e sensualità”.
Lo ha ben seguito l’Orchestra del Festival,del resto avvezza alle partiture pucciniane e alle loro mille sfumature che i direttori d’orchestra che si sono alternati negli anni hanno cercato di regalarci.
Buona la prova dei due cori, quello degli adulti diretto dal Maestro Roberto Ardigò e quello delle voci bianche diretto dal Maestro Viviana Apicella.
Come sempre suggestivo il disegno di luci di Valerio Alfieri.
Veniamo al cast: come era accaduto in Bohème, abbiamo molto apprezzato la qualità complessiva che ha dato omogeneità e piacevolezza alla rappresentazione. Per questo vogliamo partire proprio dai comprimari, a partire da Christian Federici, Cesare Angelotti, per continuare con Gian Luca Giuca, il Sacrestano, Nicola Pamio, Spoletta, Michelangelo Ferri, Sciarrone.
Vocalmente potente, scenicamente convincente, Franco Vassallo è stato un eccellente Scarpia che ha pienamente incarnato l’ambiguo, perfido animo di questo “cattivo per antonomasia” per il quale, come orgogliosamente declama all’inizio del secondo atto: “…Ha più forte sapore la conquista violenta che il mellifluo consenso. Io di sospiri e di lattiginose albe lunari poco mi appago. Non so trarre accordi di chitarra, né oroscopo di fior né far l’occhio di pesce, o tubar come tortora! Bramo. La cosa bramata perseguo, me ne sazio e via la getto… volto a nuova esca. Dio creò diverse beltà e vini diversi… Io vo’ gustar quanto più posso dell’opra divina!”.
Entusiasta, irruente fino a scivolare in qualche leggerezza, il giovane tenore Vincenzo Costanzo ha incarnato pienamente il passionale Mario Cavaradossi, pittore, patriota e amante appassionato.
Al suo debutto sul palcoscenico in riva al lago, Vincenzo Costanzo ha detto: “L’emozione che si prova in questo luogo magico, pervasa dalla grandezza del genio di Puccini, è qualcosa che tocca l’anima e il cuore ad ogni singola nota che emetto. Un luogo fatto di vibrazioni ‘alte’ capaci di far vibrare di emozione ogni artista e ogni singolo spettatore”.
In questa ultima serata dedicata a Tosca, dopo molti applausi a scena aperta tutti meritati, gli è stato richiesto, e concesso dal direttore Veronesi, il bis per la celebre romanza “E lucean le stelle”: legato a pesanti catene, dopo l’introspettivo ricordare con nostalgia i momenti del suo amore con Tosca, prorompe in un grido: “L’ora è fuggita… E muoio disperato! E non ho amato mai tanto la vita!…” che fa tremare il pubblico che trasforma quell’emozione in una ovazione in entrambe le esecuzioni.
Che dire invece della soprano giapponese Hiromi Omura?
“Torre del Lago è per me un luogo sacro, perché qui Puccini ha vissuto e per questo emana fascino e ci dà energia. Come la sua scrittura, capace di esprimere e dipingere tutte le emozioni proprie di ogni donna” aveva detto prima della recita. E come aveva fatto con Ciò Ciò San nel 2019, ha affrontato Floria Tosca con cipiglio e determinazione dando il massimo sia in termini di vocalità che di interpretazione artistica: anche troppo fino a trovarsi, nella celeberrima aria “Vissi d’arte”, un po’ affaticata, penalizzando in parte la riuscita anche se il pubblico, rapito dalla sua passionalità con la quale ha affrontato l’atto, l’ha premiata con grandi applausi. Il terzo atto lo ha affrontato riprendendo il controllo della situazione giungendo all’epilogo fiera e solenne così come Puccini avrebbe voluto vedere rappresentata la sua eroina.
Applausi per tutti al termine della rappresentazione: nell’ennesima serata sold out, il pubblico ha saputo ripagare generosamente gli artisti che si sono presentati al proscenio. Assente Stefania Sandrelli per una indisposizione, ma siamo certi le siano giunti anche a lei quegli applausi in attesa di averla nuovamente ospite del Gran Teatro Giacomo Puccini.
Per i ritardatari, il Festival Puccini riserva ancora due appuntamenti: venerdì 20 agosto l’ultimo appuntamento con TURANDOT, sabato 21 con LA BOHEME.
Mercoledì 18 sempre alle 21.15 ma nell’Auditorium Enrico Caruso, Renato Raimo presenta L’altro Giacomo. Renato Raimo nella triplice veste di ideatore, sceneggiatore ed interprete del ruolo principale del Maestro, porta in scena questo spettacolo teatrale che propone un Giacomo Puccini inedito, poco conosciuto e fortemente legato al proprio territorio, per un lavoro liberamente ispirato al racconto “O dolci baci o languide carezze” di Adolfo Lippi. che abbraccia circa 15 anni di vita del Maestro, tra il 1886 ed il 1920, durante i quali si è sviluppata la quasi totalità della sua produzione musicale. Ad affiancare Renato Raimo sul palco nel ruolo di Elvira c’è l’attrice piombinese Francesca Orsini; le più celebri arie pucciniane saranno eseguite al piano dal Maestro Carlo Bernini ed interpretate dal tenore Marco Miglietta e dal soprano Francesca Maiochi.
Servizio di Stefano Mecenat
Tosca 2021 regia Stefania Sandrelli direttore Alberto Veronesi scene e costumi Andrea Tocchio Cavaradossi : Vincenzo Costanzo Scarpia: Franco Vassallo Floria Tosca : Hiromi Omura Tosca 2021 regia Stefania Sandrelli direttore Alberto Veronesi scene e costumi Andrea Tocchio Cavaradossi : Vincenzo Costanzo Scarpia: Franco Vassallo Floria Tosca : Hiromi Omura Tosca 2021 regia Stefania Sandrelli direttore Alberto Veronesi scene e costumi Andrea Tocchio Cavaradossi : Vincenzo Costanzo Scarpia: Franco Vassallo Floria Tosca : Hiromi Omura






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