Lo chiamavano così, Tognolino. Gli amici con affetto, gli avversari per denigrarlo. Lui invece è stato un gigante, come politico e come amministratore pubblico. Diviene sindaco nel 1976, dopo Aldo Aniasi. Pochi avevano scommesso sul suo nome, ma lui sconfisse ogni diffidenza e si prese in mano Milano. Una Milano in ginocchio. Una Milano spaventata, chiusa in se stessa. Terrorismo. criminalità organizzata, pesante crisi economica, fabbriche chiuse, una seconda ondata immigratoria, avevano profondamente leso il tessuto sociale della metropoli meneghina. Carlo Tognoli, da riformista turatiano, ribaltò la situazione. Partì l ‘ operazione ” Milano città aperta “. . Chiusura e pedonalizzazione del centro storico, rilancio dell’ edilizia popolare, rafforzamento del mezzo pubblico, passante ferroviario, interventi nelle periferie, grande spazio alla cultura diffusa, aree dismesse. La città riprese a respirare, a vivere. Erano state messe le basi per una Milano europea. Tognoli fece tutto questo con grande autorevolezza, ma sempre discutendo con la città e con tutte le forze politiche e sociali.. Un mediatore. Senza mai abiurare al suo credo socialista. Grande lavoratore. Ti poteva succedere, se di notte passavi in Piazza della Scala, di vedere le finestre del suo ufficio ancora accese. Amava stare in mezzo alla gente. Passeggiare come un normale cittadino, senza scorta. Lo salutavano tutti ” buongiorno sindaco “. Gli stringevano la mano. Storico il suo risotto in piazza. Questo è stato Carlo Tognoli, per tutti i milanesi, il Sindaco.
Roberto Caputo

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