La militanza cattolica è assai più debole di ieri e lo stesso approccio alle mutevoli condizioni della umanità non è uniforme o univoco bensì difficile e controverso.

Nessuno dei promotori lo dice chiaramente ma mi sembra più che sottintesa la speranza di far risorgere una organizzazione politica non dissimile dal partito popolare di Sturzo o dalla Democrazia Cristiana di De Gasperi, Gronchi, Moro e Fanfani. In forma nuova, intendiamoci, ma più o meno con le stese caratteristiche.
Ho l’impressione che gli onesti e speranzosi artefici di una riedizione, sia pure aggiornata, dei due partiti italiani che nel ventesimo secolo si rifacevano al pensiero cristiano- sociale siano destinati a fallire nell’impresa. Precisiamo, intanto, che, almeno nelle sue origini, sia il PP che la DC utilizzarono ( e ne furono utilizzati) la forza del mondo cattolico( clero e fedeli) ma non si confusero maldestramente né in linea teorico- programmatica, né nella concretezza degli atti, con le idee politiche dell’episcopato. Erano partiti di ispirazione cristiana, non partiti cattolici. Certo, le correnti interne più integraliste cercarono sempre un legame organico con le associazioni di più diretta emanazione ecclesiastica ma sia la strategia sturziana che quella degasperiana non prevedevano una politica di supplenza alla chiesa.
Erano forze politiche di cattolici che avevano una autonomia sempre sofferta ma reale, almeno sul terreno più propriamente politico. Non ebbero alcuna somiglianza con il partito tedesco – formato da cattolici e protestanti – né con l’MRP francese di Bidault( e con la non sempre invisibile presenza di De Gaulle), il partito di ispirazione cristiana meno influenzabile dalla gerarchia ma anche strutturalmente più debole e ‘provvisorio’ come la storia ha ampiamente dimostrato.
La Dc italiana era un partito interclassista e, anche per questa ragione, fortemente articolato in centro, sinistra e destra e si trovò ad operare in un momento storico dove le scelte interne ed internazionali erano chiare e nette. Era e fu uno strumento politico elastico e articolato ma irripetibile.
Anche oggi, intendiamoci, esistono problemi che riguardano fondamentali aspetti dela vita che vanno visti con occhi attenti, ma la realtà è completamente diversa. Pensare di tornare indietro si può, è più che lecito, ma è concretamente privo di senso e abbondantemente irrealistico.
La militanza cattolica è assai più debole di ieri e lo stesso approccio alle mutevoli condizioni della umanità non è uniforme o univoco bensì difficile e controverso. Non pochi degli stessi valori un tempo considerati indiscutibili sono oggi radicalmente mutati e, d’altro canto, il problema riguarda assai più la chiesa che non il laicato comunque lo si voglia considerare. Per fare un piccolo esempio è sufficiente riflettere sul corpo elettorale della Lega.. Il passaggio di centinaia di migliaia di ‘devoti’ del veneto e delle province lombarde dalla defunta DC alla blasfema Lega di un qualsiasi Bossi è significativa più di mille discorsi sulla perdita costante della tradizionale presa del clero.
Tutto ciò naturalmente non invalida la onesta ricerca di nuovi strumenti capaci di dare ad almeno una parte della cattolicità uno strumento operativi di valore e di forza. La ricerca, anche sul piano filosofico, politico e ideale di una via sufficientemente autonoma dall’imperante ma effimero razionalismo è giusta ed opportuna. Ma si tratta , per l’appunto, di ricerca e di confronto che non possono avere come scopo principale la ricostituzione di una forza politica che ha dato tutto ciò che poteva dare, di positivo e di negativo.
Concludendo queste brevi considerazioni: non è fattibile una nuova forza politica nazionale che si rifaccia a ipotesi e programmi ormai lontani; nella frantumazione della della società moderna non c’è posto per una organizzazione politica che voglia ricercare equilibri politici ormai affidati alla storia.; un neo- confessionalismo nella vita civile sarebbe gravido di conseguenze tutte negative sull’avvenire delle genti.
C’è, eccome, un forte bisogno di cambiamento anche in questa disarticolata repubblica, ma la strada per raggiungerlo non passa per aggregazioni storicamente superate. Passa, al contrario, per un rinnovamento profondo della società e delle sue istituzioni in un continuo confronto politico e programmatico privo di preclusioni più o meno ideologiche. In Italia è quasi impossibile individuare le forze sinceramente innovatrici nonché quelle onestamente moderate e conservatrici. La crisi della società e dei partiti si è trasformata in una crisi sociale e civile profonda, che non promette nulla di buono né per l’oggi né per il domani.
Chi vuole sul serio cambiare questo stato di cose deve partire dalla realtà vera e non correre dietro a ipotesi illusorie. Deve operare dentro l’indebolito tessuto civile con la passione e l’intelligenza dei veri rinnovatori. Il resto è fantapolitica. E nulla più.
Gian Aldo Arnaud

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